Infermieri sotto la soglia europea, il dato torna al centro
Presidente Fnopi, Barbara Mangiacavalli e il Ministro della Salute, Orazio Schillaci
Nel corso della conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri del 12 gennaio, il ministro Schillaci ha riportato l’attenzione su un dato strutturale: l’Italia continua ad avere un numero di infermieri inferiore alla media dei Paesi Ocse. Con circa 6,5 infermieri ogni mille abitanti, il divario rispetto alla media europea resta significativo.
Il problema, ha sottolineato il ministro rispondendo a una domanda specifica, non è solo quantitativo ma riguarda la perdita di attrattività del CdL in Infermieristica. Per la prima volta, nel 2025, non sono stati raggiunti nemmeno i livelli minimi programmati di accesso ai corsi universitari, segnando una discontinuità rispetto al passato.
Secondo Schillaci, la risposta non può essere affidata a un solo intervento. Bisogna agire su vari fronti
, ha spiegato, indicando tra le misure già avviate l’introduzione di tre nuove lauree magistrali cliniche e l’aumento dell’indennità di specificità previsto in legge di bilancio.
L’obiettivo dichiarato è rendere nuovamente interessante e appetibile
il percorso infermieristico per i giovani, valorizzando un profilo professionale che richiede una formazione universitaria articolata e competenze sempre più avanzate. Il futuro del Servizio sanitario nazionale – ha affermato – dipende anche dal fatto di avere infermieri in servizio, infermieri motivati e con professionalità riconosciuta
.
Salute mentale e nuove assunzioni
Nel suo intervento, il ministro ha collegato il tema delle risorse professionali anche alla riorganizzazione dei servizi di salute mentale. Dopo l’approvazione del Piano nazionale per la salute mentale, atteso da oltre un decennio, il Governo ha previsto per la prima volta fondi dedicati in legge di bilancio, finalizzati all’assunzione di professionisti.
Un passaggio che si inserisce nel più ampio disegno della riforma del Ssn, chiamata a rispondere a bisogni emergenti che coinvolgono fasce sempre più giovani della popolazione.
Una riforma che ora passa al Parlamento
Il confronto tra le dichiarazioni del ministro e la posizione della Fnopi evidenzia un punto di convergenza: senza un rafforzamento strutturale della professione infermieristica, la riorganizzazione del San rischia di restare incompleta.
La fase parlamentare e, soprattutto, i decreti attuativi diranno se la riforma saprà tradurre questi indirizzi in scelte organizzative concrete, capaci di incidere sull’attrattività della professione e sulla tenuta dei servizi sanitari, a partire dal territorio.

