Allattamento esclusivo
Associazioni tra allattamento esclusivo, conoscenze materne, sostegno ricevuto e avvio precoce dell’allattamento.
L’allattamento si inserisce in un percorso nel quale conoscenze, esperienze precedenti, condizioni cliniche, disponibilità di aiuto e accesso ai servizi possono intrecciarsi. La revisione di Kalhor e colleghi esamina questi elementi, cercando di individuare quali fattori siano associati all’allattamento esclusivo. [1]
Per allattamento esclusivo si intende un’alimentazione basata soltanto sul latte materno, senza altri alimenti o liquidi, neppure acqua. La definizione ammette soluzioni reidratanti orali e gocce o sciroppi contenenti vitamine, minerali o medicinali. [1]
OMS e UNICEF raccomandano l’avvio dell’allattamento entro la prima ora dalla nascita e l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi. Successivamente, raccomandano l’introduzione di alimenti complementari adeguati e sicuri, continuando ad allattare fino a due anni o oltre. Queste indicazioni costituiscono il riferimento internazionale e non derivano dai risultati della revisione esaminata. [2]
Comprendere i fattori associati all’allattamento esclusivo può aiutare a descrivere i bisogni delle madri e delle famiglie. Non significa, tuttavia, dimostrare che ciascuno di questi fattori determini direttamente l’esito.
La revisione
Pubblicato nel 2025 sull’International Breastfeeding Journal, il lavoro è una revisione sistematica con metanalisi di studi osservazionali, registrata su PROSPERO con il codice CRD42023483049. L’obiettivo era identificare e sintetizzare i fattori associati all’allattamento esclusivo. [1]
Gli autori hanno ricercato pubblicazioni in inglese o persiano comprese tra il 1° gennaio 2000 e il 30 novembre 2023. Le fonti consultate includevano PubMed/MEDLINE, Web of Science, PsycINFO, Cochrane, Scopus, EMBASE, Google Scholar e due banche dati iraniane, SID e Magiran. La selezione degli studi e l’estrazione dei dati sono state condotte da due revisori, con il coinvolgimento di un terzo in caso di disaccordo persistente. [1]
La qualità metodologica è stata valutata con versioni della Newcastle–Ottawa Scale adattate agli studi trasversali e di coorte. Per la sintesi quantitativa gli autori hanno utilizzato modelli a effetti fissi o casuali, in relazione all’eterogeneità, misurata attraverso l’indice I². [1]
La revisione comprende 38 studi, dei quali 26 classificati dagli autori come trasversali. Le altre pubblicazioni includevano studi di coorte, indagini e ulteriori disegni osservazionali, condotti in differenti contesti geografici e assistenziali. [1]
Secondo quanto riportato nella pubblicazione, 19 studi, con un campione complessivo di 70.183 partecipanti, sono stati inclusi nella metanalisi. Ogni fattore è stato però analizzato utilizzando un sottoinsieme di studi: il campione complessivo non corrisponde quindi a quello di ogni singola analisi. [1]
I criteri dichiarati prevedevano gravidanze singole non ad alto rischio, neonati di almeno 37 settimane e peso alla nascita compreso tra 2.500 e 4.000 grammi. Erano esclusi studi su diverse condizioni patologiche materne o neonatali, compresi neonati ricoverati, prematuri o con anomalie congenite. Questi criteri limitano l’applicabilità dei risultati alle situazioni cliniche più complesse. [1]
Conoscenze, istruzione e sostegno
Una maggiore conoscenza dei benefici dell’allattamento risultava associata a odds più elevate di allattamento esclusivo: l’analisi di quattro studi, con 2.259 partecipanti, riportava un odds ratio di 2,70, con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 1,28 e 5,72. L’eterogeneità era elevata, con I² pari all’87,73%. [1]
Anche il sostegno ricevuto dalla madre mostrava un’associazione favorevole. Questa categoria riuniva però componenti differenti: aiuto del partner e della famiglia, supporto sociale, sostegno nell’accudimento e assistenza nei servizi sanitari. L’eterogeneità molto elevata, pari al 96,87%, e una discrepanza nell’intervallo di confidenza tra testo e figura rendono particolarmente cauta l’interpretazione quantitativa di questo risultato. [1]
Un livello di istruzione materna più elevato era associato all’allattamento esclusivo, con OR 1,44 e IC 95% 1,16–1,78. Anche la multiparità, indicata dagli autori come almeno due parti, mostrava un’associazione positiva: OR 1,50 e IC 95% 1,07–2,11, con elevata eterogeneità. [1]
La precedente esperienza di allattamento viene discussa dagli autori come una possibile spiegazione dell’associazione con la multiparità. Il lavoro non dimostra, tuttavia, che sia questo il meccanismo responsabile del risultato. [1]
| Fattore | Risultato riportato | Cautela interpretativa |
| Maggiore conoscenza dei benefici | OR 2,70; IC 95% 1,28–5,72 | Eterogeneità elevata: I² 87,73% |
| Sostegno alla madre | Associazione favorevole | I² 96,87%; intervallo di confidenza discordante tra testo e figura |
| Istruzione materna più elevata | OR 1,44; IC 95% 1,16–1,78 | Associazione osservazionale; I² 49,38% |
| Multiparità ≥2 parti | OR 1,50; IC 95% 1,07–2,11 | Eterogeneità elevata: I² 86,48% |
| Parto vaginale | OR 2,22; IC 95% 0,91–5,43 | Associazione non statisticamente significativa |
OR: odds ratio; IC: intervallo di confidenza. Dati riportati dagli autori; la tabella non rappresenta una rianalisi indipendente dei risultati. [1]
Odds e probabilità non sono equivalenti
Le odds sono il rapporto tra la probabilità che un evento si verifichi e quella che non si verifichi. Un OR di 2,70 non significa automaticamente una probabilità 2,70 volte maggiore. Inoltre, negli studi osservazionali, un’associazione non dimostra che modificare il fattore esaminato produca l’effetto stimato.
