Aggressioni agli infermieri, altri due casi in tre giorni

Scritto il 14/08/2026
da Redazione

Un'infermiera del 118 dell'Ausl di Bologna ha riportato un trauma cranico e nove giorni di prognosi dopo essere stata picchiata da una paziente a bordo dell'ambulanza durante il trasporto verso l'ospedale Maggiore. Tre giorni dopo, al pronto soccorso dell'ospedale Civico di Palermo, un uomo che pretendeva il ricovero ha aggredito un infermiere e ha distrutto computer e stampanti. Nel 2025 l'Osservatorio del ministero della Salute ha registrato quasi 18mila segnalazioni di aggressione, con 23.367 operatori coinvolti.

Dieci minuti di viaggio sola

L'equipaggio del 118 era stato inviato a Zola Predosa su richiesta di una pattuglia dei carabinieri per una paziente in codice giallo e in stato di choc. La donna si trovava già nell'auto dei militari, tanto agitata da rendere necessarie le manette per il rischio di atti autolesionistici. Sul posto arriva anche l'automedica, ma la paziente sceglie di salire in ambulanza.

Dopo circa dieci minuti di trasporto la donna comincia a divincolarsi dal sedile e tenta di liberarsi dalle manette. Nell'impossibilità di allentare la contenzione, rivolge l'aggressività verso l'infermiera seduta di fronte: la afferra per i capelli strappandole diverse ciocche e le sbatte la testa contro le superfici del vano. L'autista accosta appena può e raggiunge la collega; il medico seda la paziente, che viene poi accompagnata in ospedale per le cure. Per la professionista, 35 anni il referto parla di trauma cranico, graffi, escoriazioni, contusioni e choc post traumatico.

Palermo, il triage

Il 13 agosto la scena si sposta al pronto soccorso del Civico. Un paziente pretende di essere ricoverato, dà in escandescenze, si scaglia contro le attrezzature e aggredisce un infermiere. Sopra tutto pesa la carenza di infermieri e di operatori sociosanitari.

Quanto pesa il fenomeno, oltre il singolo episodio

La relazione annuale dell'Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie conta per il 2025 quasi 18mila segnalazioni, contro le 18.392 del 2024. Le segnalazioni restano stabili, ma il numero di operatori coinvolti sale da circa 22mila a 23.367, perché un solo episodio travolge più persone. Le aggressioni verbali pesano per il 69%, quelle fisiche per il 25%, i danni alle cose per il 6%. Le vittime sono donne in oltre sei casi su dieci e appartengono al personale infermieristico in più della metà delle segnalazioni. Gli aggressori sono soprattutto pazienti, poi familiari e caregiver.

Cosa dice la legge

L'impianto normativo si è irrigidito in cinque anni:

  1. Legge 113/2020 ha istituito l'Osservatorio e rafforzato le tutele penali;
  2. Il decreto legge 34/2023, convertito nella legge 56/2023, ha portato a due-cinque anni di reclusione la pena per le lesioni personali commesse contro chi esercita una professione sanitaria, ai sensi dell'articolo 583-quater del codice penale
  3. Il decreto legge 137/2024, convertito nella legge 171/2024, sono arrivati l'arresto obbligatorio in flagranza per quelle lesioni e l'arresto in flagranza differita entro 48 ore sulla base di riprese video o fotografie.
La norma funziona quando l'aggressore risponde delle proprie azioni. A Zola Predosa la storia è diversa. Una paziente in agitazione psicomotoria acuta, già contenuta e in carico al sistema di emergenza, non si governa con l'inasprimento della pena. Lì la leva è clinica e organizzativa, e riguarda come si trasporta un paziente agitato e chi resta solo con lui.

Cosa significa per chi lavora sul territorio

Sul piano operativo tre passaggi restano nelle mani dei professionisti e dei coordinatori.

  1. Segnalare tutto, anche l'insulto. La Raccomandazione chiede di registrare gli episodi che non hanno prodotto danno fisico, perché sono quelli che misurano il rischio prima dell'evento grave.
  2. Valutare il rischio di violenza nel trasporto e nel triage. Per il paziente agitato la decisione su sedazione, contenzione, posizionamento dell'operatore e presenza delle forze dell'ordine a bordo va presa prima di partire.
  3. Attivare il percorso dopo l'aggressione. Referto, denuncia, segnalazione aziendale e supporto psicologico seguono binari diversi. Le lesioni all'operatore sanitario si procedono d'ufficio, ma il sostegno alla vittima parte solo se l'azienda sa che l'episodio è avvenuto.

Fonti

  1. Ministero della Salute. Violenza contro i sanitari: 18mila aggressioni nel 2025. Relazione annuale ONSEPS, 12 marzo 2026.
  2. Ministero della Salute. Raccomandazione n. 8 per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori in ambito sanitario e socio-sanitario. Marzo 2026.