116117 in Italia, attivazione ancora disomogenea

Scritto il 04/04/2026
da Redazione

Il 116117, numero europeo destinato ai bisogni sanitari non urgenti, è ormai entrato stabilmente nella cornice normativa dell’assistenza territoriale italiana. Nelle fonti ufficiali del Ministero della Salute è descritto come un numero gratuito del SSN, rivolto alle cure mediche non urgenti e ad altri servizi territoriali a bassa intensità o priorità di cura. Tuttavia, il quadro nazionale resta ancora eterogeneo: alcune Regioni risultano attive su tutto il territorio, altre solo in parte, altre ancora autorizzate ma non pienamente operative.

Che cos’è il 116117 

“centrale

Il percorso del 116117 nasce in ambito europeo. La numerazione “116” viene riservata ai servizi armonizzati a valenza sociale con la decisione del 2007; nel 2009 il 116117 viene indicato per i servizi sanitari non urgenti. In Italia, secondo la ricostruzione ufficiale del Ministero della Salute, il passaggio chiave arriva nel 2014 con l’assegnazione del numero al Ministero, seguito dall’Accordo Stato-Regioni del novembre 2016 e poi dall’inserimento del servizio nella più ampia riorganizzazione dell’assistenza territoriale, fino al DM 77/2022.

Non si tratta, quindi, di un semplice recapito informativo. Nella documentazione ministeriale, il 116117 è collocato come snodo della rete territoriale: intercetta richieste di cure non urgenti, orienta verso MMG, PLS, continuità assistenziale, guardia turistica e altri servizi sociosanitari, e contribuisce anche all’individuazione e al trasferimento delle richieste inappropriate dirette all’emergenza-urgenza. Questo elemento lo rende rilevante non solo per i cittadini, ma anche per l’equilibrio organizzativo tra territorio, continuità assistenziale e sistema 112-118.

Il nodo italiano e le funzioni obbligatorie

È proprio qui che emerge la criticità principale. Nella presentazione ministeriale aggiornata al 5 dicembre 2025, risultano attivi su tutto il territorio Lombardia, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Toscana e Veneto. Il servizio risulta invece parzialmente attivo in Lazio e Sardegna, mentre Basilicata, Abruzzo, Liguria, Emilia-Romagna, Sicilia, Marche e Umbria compaiono come Regioni autorizzate.

Il punto, quindi, non è l’assenza di un impianto normativo. L’architettura del 116117 è già definita da anni. Il problema, alla luce dei dati ufficiali, è che la sua implementazione continua a procedere con tempi e modelli differenti, rendendo difficile parlare di un servizio già omogeneo e consolidato su scala nazionale.

Le linee di indirizzo richiamate dal Ministero distinguono tra una risposta di tipo informativo e una risposta di tipo operativo. Nel primo caso rientrano, tra le altre cose, le informazioni sulle modalità di accesso a medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, i consigli medici non urgenti fuori dagli orari della continuità assistenziale e le indicazioni sulla guardia turistica. Nel secondo caso, il servizio può supportare prestazioni o consigli non urgenti negli orari della continuità assistenziale e trasferire le richieste che si configurano come urgenti al servizio di emergenza territoriale.

Questa impostazione conferma che il 116117 è stato concepito come filtro organizzativo e come punto di orientamento clinico-assistenziale, non come una semplice estensione burocratica del sistema sanitario. In prospettiva, la sua efficacia dipende dalla capacità di integrarsi davvero con i nodi territoriali e di essere percepito dai cittadini come accesso riconoscibile, affidabile e uniforme.

Confronto tra territori

Il monitoraggio 2024 aiuta a capire che il servizio, quando è strutturato, genera volumi significativi. Nei territori attivi per tutto l’anno e sull’intero territorio, gli accessi registrati sono stati 859.859 in Lombardia, 925.175 in Piemonte e 173.459 nella Provincia autonoma di Trento. Nello stesso campione, i trasferimenti alla continuità assistenziale sono stati rispettivamente 700.508, 654.521 e 121.905, mentre i trasferimenti al 118 sono stati 24.321, 4.297 e 3.147.

Sono dati che restituiscono una fotografia chiara: dove il 116117 è già pienamente inserito nella rete, il servizio non ha un ruolo marginale. Al contrario, assorbe una quota rilevante di domanda sanitaria non urgente e contribuisce a distinguere i bisogni a bassa priorità dai casi che devono invece essere instradati verso l’emergenza.

Lo stesso Ministero, però, invita a leggere il monitoraggio con cautela. I dati 2024 non hanno ovunque la stessa base di osservazione: Lombardia, Piemonte e Provincia autonoma di Trento dispongono di dati sull’intero anno e sull’intero territorio; per l’ULSS 3 Serenissima in Veneto i dati coprono tutto il 2024; per Toscana e Sulcis Iglesiente riguardano invece i mesi da settembre a dicembre; per Roma e provincia il dato disponibile è quello del solo mese di dicembre. Inoltre, il documento segnala differenze di densità abitativa e difficoltà, in alcune realtà, nel distinguere con precisione residenti e non residenti.

Questo significa che i numeri disponibili sono utili per cogliere il potenziale del servizio, ma non ancora sufficienti per un confronto lineare e definitivo tra tutte le Regioni. È una precisazione importante, perché evita letture semplificate e conferma che la fase italiana del 116117 è ancora, in parte, una fase di costruzione e consolidamento.

La sfida della frammentazione regionale

L’Atto di indirizzo 2026 del Ministero della Salute è molto esplicito su questo punto. Il documento indica tra gli obiettivi il consolidamento e l’ampliamento del ruolo del NEA 116117, con il tentativo di superare le disomogeneità regionali, individuare modelli organizzativi e gestionali comuni, definire nuovi indicatori di processo ed esito e progettare un flusso informativo capace di ottimizzare la comunicazione dei dati dalle Regioni al Ministero. Lo stesso Atto richiama anche una possibile evoluzione delle linee di indirizzo del 2016 alla luce dei cambiamenti tecnologici e comunicativi intervenuti negli ultimi anni.

In altre parole, la questione non è più soltanto “attivare” il numero, ma renderlo stabile, integrato e misurabile. Ed è questo, probabilmente, il vero spartiacque: passare da una serie di esperienze regionali, alcune mature e altre ancora parziali, a un’infrastruttura nazionale davvero coerente con la riforma dell’assistenza territoriale.

Per il personale sanitario, soprattutto nell’area territoriale e nella continuità assistenziale, il 116117 rappresenta un tassello potenzialmente strategico. Può migliorare l’orientamento dei cittadini, ridurre una parte dell’accesso improprio ai nodi dell’emergenza e rendere più leggibile il confine tra bisogno urgente e bisogno non urgente. Ma finché il servizio continuerà a svilupparsi a velocità diverse, anche il suo impatto organizzativo resterà inevitabilmente disomogeneo.

Il dato politico-organizzativo, oggi, è questo: il 116117 è presente nella programmazione, nelle linee di indirizzo e nella visione del nuovo territorio sanitario. Il dato operativo, invece, racconta ancora un’Italia a più velocità.