Avvio precoce e fiducia nell’allattamento
L’avvio precoce dell’allattamento risultava associato a maggiori odds di allattamento esclusivo: OR 1,85 circa, IC 95% 1,14–3,00, con I² dell’84,53%. La pubblicazione alterna però riferimenti alla prima ora e alle prime 24 ore dalla nascita. Questa incoerenza impedisce di attribuire alla stima una soglia temporale definita in modo univoco. [1]
La revisione esamina anche l’autoefficacia nell’allattamento, cioè la fiducia della madre nella propria capacità di allattare. L’analisi di tre studi, per un totale riportato di 613 partecipanti, descrive un’associazione positiva. Questo risultato non quantifica però il beneficio di un intervento educativo: la metanalisi non valuta sperimentalmente un programma finalizzato ad aumentare l’autoefficacia. [1]
Per l’età materna, invece, la stima combinata riportata non era statisticamente significativa: OR 0,971, IC 95% 0,86–1,09. Non è quindi giustificato ricavare da questa analisi una fascia d’età materna sicuramente favorevole all’allattamento esclusivo. [1]
Implicazioni per l’assistenza
Per infermieri, ostetriche e altri professionisti coinvolti nel percorso nascita, la revisione offre elementi per considerare l’allattamento all’interno del contesto familiare e assistenziale. Tra i fattori descritti negli studi figurano counselling, supporto professionale, aiuto domestico, condizioni lavorative e disponibilità di congedi. [1]
Alcune ricerche incluse segnalano inoltre associazioni tra consigli contrastanti sull’alimentazione del bambino e minore frequenza di allattamento esclusivo. Il dato richiama l’attenzione sulla coerenza delle informazioni, pur senza dimostrare l’efficacia di uno specifico modello comunicativo. [1]
Come lettura assistenziale, questi risultati suggeriscono di approfondire quali informazioni abbia ricevuto la madre, quali difficoltà riferisca e su quali risorse di sostegno possa contare. Non consentono, invece, di stabilire quanto una singola azione professionale aumenterà l’allattamento esclusivo.
Il counselling durante il percorso prenatale e postnatale e il sostegno nella comunità sono già contemplati nelle indicazioni dell’OMS. La revisione contribuisce a descrivere le associazioni osservate, ma non sostituisce le raccomandazioni istituzionali né la valutazione individuale. [2]
Limiti e incongruenze dei risultati
La prima cautela riguarda il disegno osservazionale delle ricerche. Negli studi trasversali, fattori ed esito sono rilevati nello stesso momento: stabilire quale preceda l’altro può essere difficile. Inoltre, caratteristiche familiari, sociali e assistenziali possono contribuire alle associazioni osservate senza essere pienamente considerate nelle analisi.
Un secondo limite è l’elevata eterogeneità. Per diverse analisi, I² supera l’80%: le stime combinano risultati molto variabili, ottenuti in popolazioni e contesti differenti. Il modello a effetti casuali tiene conto di questa variabilità, ma non rende automaticamente i risultati applicabili a qualsiasi servizio. [1]
Anche le rilevazioni dell’allattamento avvengono a età differenti del bambino. Essere allattati esclusivamente al momento di un’indagine nei primi mesi non equivale necessariamente ad aver mantenuto l’allattamento esclusivo per tutti i primi sei mesi. Le tabelle presentano inoltre caratteristiche di alcuni studi non pienamente coerenti con i criteri di inclusione dichiarati. [1]
La pubblicazione contiene ulteriori incongruenze. Per il sostegno materno, l’intervallo di confidenza differisce tra testo e figura; per il reddito è riportato un intervallo numericamente incoerente; nell’analisi delle visite prenatali vengono accostate misure di effetto non compatibili. Per questi ultimi due fattori non è quindi opportuno riproporre una stima quantitativa come dato affidabile. [1]
Sul parto vaginale, l’abstract presenta il risultato come significativo, mentre il testo dei risultati indica correttamente che non lo è: l’intervallo di confidenza comprende il valore 1. Anche alcune formulazioni conclusive degli autori risultano più assertive di quanto consentano il disegno osservazionale e le stime riportate. [1]
Un successivo commento metodologico pubblicato nella stessa rivista ha evidenziato l’elevata eterogeneità e la necessità di maggiore trasparenza nell’esplorazione delle differenze tra studi. Si tratta di un contributo critico, non di una nuova sperimentazione o di una rianalisi indipendente. [3]
Il valore della revisione risiede nell’aver riunito le diverse dimensioni associate all’allattamento esclusivo: conoscenze, fiducia, sostegno, condizioni sociali e assistenza sanitaria. [1]
Per i professionisti, offre una mappa dei fattori da considerare nel percorso materno-infantile. Le criticità metodologiche e di rendicontazione ne limitano però la precisione quantitativa: il lavoro aiuta a formulare domande assistenziali e di ricerca, senza dimostrare l’efficacia di ogni singola azione né fornire una raccomandazione definitiva.

