Test Professioni Sanitarie 2026: cosa studiare e come prepararsi alla prova
Scritto il 24/08/2026
da Chiara Sideri
Il 16 settembre 2026 migliaia di aspiranti infermiere e infermieri affronteranno il test di ammissione alle Professioni sanitarie. Sessanta quesiti in 100 minuti, con biologia, chimica, fisica e matematica al centro della prova: conoscere il programma è essenziale, ma per trasformare lo studio in punti servono anche esercizio, strategia e una buona gestione del tempo.
Per l’anno accademico 2026/2027, la prova di ammissione ai corsi di laurea delle Professioni sanitarie in lingua italiana è fissata per mercoledì 16 settembre 2026. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ne ha definito modalità e contenuti con il DM 1003 del 6 agosto 2026.[1]
Il decreto stabilisce lo schema generale della selezione, mentre il test viene predisposto da ciascun ateneo ed è identico per tutti i corsi delle Professioni sanitarie attivati nella stessa università.[1] Per chi punta a Infermieristica, quindi, la preparazione deve tenere insieme due aspetti: conoscere bene struttura e programma della prova e verificare con attenzione il bando dell’ateneo scelto, che disciplina iscrizione, preferenze, graduatoria e immatricolazione.
Test Professioni Sanitarie 2026: cosa studiare e come prepararsi alla prova
60 quesiti in 100 minuti
La prova comprende 60 domande a risposta multipla, con cinque alternative e una sola risposta corretta, da completare in 100 minuti.[1]
Distribuzione dei quesiti per area
Area
Quesiti
Biologia
23
Chimica
15
Fisica e matematica
13
Ragionamento logico e problemi
5
Competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi
4
Totale
60
Le discipline scientifiche rappresentano gran parte della prova: 51 quesiti su 60 riguardano biologia, chimica, fisica o matematica.[1]
Il punteggio massimo è 90 punti. Ogni risposta corretta vale 1,5 punti, una risposta errata comporta una penalizzazione di 0,4 punti, mentre una risposta omessa vale zero.[1]
È considerata idonea la persona che ottiene un punteggio superiore a zero, ma l’idoneità non coincide con l’ammissione. L’ingresso dipende dalla posizione in graduatoria, dai posti disponibili e dalle preferenze espresse secondo le modalità previste dall’ateneo.
Il bando dell’università va letto con attenzione
La struttura della prova è definita a livello ministeriale, ma iscrizione, preferenze, graduatorie e immatricolazioni sono gestite dai singoli atenei.
Il bando indica le scadenze, l’eventuale contributo di partecipazione, i posti disponibili per ciascun corso e sede, le modalità con cui esprimere le preferenze e le regole previste per graduatoria e successivi scorrimenti. È importante controllare anche la documentazione richiesta il giorno della prova e, quando necessario, le procedure e i termini per richiedere ausili, misure compensative o tempi aggiuntivi.
Particolare attenzione va riservata all’ordine delle preferenze: le modalità con cui vengono considerate possono incidere sull’assegnazione del corso e della sede, secondo quanto stabilito dall’università.
Prima di iscriversi, quindi, non basta conoscere il programma del test: è necessario leggere integralmente il bando dell’ateneo scelto e seguirne gli eventuali aggiornamenti fino al giorno della prova.
Cosa studiare per il test
Il programma riguarda soprattutto le discipline scientifiche e le competenze maturate durante il percorso scolastico.[1] La distribuzione dei quesiti aiuta anche a stabilire le priorità: biologia, chimica, fisica e matematica rappresentano complessivamente 51 domande su 60.[1]
Questo non significa trascurare logica e comprensione, ma organizzare il tempo di studio in modo proporzionato al peso delle diverse aree.
Biologia
Con 23 quesiti, biologia è la materia più rappresentata nella prova.[1]
Il programma comprende biologia cellulare e molecolare, biomolecole, struttura e funzione della cellula, membrane e trasporti, mitosi e meiosi, genetica, DNA e RNA, sintesi proteica, mutazioni, metabolismo, anatomia e fisiologia.
Per la preparazione conviene non limitarsi al ripasso degli apparati. Una parte importante richiede di padroneggiare i meccanismi biologici di base e le relazioni tra i diversi processi: distinguere mitosi e meiosi, comprendere il rapporto tra DNA, RNA e sintesi proteica, riconoscere i principi dell’ereditarietà o collegare una funzione fisiologica all’organo o all’apparato coinvolto.
