Formazione infermieristica, cosa cambiano i nuovi decreti MUR

Scritto il 07/04/2026
da Redazione

Il 24 marzo il Ministero dell’Università e della Ricerca ha pubblicato i decreti ministeriali n. 159 e n. 177, che ridisegnano una parte rilevante dell’ordinamento universitario infermieristico. Il primo interviene sulla laurea magistrale, aggiornando la LM/SNT1 e introducendo tre percorsi specialistici clinici; il secondo rivede la classe di laurea infermieristica e accompagna il superamento dell’attuale corso di Infermieristica pediatrica con una disciplina transitoria per gli studenti già iscritti. È un passaggio che incide in modo diretto sull’architettura della formazione, ma che non coincide ancora, da solo, con il riconoscimento contrattuale o organizzativo delle competenze avanzate nei servizi.

Due decreti, ma non sullo stesso piano

“Studenti

La prima distinzione da chiarire riguarda il perimetro dei due provvedimenti, che non intervengono sullo stesso segmento formativo. Il decreto n. 159 del 6 febbraio 2026, firmato dal solo Ministero dell’Università e della Ricerca e pubblicato il 24 marzo, agisce sulla laurea magistrale, rivedendo l’assetto della classe LM/SNT/1. Il decreto n. 177 del 25 febbraio 2026, adottato invece di concerto tra MUR e Ministero della Salute e pubblicato nella stessa data, interviene sulla classe di laurea triennale dell’area infermieristica. Il riordino, quindi, si sviluppa su due piani distinti ma complementari: da un lato la ridefinizione del percorso magistrale e dei suoi indirizzi specialistici, dall’altro la revisione dell’impianto della formazione di base.

È soprattutto il decreto n. 159 a segnare il passaggio più rilevante. Il provvedimento modifica il decreto ministeriale dell’8 gennaio 2009 e sostituisce il paragrafo relativo alla classe LM/SNT/1 – Scienze infermieristiche e ostetriche, introducendo un aggiornamento che il testo motiva in modo esplicito: distinguere con maggiore chiarezza il profilo infermieristico da quello ostetrico e sviluppare, per entrambi, competenze avanzate coerenti con l’evoluzione dei bisogni di salute e dei modelli organizzativi. All’interno di questo ridisegno, la sezione B – Scienze infermieristiche specialistiche assume un peso centrale, perché prevede l’istituzione di tre nuovi percorsi formativi specialistici. È qui che il decreto cambia realmente impostazione: non si limita a evocare in modo astratto la specializzazione, ma la colloca dentro l’ordinamento universitario con una configurazione formativa più definita e riconoscibile.

I tre indirizzi specialistici previsti dal decreto

Il decreto n. 159 non parla genericamente di nuovi ambiti di specializzazione, ma individua in modo esplicito tre percorsi formativi specialistici: quello dell’infermiere specialista nelle cure primarie e nell’infermieristica di famiglia e di comunità, quello dell’infermiere specialista nelle cure neonatali e pediatriche e quello dell’infermiere specialista nelle cure intensive e nell’emergenza. Sono queste, e non altre, le direttrici indicate nel testo normativo.

È vero che la comunicazione FNOPI del 25 marzo le presenta come nuove lauree magistrali a indirizzo clinico, ma una lettura più aderente al decreto suggerisce una formulazione diversa e più precisa: non tre nuove classi autonome separate dalla LM/SNT1, bensì tre percorsi specialistici di area clinica collocati all’interno del riordino della laurea magistrale. La differenza non è solo lessicale. Serve a evitare una semplificazione impropria e a restituire con maggiore esattezza il significato del provvedimento.

Infermieristica pediatrica

Il decreto n. 177 è probabilmente il punto che richiede maggiore cautela interpretativa, perché si presta facilmente a sintesi imprecise. Nel preambolo il testo collega il riordino alla necessità di attivare gli indirizzi specialistici in area neonatale e pediatrica, nelle cure primarie e nell’infermieristica di famiglia e di comunità, nonché nelle cure intensive e nell’emergenza, prevedendo contestualmente la soppressione dell’attuale corso di laurea in Infermieristica pediatrica.

Ma il provvedimento non si ferma a una dichiarazione di indirizzo. Sul piano normativo interviene in modo concreto e puntuale: elimina dall’articolo 6, comma 2 il riferimento all’infermiere pediatrico; sopprime dalla declaratoria della classe L/SNT1 l’intero passaggio dedicato a questa figura professionale; cancella inoltre, nella tabella delle attività formative indispensabili, la sezione “Scienze infermieristiche pediatriche”. È qui che il decreto mostra il suo effetto reale: non un semplice annuncio di riforma, ma una modifica formale dell’impianto ordinamentale vigente.

Per chi è già dentro il percorso

Il riordino, però, non si traduce in una cesura immediata per chi è già inserito nei percorsi formativi. Il decreto n. 177 prevede infatti che le università garantiscano il completamento degli studi agli studenti iscritti, fino all’anno accademico 2027/2028, ai corsi di laurea relativi alla professione sanitaria di infermiere pediatrico.

Sul piano della laurea magistrale, il decreto n. 159 stabilisce invece che gli atenei adeguino i propri regolamenti didattici per consentire l’avvio dei nuovi corsi a partire dall’anno accademico 2026/2027. Allo stesso tempo, tutela gli studenti già iscritti ai percorsi esistenti, assicurando la conclusione degli studi secondo gli ordinamenti vigenti e demandando alle università la disciplina dell’eventuale passaggio ai nuovi corsi.

Il quadro che emerge è quindi chiaro: la riforma è stata definita, ma la sua attuazione è accompagnata da una fase transitoria esplicita, pensata per evitare interruzioni e per gestire il passaggio in modo ordinato.

Il punto politico e professionale

Sul piano universitario il cambiamento è concreto: la formazione avanzata infermieristica entra in una cornice più definita, con indirizzi clinici esplicitati nell’ordinamento e con una revisione che prova a riallineare i percorsi ai mutamenti epidemiologici, organizzativi e assistenziali richiamati dai decreti.

Sul piano professionale, però, è importante non allargare il significato dei testi oltre ciò che contengono. I decreti disciplinano classi di laurea, percorsi, regolamenti didattici e transizione; non disciplinano invece, almeno in questi atti, l’automatico riconoscimento di nuovi ruoli nel SSN, né un inquadramento contrattuale o economico delle competenze avanzate. Questo tema compare nella lettura politica e professionale proposta da FNOPI, che parla di nuovi sviluppi di carriera e di riconoscimento anche economico, ma non è ancora riportato nei decreti.