Il reparto di Medicina dell'ospedale di Cavalese lavora da mesi con quasi quattro infermieri in meno rispetto alla dotazione prevista. A fronte di un fabbisogno di 22,5 professionisti, dal 1° ottobre 2025 in servizio ce ne sono 18,7 in unità equivalenti. Per reggere, l'azienda sanitaria ha rimodulato i ricoveri e attivato personale interinale. I numeri emergono dalla risposta all'interrogazione del consigliere provinciale Michele Malfer all'assessore Mario Tonina, riportata da il Dolomiti.
Carenza infermieri in Trentino, ospedali di valle sotto pressione
Il caso della dialisi vacanze
Il secondo dato è più eloquente del primo. Per garantire la dialisi vacanze, servizio che copre i turisti in trattamento sostitutivo durante il soggiorno in valle, l'azienda aveva individuato otto infermieri esperti in emodialisi. Tutti e otto hanno rifiutato l'incarico a Cavalese. La selezione è stata riaperta il 13 giugno con destinazione esplicita.
Otto professionisti già formati e già disponibili in linea di principio che dicono no alla sede di valle: il collo di bottiglia non sta nella disponibilità di competenze, ma nella capacità della sede di risultare accettabile. Distanza, costo e reperibilità di un alloggio, organizzazione dei turni, prospettive professionali pesano più dell'incarico in sé.
450 mancanti e 130 pensionamenti l'anno
Il caso di Cavalese si inserisce in un quadro provinciale che l'Ordine delle professioni infermieristiche documenta da oltre un anno. In Trentino mancano circa 450 infermieri e si attendono 700 pensionamenti entro il 2031, con una media di 130 uscite l'anno. Il 41% degli infermieri trentini ha tra i 46 e i 60 anni, quindi la curva delle uscite resterà alta per tutto il prossimo decennio.
A questo si somma una fuoriuscita che nessun concorso intercetta. Le dimissioni volontarie verso l'Alto Adige proseguono, mentre i liberi professionisti in provincia sono passati da 166 nel 2020 a 229 nel 2025, con una crescita del 38%. Sul fabbisogno futuro pesa anche il DM 77/2022, che per la sanità territoriale richiederebbe altri 180-200 infermieri di famiglia e comunità.
Cosa significa per chi lavora in reparto
Una dotazione di 18,7 infermieri su 22,5 non si traduce in un disagio generico. Significa turni coperti sotto standard, rapporto infermiere-paziente peggiorato, meno tempo per la sorveglianza clinica e per l'educazione terapeutica alla dimissione. La letteratura sullo staffing collega in modo consistente gli organici ridotti all'aumento di eventi avversi e mortalità intraospedaliera: quando il numero scende, la prima cosa che si perde è il margine di sicurezza.
La rimodulazione dei ricoveri, poi, non resta dentro le mura del reparto. Meno posti attivi in Medicina a Cavalese significano trasferimenti verso Trento o Rovereto per pazienti spesso anziani e per le loro famiglie, e un carico che si sposta a valle invece di sparire. Il ricorso agli interinali copre il turno ma non la continuità assistenziale: chi arriva per poche settimane non conosce i percorsi, i protocolli locali né i pazienti cronici del territorio.
La posizione dell'Ordine
Per Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche, il problema ha due facce. "Gli infermieri non sono sufficienti rispetto ai bisogni di salute attuali e futuri, ma allo stesso tempo il sistema sanitario fatica ad attrarre e soprattutto a trattenere i professionisti", afferma.
Pedrotti insiste anche sul metodo con cui si misura il fabbisogno: "Non basta contare gli infermieri, dobbiamo considerare le competenze". E alza la posta sul significato della partita: "È in gioco la capacità del nostro sistema sanitario di garantire in modo uniforme sicurezza, qualità ed equità delle cure in tutto il territorio provinciale". La richiesta è il passaggio "da interventi singoli a una vera strategia provinciale", costruita su condizioni di lavoro sostenibili, percorsi di carriera, riconoscimento delle competenze e misure sull'abitare.
Interventi previsti
La Provincia e l'azienda sanitaria rivendicano tre linee di intervento già attive: personale interinale per tamponare i vuoti, interventi economici di natura contrattuale e incentivi agli studenti di infermieristica. Sono leve che agiscono su tempi diversi, e nessuna delle tre risponde nel breve al problema che l'episodio della dialisi vacanze mette a fuoco, cioè il rifiuto della sede periferica da parte di professionisti già formati.
Il banco di prova sarà l'esito della selezione riaperta a giugno e la copertura dei turni invernali nelle valli, quando la pressione turistica si somma ai picchi stagionali di ricoveri. Nel frattempo resta aperta la partita politica: l'interrogazione di Malfer ha portato i numeri di Cavalese nell'aula del consiglio provinciale, e l'Ordine chiede che diventino il punto di partenza di un piano e non l'ennesima fotografia.
Linguaggio revisionato con IA.
Fonti
- Fin G. Sanità trentina, l'emergenza infermieri mette a rischio gli ospedali di valle? il Dolomiti, 13 settembre 2026.
- Trentino, 450 infermieri mancanti e attesi 700 pensionamenti entro il 2031. Nurse24.it, 12 maggio 2026.
- Infermieri, tra pensionamenti e dimissioni il Trentino ne perderà oltre 2 mila. il Dolomiti, 12 aprile 2026.
- Ministero della Salute. DM 23 maggio 2022, n. 77. Gazzetta Ufficiale, 22 giugno 2022.