Le prove degli anni precedenti possono essere utilizzate per verificare proprio questo passaggio: non solo “conosco l’argomento?”, ma riesco a riconoscere la risposta corretta quando le alternative sono molto simili?
Chimica
La prova prevede 15 quesiti di chimica.[1]
Tra gli argomenti rientrano struttura atomica, tavola periodica, legami, mole, reazioni chimiche e bilanciamento, stechiometria, soluzioni e concentrazioni, equilibrio, ossidoriduzioni, acidi e basi, pH e principi fondamentali di chimica organica.
In questa materia è utile distinguere gli argomenti prevalentemente teorici da quelli che richiedono esercizio. Tavola periodica e legami devono essere compresi; mole, stechiometria, concentrazioni e pH devono anche essere allenati attraverso problemi.
Durante il ripasso è quindi preferibile alternare spiegazione ed esercizi, verificando non soltanto il risultato finale ma anche il procedimento utilizzato.
Fisica e matematica
Fisica e matematica comprendono complessivamente 13 quesiti, oltre un quinto della prova.[1]
Per matematica vanno consolidate proporzioni e percentuali, potenze, radicali e logaritmi, algebra, equazioni, funzioni, geometria e probabilità. In fisica rientrano grandezze e unità di misura, cinematica, dinamica, lavoro ed energia, fluidi, termodinamica ed elettricità.
Sono discipline nelle quali il problema non è soltanto ricordare formule e regole, ma riconoscere rapidamente quale procedimento utilizzare. Particolare attenzione va quindi riservata alle conversioni delle unità di misura, alla lettura corretta dei dati del problema e alla verifica della plausibilità del risultato.
Per chi parte con basi meno solide, conviene recuperare prima pochi concetti fondamentali e poi aumentare progressivamente il numero di esercizi, evitando di concentrare tutta questa parte negli ultimi giorni.
Logica e comprensione del testo
Cinque quesiti riguardano ragionamento logico e problemi, mentre quattro valutano competenze di lettura e conoscenze acquisite negli studi.[1]
Il numero è inferiore rispetto alle discipline scientifiche, ma ogni risposta corretta attribuisce lo stesso punteggio. Anche pochi errori evitabili possono quindi incidere sul risultato finale.
Per questa parte è utile allenarsi su comprensione di brani, deduzioni, relazioni logiche, problemi numerici e interpretazione delle informazioni. L’obiettivo non è accumulare nozioni, ma imparare a leggere con precisione la consegna, individuare i dati realmente utili ed escludere le alternative incompatibili.
Un aspetto da curare durante le simulazioni è l’attenzione alle formulazioni negative o restrittive, per esempio “non”, “eccetto”, “sempre”, “solo”, che possono modificare completamente il significato della domanda.
Come distribuire il tempo di studio
La ripartizione ministeriale offre anche un’indicazione pratica. Biologia e chimica rappresentano insieme 38 quesiti su 60, mentre fisica e matematica ne aggiungono altri 13.[1] È quindi ragionevole dedicare la maggior parte del tempo alle discipline scientifiche, mantenendo però sessioni regolari di logica e comprensione.
Non esiste una distribuzione valida per tutte e tutti. Chi ha già buone basi scientifiche può investire maggiormente sulle simulazioni e sulla velocità; chi incontra difficoltà in chimica o fisica può aver bisogno di recuperare prima i concetti fondamentali.
La priorità dovrebbe essere definita dai quesiti che si continuano a sbagliare, non soltanto dal numero di pagine ancora da studiare.
Quanti posti ci sono nel 2026
Il DM 1014 del 7 agosto 2026 ha definito i posti disponibili per le lauree triennali delle Professioni sanitarie.[2]
A livello nazionale sono disponibili complessivamente 39.624 posti, di cui 38.184 destinati a candidate e candidati UE e non UE residenti in Italia e 1.440 a persone non UE residenti all’estero.[2][3]
Il dato comprende tutte le Professioni sanitarie e non corrisponde quindi ai soli posti di Infermieristica. Per conoscere la disponibilità effettiva nel corso e nella sede di interesse è necessario consultare il decreto e, soprattutto, il bando dell’ateneo scelto.
