Tetano: incidenza in calo, disuguaglianze persistenti

Scritto il 14/10/2026
da Chiara Sideri

Tra il 1990 e il 2023, il tasso globale di incidenza del tetano standardizzato per età è diminuito del 93,8%, secondo un’analisi del Global Burden of Disease Study 2023. Nel 2023 restano tuttavia stimati quasi 20mila decessi. Il carico di malattia è distribuito in modo diseguale e i tassi più elevati interessano i neonati. Sono stime modellizzate: descrivono i progressi e le vulnerabilità della prevenzione, senza misurare l’effetto dei singoli interventi.

Il tetano continua a rappresentare un problema di salute pubblica nonostante la forte riduzione del suo carico globale. L’analisi pubblicata su eClinicalMedicine dai GBD 2023 Tetanus Collaborators ricostruisce l’andamento della malattia in 204 Paesi e territori, mostrando come i progressi degli ultimi decenni convivano con differenze geografiche e sociodemografiche ancora rilevanti. [1]

Per infermieri e professionisti sanitari, il lavoro richiama l’attenzione sulla continuità della prevenzione: vaccinazione, assistenza materno-neonatale, cura delle lesioni e accesso tempestivo ai servizi. Il contributo dello studio è soprattutto epidemiologico e di programmazione; non consiste nella valutazione di un nuovo trattamento o di uno specifico modello assistenziale.

Che cosa misura lo studio

Gli autori hanno analizzato le stime del Global Burden of Disease Study 2023, considerando il periodo 1990–2023. Il lavoro descrive prevalenza, incidenza, mortalità e DALY, con confronti per area geografica, età, sesso e livello di sviluppo sociodemografico. [1]

I DALY, o anni di vita corretti per disabilità, sommano gli anni persi per morte prematura e quelli vissuti con disabilità. Permettono quindi di rappresentare il carico di una malattia oltre il solo numero di decessi.

Per confrontare popolazioni con diverse strutture demografiche, gli autori utilizzano tassi standardizzati per età, espressi per 100mila abitanti. La standardizzazione facilita il confronto, ma non coincide con il tasso grezzo effettivamente osservato in una popolazione.

Non si tratta di pazienti arruolati in un unico studio clinico. Il GBD integra fonti diverse e modelli statistici. In particolare, l’incidenza del tetano è ricavata dividendo la mortalità stimata per la letalità modellizzata, cioè la proporzione di casi con esito fatale. La prevalenza acuta è poi calcolata assumendo una durata media della malattia di 20 giorni; gli esiti a lungo termine nei sopravvissuti al tetano neonatale sono modellizzati separatamente. [1]

Un calo marcato

Nel 2023, l’analisi stima a livello mondiale 53.478 nuovi casi, con un intervallo di incertezza al 95% compreso tra 30.198 e 93.877, e 19.758 decessi, con un intervallo tra 11.735 e 31.048. Il carico complessivo è stimato in 1.243.074 DALY, con un intervallo tra 748.566 e 1.921.250. [1]

Il confronto con il 1990 evidenzia una forte riduzione dei principali indicatori.

Indicatore globale standardizzato per età19902023Variazione
Incidenza per 100mila abitanti11,32 (7,98–16,36)0,70 (0,40–1,22)−93,8%
Mortalità per 100mila abitanti4,94 (3,59–6,38)0,27 (0,16–0,41)−94,6%
DALY per 100mila abitanti386,60 (278,47–515,89)17,88 (10,86–27,38)−95,4%

Fonte: tabelle 1 e 2 dello studio. Valori arrotondati; tra parentesi gli intervalli di incertezza al 95%. Le variazioni sono quelle riportate dagli autori, calcolate sui valori non arrotondati. [1]

La riduzione dei DALY risulta legata soprattutto alla diminuzione della mortalità prematura. Gli autori interpretano questo andamento come coerente con i progressi dell’immunizzazione e dell’assistenza materno-perinatale. Tuttavia, lo studio non separa né quantifica il contributo di ciascun programma alla riduzione osservata. [1]

Una geografia diseguale

Il miglioramento globale non è uniforme. Nel 2023, tra le sette super-regioni GBD, l’Africa subsahariana presenta il più alto tasso di DALY standardizzato per età: 46,07 per 100mila abitanti, con un intervallo di incertezza di 25,71–77,17. Segue l’Asia meridionale, con 20,47 DALY per 100mila abitanti, intervallo 11,99–32,50. Tra le 21 regioni GBD, il Sud-est asiatico presenta invece i tassi più elevati di incidenza e prevalenza standardizzate. [1]

Le stime per la super-regione ad alto reddito e per quella che comprende Europa centrale, Europa orientale e Asia centrale indicano livelli molto bassi di incidenza e mortalità. Livelli molto bassi non significano rischio nullo.

A livello nazionale, Somalia, Laos e Ciad presentano le stime puntuali più elevate del tasso di DALY standardizzato. Questi confronti richiedono cautela: gli intervalli di incertezza sono ampi e, nei contesti con sorveglianza meno completa, le differenze possono risentire della disponibilità dei dati e delle ipotesi dei modelli. [1]

Neonati e adulti anziani

I tassi specifici per età più elevati si concentrano nei neonati di età inferiore a 28 giorni. Seguono i lattanti di 1–5 mesi e di 6–11 mesi. Il carico si riduce nel tempo, ma la vulnerabilità del periodo neonatale rimane evidente nelle stime. [1]

Dopo l’infanzia, incidenza e mortalità tendono a crescere dopo i 50 anni, soprattutto nelle età più avanzate. Nella maggior parte delle fasce d’età, i tassi risultano generalmente più alti nei maschi rispetto alle femmine. [1]

Gli autori discutono possibili spiegazioni: perdita della protezione immunitaria in assenza di richiami, esposizione a lesioni, differenze nell’accesso alle cure e comorbilità. Queste ipotesi non sono state direttamente dimostrate dall’analisi e non devono essere trasformate in spiegazioni certe delle differenze osservate.

