Più infermieri iscritti all’albo Fnopi, ma sono sempre più anziani
Scritto il 16/01/2026
da Redazione
I dati aggiornati dell’Albo nazionale Fnopi al 31 dicembre 2025 restituiscono l’immagine di una professione che cresce lentamente nei numeri, ma che continua a confrontarsi con un progressivo squilibrio anagrafico. Il totale degli iscritti sale a 461.452, con un saldo positivo di +139 professionisti nel secondo semestre dell’anno. Una variazione minima, che però diventa significativa se letta insieme alla composizione per età, genere e generazione.
Una crescita che non cambia la struttura del sistema
Tutti i dati aggiornati dell’Albo nazionale Fnopi al 31 dicembre 2025.
Il dato complessivo, di per sé, potrebbe essere letto come un segnale di stabilità: il numero degli infermieri iscritti resta sopra quota 461mila, con un incremento concentrato quasi esclusivamente nella qualifica di infermiere (+309), a fronte di un calo degli infermieri pediatrici (-164) e delle abilitazioni a bordo (-6).
Tuttavia, questa crescita non modifica l’assetto strutturale della professione. Non si tratta di un’espansione trainata da un ricambio generazionale ampio, ma di un aggiustamento numerico che non incide in modo sostanziale sul rapporto tra nuove entrate e uscite potenziali dal sistema.
In crescita la fascia 36–40 anni
In questo quadro, spicca un dato controcorrente: la crescita della fascia 36–40 anni, che registra 46.512 iscritti con un incremento del +7% nel semestre. È l’unica fascia “intermedia” a mostrare un aumento significativo.
Questo dato suggerisce che una parte degli ingressi nella professione avviene non immediatamente dopo la laurea, ma in una fase di maturità professionale, spesso dopo percorsi non lineari, cambi di carriera o stabilizzazioni tardive. Un elemento positivo, ma insufficiente da solo a compensare l’invecchiamento complessivo.
Una sostenibilità tutta da costruire
Nel loro insieme, i dati presentati da Fnopi raccontano una professione che resiste, ma che non ha ancora trovato un equilibrio sostenibile tra ingresso dei giovani, permanenza degli esperti e reale ricambio generazionale.
Il nodo non è solo quanti infermieri ci sono oggi, ma chi garantirà l’assistenza nei prossimi dieci anni. Senza politiche strutturali su formazione, attrattività e organizzazione del lavoro, la crescita numerica rischia di restare un dato statistico, non una risposta ai bisogni reali del sistema sanitario.