Il numero dei posti è solo uno degli elementi che determinano la possibilità di entrare. La posizione utile in graduatoria dipende infatti anche dal numero di persone che partecipano alla selezione e dai punteggi ottenuti. Per questo può essere utile guardare alle graduatorie degli anni precedenti dello stesso ateneo, non per ricavare una soglia certa per il 2026, ma per avere un riferimento sul livello di competitività delle selezioni passate.
I test degli anni precedenti
Le prove già somministrate possono essere uno degli strumenti più utili nella preparazione, purché vengano utilizzate nel modo corretto.
Il loro valore non sta nel tentare di individuare gli argomenti che “usciranno” il 16 settembre. Poiché il test viene predisposto dai singoli atenei nel rispetto dello schema ministeriale, la presenza di una determinata domanda o di uno specifico argomento negli anni precedenti non consente di prevederne la ricomparsa nel 2026.[1]
Le vecchie prove permettono però di vedere come il programma viene tradotto in quesiti e quale livello di conoscenza viene richiesto. Un argomento studiato in modo teorico può risultare molto diverso quando è presentato attraverso cinque alternative plausibili o inserito in un problema da risolvere in pochi minuti.
All’inizio della preparazione una prova precedente può essere utilizzata come test diagnostico, per individuare le aree più fragili. In una fase successiva può diventare una vera simulazione, da svolgere rispettando il numero di domande e il tempo previsto.
La correzione è la parte più importante. Non basta contare le risposte corrette e quelle sbagliate: per ogni errore è utile capire se mancava la conoscenza, se sono stati confusi due concetti, se il procedimento era scorretto o se la domanda è stata letta troppo rapidamente.
Anche una risposta corretta ottenuta per esclusione casuale merita di essere rivista. Il punteggio di una simulazione misura il risultato di quella prova; l’analisi degli errori indica invece cosa studiare dopo.
Perché i quiz possono diventare parte dello studio
L’utilità dei quiz non si limita alla simulazione della prova.
Alcuni studi sull’apprendimento hanno mostrato che il recupero attivo delle informazioni dalla memoria, attraverso domande e test seguiti da feedback, può favorire la ritenzione rispetto alla sola rilettura del materiale.[4][5]
Queste evidenze non riguardano specificamente il test di ammissione a Infermieristica e non permettono di affermare che svolgere un maggior numero di quiz aumenti automaticamente le probabilità di entrare. Suggeriscono però un principio utile per la preparazione: provare a recuperare una risposta, verificarla, comprendere l’errore e tornare sull’argomento a distanza può essere più efficace della semplice ripetizione passiva.
Il quiz, quindi, non dovrebbe essere utilizzato solo per ottenere un punteggio. Può diventare uno strumento per orientare lo studio.
Dopo una batteria di domande, per esempio, gli errori ripetuti sulla genetica indicano la necessità di tornare su quell’area; difficoltà ricorrenti nei problemi di stechiometria suggeriscono invece di lavorare sul procedimento; molti errori di distrazione richiedono un allenamento specifico sulla lettura della consegna e sulla gestione del tempo.
La preparazione diventa così un ciclo continuo: studio, quesiti, correzione, recupero delle lacune e nuova verifica. È questo utilizzo ragionato delle prove precedenti, più che il semplice numero di quiz svolti, a renderle realmente utili.
Come organizzare lo studio
Una simulazione completa può essere utile già all’inizio della preparazione, anche prima di aver ripassato tutto il programma. Il risultato non serve a prevedere il punteggio del 16 settembre, ma a individuare le aree nelle quali si perdono più punti e a distribuire meglio il tempo disponibile.
Una possibile progressione della preparazione
Fase
Obiettivo
Inizio
Prova diagnostica completa e analisi degli errori
Prima fase
Biologia e chimica, affiancando teoria e quesiti mirati
Seconda fase
Matematica e fisica, con esercizi progressivamente più complessi
Fase avanzata
Quesiti misti, logica, comprensione del testo e prime simulazioni cronometrate
Ultimi 7-10 giorni
Simulazioni complete, revisione degli errori e ripasso selettivo
Il piano non deve essere rigido. Chi possiede già buone basi di matematica può dedicare più tempo a biologia o chimica; chi ha terminato la scuola da alcuni anni potrebbe aver bisogno di recuperare prima alcuni concetti fondamentali.
Anche il modo in cui si organizza una singola sessione può fare la differenza. Una possibile sequenza è partire con un breve richiamo degli argomenti già studiati, dedicare la parte centrale alla teoria e concludere con quesiti specifici. In questo modo il quiz diventa subito una verifica di ciò che è stato appena ripassato.