Sviluppo e accesso alle cure

Il carico stimato di tetano è inversamente associato al Socio-demographic Index (SDI), un indicatore composito basato su reddito, istruzione e fecondità nelle donne più giovani. I contesti con SDI più basso presentano, in generale, tassi più elevati di malattia e mortalità. [1]

Questa relazione è coerente con l’importanza delle condizioni di accesso alla prevenzione e all’assistenza. Tuttavia, è un’associazione tra popolazioni: non dimostra che il livello di sviluppo determini, da solo, il rischio individuale di tetano. Inoltre, le medie nazionali e regionali possono nascondere disuguaglianze interne, soprattutto nelle aree rurali o con servizi meno accessibili.

Ricadute per l’assistenza

Nella discussione, gli autori richiamano una prevenzione estesa alle diverse fasi della vita: immunizzazione infantile, vaccinazione materna, richiami, pratiche sicure durante il parto, cura pulita del cordone ombelicale e gestione delle lesioni. Sottolineano inoltre l’importanza di raggiungere le popolazioni poco vaccinate e quelle che incontrano ostacoli nell’accesso ai servizi. [1]

Per l’assistenza infermieristica e le altre professioni sanitarie, queste priorità offrono tre ambiti di attenzione:

  • Continuità della prevenzione vaccinale: anamnesi e documentazione vaccinale, informazione comprensibile e raccordo con i servizi competenti per i bisogni di recupero o richiamo.
  • Assistenza materno-neonatale: integrazione della prevenzione nei percorsi prenatali e postnatali, con attenzione alle pratiche igieniche del parto e alla cura del cordone.
  • Cura delle lesioni e accessibilità: attenzione alla prevenzione nei percorsi di gestione delle lesioni e alle difficoltà che possono ostacolare l’accesso tempestivo alle cure.

Questa è una lettura delle implicazioni professionali, coerente con le priorità discusse dagli autori. Il lavoro non misura l’efficacia di tali attività infermieristiche e non fornisce un algoritmo clinico di profilassi o trattamento. [1]

I limiti delle stime

Il principale limite riguarda la qualità e la completezza dei dati di partenza. Dove registrazione dei decessi e sorveglianza sono fragili, il tetano può essere sottodiagnosticato o sottosegnalato. Anche l’attribuzione della causa di morte e la redistribuzione dei decessi codificati con cause non specifiche introducono incertezza. [1]

Incidenza e prevalenza dipendono, inoltre, dalle stime di mortalità, dai modelli di letalità e dalle assunzioni sulla durata della malattia. I dati di letalità derivano dalla letteratura e possono risentire di selezione e pubblicazione degli studi; quando mancano dettagli per età e sesso, vengono disaggregati attraverso modelli.

Gli autori segnalano anche l’utilizzo di pesi di disabilità fissi per lo stato acuto e la mancata modellizzazione esplicita di comorbilità come diabete e immunosoppressione quali determinanti dell’incidenza o degli esiti. Le stime nazionali, infine, possono non rappresentare adeguatamente le differenze locali. [1]

Sono presenti stime di mortalità e carico di malattia, ma manca una valutazione clinica individuale: non vengono confrontati trattamenti, non è seguito un gruppo di pazienti nel tempo e non viene misurata l’efficacia di un intervento assistenziale. L’analisi termina nel 2023 e non descrive direttamente l’andamento successivo.

Lo studio documenta, attraverso le stime GBD, un forte calo del carico globale di tetano tra il 1990 e il 2023. Il progresso resta accompagnato da disuguaglianze geografiche, sociodemografiche e per età, che sostengono l’attenzione alla continuità della prevenzione e all’accesso ai servizi. [1]

Il linguaggio sugli obiettivi deve però essere preciso. L’OMS distingue l’eliminazione del tetano materno e neonatale come problema di sanità pubblica dall’eradicazione della malattia: la persistenza delle spore nell’ambiente impedisce quest’ultima. Un’incidenza molto bassa non equivale quindi alla scomparsa definitiva del tetano. [2]

Per i professionisti sanitari, il messaggio è mantenere la prevenzione lungo il corso della vita e nei passaggi assistenziali rilevanti. Le stime aiutano a individuare priorità e vulnerabilità, ma non consentono di attribuire l’intero miglioramento a una singola strategia né di quantificare l’efficacia di specifici interventi infermieristici.

Bibliografia

  1. GBD 2023 Tetanus Collaborators. Global, regional, and national burden of tetanus in 204 countries and territories, 1990–2023: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023. eClinicalMedicine. 2026;100:104202. doi:[10.1016/j.eclinm.2026.104202](https://doi.org/10.1016/j.eclinm.2026.104202).
  2. World Health Organization. Maternal and neonatal tetanus elimination (MNTE) [Internet]. Geneva: WHO; [consultato il 9 ottobre 2026]. Disponibile su: WHO – MNTE.