Firenze, infermieri e operatori in presidio: “Non accettiamo saldi sulla nostra pelle”

Scritto il 01/04/2026
da Redazione

Un centinaio di infermieri e operatori sanitari si sono riuniti ieri, 31 marzo 2026, davanti alla sede del Consiglio regionale della Toscana, a Firenze, per chiedere il pagamento degli arretrati delle indennità di pronto soccorso relative al biennio 2023-2024. Il presidio, promosso da Cisl Fp, Fials, Nursind e Nursing Up, ha portato in piazza una protesta che da settimane cresce tra i professionisti sanitari, sempre più insofferenti rispetto ai ritardi nei riconoscimenti economici.

Tra slogan e malcontento diffuso

sciopero firenze

Davanti alla sede istituzionale, la mobilitazione si è svolta tra striscioni, bandiere e slogan espliciti. Molti operatori indossavano magliette con la scritta “vergogna”, mentre tra i messaggi più ricorrenti emergeva una frase destinata a sintetizzare il senso della protesta:
“Non accettiamo saldi sulla nostra pelle”.

Un’espressione che riflette una percezione sempre più diffusa tra gli operatori: quella di un riconoscimento economico considerato insufficiente rispetto ai carichi di lavoro e alle responsabilità, in particolare nei contesti ad alta intensità assistenziale come il pronto soccorso.

Al centro della mobilitazione c’è il tema delle indennità destinate al personale dei pronto soccorso, previste per valorizzare un’attività considerata tra le più gravose all’interno del sistema sanitario.

Secondo quanto denunciano i sindacati, gli arretrati relativi agli anni 2023 e 2024 non sarebbero ancora stati corrisposti, alimentando un clima di tensione che si inserisce in un contesto già segnato da carenza di personale e pressione organizzativa.

La posizione della Regione Toscana

Dal lato istituzionale, l’assessora regionale alla sanità Monia Monni ha rivendicato il lavoro svolto dall’amministrazione, sottolineando come la Regione abbia già riconosciuto le indennità e attivato le coperture necessarie.

Siamo stati tra i primi a riconoscere anche gli arretrati, ha dichiarato, evidenziando come le risorse siano state stanziate e come il confronto con le organizzazioni sindacali sia stato attivato più volte .

L’assessora ha inoltre invitato le sigle sindacali a proseguire il confronto nei tavoli istituzionali e aziendali, sottolineando che ulteriori margini di valorizzazione potrebbero essere definiti a livello locale.

Il segnale della piazza

La mobilitazione del 31 marzo rappresenta un segnale chiaro. Non si tratta solo di una richiesta di arretrati, ma dell’espressione di un malcontento più profondo, che riguarda il valore attribuito al lavoro sanitario e il rapporto tra responsabilità e riconoscimento.

Un tema che, sempre più spesso, esce dai tavoli tecnici per arrivare direttamente nelle piazze, portando con sé una domanda che resta aperta: quanto vale oggi, realmente, il lavoro di chi opera in prima linea nei servizi di emergenza?