Con l’avvicinarsi della prova, il lavoro dovrebbe diventare progressivamente più simile al test reale. I quesiti per singolo argomento lasciano spazio a batterie miste e, successivamente, a simulazioni da 60 domande in 100 minuti, utili per allenare sia le conoscenze sia la gestione del tempo.[1]
Dopo ogni simulazione è utile aggiornare il piano di studio. Se gli errori continuano a concentrarsi sulla genetica, sulla stechiometria o sui problemi di fisica, quella parte deve tornare tra le priorità. Se invece il numero di errori aumenta soprattutto negli ultimi quesiti, può essere necessario lavorare sulla velocità e sulla tenuta dell’attenzione.
Negli ultimi giorni è preferibile evitare un ripasso indiscriminato di tutto il programma. La preparazione dovrebbe concentrarsi sugli errori ricorrenti, sulle formule e sui concetti facilmente confondibili, mantenendo qualche simulazione completa per non perdere familiarità con il ritmo della prova.
L’obiettivo non è arrivare al 16 settembre avendo “finito il libro”, ma conoscere con sufficiente precisione quali aree sono solide e quali richiedono ancora attenzione.
Gestire il tempo e arrivare pronti alla prova
Sessanta domande in 100 minuti significano, in media, circa un minuto e 40 secondi per quesito.[1] È però un riferimento teorico: non tutte le domande richiedono lo stesso tempo. Un quesito riconosciuto subito può essere risolto rapidamente, mentre un problema di fisica o matematica può richiedere più passaggi.
Per questo le simulazioni complete non servono soltanto a verificare la preparazione, ma anche a costruire una strategia. È utile imparare a riconoscere i quesiti risolvibili rapidamente, quelli che richiedono più ragionamento e quelli sui quali conviene tornare in un secondo momento. Restare bloccati troppo a lungo su una singola domanda può sottrarre tempo a quesiti più accessibili.
Anche il sistema di punteggio va tenuto presente. Nel 2026 ogni risposta corretta vale 1,5 punti, una risposta errata comporta una penalizzazione di 0,4 punti e una risposta omessa vale zero.[1] Quando non si conosce immediatamente la soluzione, può essere utile valutare se si riescono a escludere con ragionevole sicurezza alcune alternative, evitando di rispondere in modo puramente casuale.
Negli ultimi giorni la preparazione dovrebbe cambiare ritmo. Non è più il momento di ricominciare il programma dall’inizio, ma di tornare sugli errori ricorrenti, sui concetti facilmente confondibili e sui procedimenti che continuano a creare difficoltà. Le ultime simulazioni possono essere svolte nelle condizioni più vicine possibile alla prova reale, rispettando i 100 minuti e rimandando la correzione alla fine.
Accanto allo studio resta un ultimo passaggio pratico: controllare nuovamente il bando e gli avvisi dell’ateneo per verificare sede, orario di convocazione, documentazione richiesta e indicazioni organizzative. Le comunicazioni dell’università possono essere aggiornate anche a ridosso della prova.
Arrivare preparati il 16 settembre non significa aver ripassato ogni pagina del programma. Significa conoscere i propri punti deboli, saper gestire il tempo e riuscire a mantenere precisione anche quando le domande diventano più complesse.
Le prove degli anni precedenti sono utili proprio per questo: non anticipano cosa uscirà, ma permettono di allenare il modo in cui affrontare ciò che uscirà.
Bibliografia
Ministero dell’Università e della Ricerca. Decreto Ministeriale n. 1003 del 6 agosto 2026. Definizione delle modalità e dei contenuti delle prove di ammissione ai corsi di laurea delle professioni sanitarie in lingua italiana e lingua inglese, a.a. 2026/2027. Roma: MUR; 2026.
Ministero dell’Università e della Ricerca. Decreto Ministeriale n. 1014 del 7 agosto 2026. Definizione dei posti disponibili per l’accesso ai corsi di laurea delle professioni sanitarie, a.a. 2026/2027. Roma: MUR; 2026.
Ministero dell’Università e della Ricerca. Università: MUR, oltre 39.600 posti per le Professioni sanitarie. Roma: MUR; 13 agosto 2026.
Karpicke JD, Blunt JR. Retrieval practice produces more learning than elaborative studying with concept mapping. Science. 2011;331(6018):772-775.
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