Spesa sanitaria in aumento, ma cresce il peso sui cittadini

Scritto il 21/01/2026
da Redazione

La spesa sanitaria italiana continua a crescere, ma l’aumento non si traduce in un rafforzamento strutturale del Servizio sanitario nazionale. I dati più recenti del monitoraggio della Ragioneria generale dello Stato mostrano un sistema che spende di più, ma con equilibri finanziari più fragili, una quota privata in aumento e un numero crescente di Regioni in disavanzo. Un quadro che incide direttamente sull’organizzazione dei servizi e sulle condizioni di lavoro degli operatori sanitari.

Nel 2024 quasi 186 miliardi di spesa complessiva

spesa sanitaria

Nel 2024 la spesa sanitaria complessiva raggiunge circa 186 miliardi di euro. Di questi, 139,4 miliardi sono a carico del finanziamento pubblico, mentre la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie sale a 46,4 miliardi, con un incremento del 7,7%.

Il dato più rilevante non è solo l’aumento assoluto, ma il differenziale di crescita: la componente privata cresce più rapidamente di quella pubblica. Questo segnala una difficoltà del Ssn a intercettare tutta la domanda di salute e apre un tema di equità di accesso, soprattutto per le fasce di popolazione più fragili.

L’analisi delle singole componenti evidenzia che la crescita della spesa è guidata da voci strutturali, difficili da ridurre nel breve periodo. Aumentano in modo significativo:

  • la spesa per il personale (+4,6%), anche per effetto degli accantonamenti contrattuali
  • la farmaceutica diretta (+11,8%)
  • i beni e servizi (+9,3%)
  • la farmaceutica convenzionata (+3%)
  • l’assistenza medico-generica (+3,5%)

Si tratta di costi legati al funzionamento ordinario del sistema, non a investimenti straordinari. Questo significa che una parte rilevante delle risorse aggiuntive viene assorbita per mantenere l’operatività, senza generare automaticamente un miglioramento delle dotazioni di personale o dell’organizzazione dei servizi.

Più spesa, ma non più stabilità

Sul fronte del personale, l’aumento dei costi non coincide necessariamente con un rafforzamento degli organici. Il monitoraggio segnala che nel 2024 pesano ancora gli oneri del rinnovo contrattuale 2022–2024, non pienamente concluso, che incidono sui conti per competenza.

Dal punto di vista assistenziale, questo si traduce in una criticità concreta: le aziende sanitarie devono sostenere costi crescenti senza disporre di margini sufficienti per politiche strutturali di reclutamento e stabilizzazione. Il rischio è che la pressione finanziaria continui a scaricarsi su turni, flessibilità forzata e ricorso a soluzioni temporanee.

Disavanzi regionali, peggiora il quadro complessivo

Uno degli elementi più critici riguarda i risultati di esercizio delle Regioni. Nel 2024 il disavanzo complessivo ante coperture raggiunge 2,57 miliardi di euro, il livello più alto dell’ultimo decennio. Le Regioni in rosso diventano 16, segnale di una difficoltà diffusa a mantenere l’equilibrio dei conti.

Un numero elevato di disavanzi riduce la capacità delle Regioni di programmare interventi strutturali, irrigidisce i vincoli di spesa e limita gli investimenti su personale, servizi territoriali e innovazione organizzativa.

Una crescita di lungo periodo che non risolve le criticità

Nel periodo 2015–2024 la spesa sanitaria corrente è passata da 111,1 a 139,4 miliardi di euro, con un incremento medio annuo del 2,6%. Dopo l’accelerazione legata alla pandemia, il 2024 segna un nuovo rialzo, influenzato sia dai costi contrattuali sia dagli effetti organizzativi degli interventi del PNRR.

Tuttavia, la crescita della spesa non ha ancora prodotto una riduzione stabile delle disuguaglianze territoriali né un miglioramento strutturale della capacità del sistema di rispondere alla domanda.

Più spesa privata, più pressione sui servizi

Dal punto di vista organizzativo e assistenziale, il quadro che emerge è chiaro: quando aumenta la spesa a carico delle famiglie e crescono i disavanzi regionali, il Ssn rischia di entrare in un circolo critico. I cittadini che possono permetterselo ricorrono al privato, mentre chi resta nel pubblico affronta tempi più lunghi e servizi sotto pressione.

Per infermieri e operatori sanitari, questo scenario significa lavorare in un sistema che spende di più ma fatica a trasformare le risorse in stabilità, continuità assistenziale e condizioni di lavoro sostenibili. Il nodo non è solo quanto si spende, ma come e con quali effetti reali sull’organizzazione delle cure.