Realtà virtuale e Parkinson: quando la formazione sanitaria passa dall’esperienza del paziente

Scritto il 19/06/2026
da Chiara Sideri

Vivere per alcuni minuti dentro le difficoltà quotidiane di una persona con malattia di Parkinson può modificare il modo in cui futuri professionisti sanitari percepiscono la patologia, l’autonomia e il bisogno di cura. È quanto emerge da una lettera pubblicata sull’International Journal of Medical Education, che descrive un’esperienza formativa interprofessionale basata sulla realtà virtuale, progettata per immergere studenti di medicina, fisioterapia e terapia occupazionale nella prospettiva di un anziano con Parkinson. La malattia di Parkinson è una patologia neurodegenerativa caratterizzata da bradicinesia, tremore a riposo e/o rigidità, correlata alla perdita di neuroni dopaminergici. Oltre agli aspetti motori, la malattia incide in modo rilevante sulle attività della vita quotidiana, trasformando azioni apparentemente semplici, come lavarsi, vestirsi, preparare la colazione, comporre un numero di telefono, in compiti complessi, frustranti e talvolta limitanti per l’autonomia personale. In questo scenario, la formazione dei professionisti sanitari non può limitarsi alla conoscenza teorica dei sintomi. Comprendere davvero l’impatto funzionale della malattia significa anche sviluppare empatia clinica, capacità di osservazione e sensibilità verso ciò che il paziente vive fuori dall’ambulatorio, dal reparto o dalla seduta riabilitativa.

Una simulazione immersiva

parkinson

L’esperienza descritta dagli autori è stata inserita in un workshop geriatrico interprofessionale svolto presso l’Augusta University nell’autunno 2021. Hanno partecipato:

  • 194 studenti di medicina in fase pre-clinica;
  • 45 studenti del primo anno di terapia occupazionale;
  • 35 studenti del secondo anno di fisioterapia.

Il workshop, della durata di quattro ore in una singola giornata, prevedeva sei stazioni dedicate alla valutazione e alla presa in carico di un paziente con Parkinson. Oltre alla stazione di realtà virtuale, erano presenti attività riguardanti fisioterapia, terapia occupazionale, farmacoterapia, deficit cognitivi e valutazione domiciliare.

La stazione VR è stata sviluppata con il contributo di docenti e studenti di informatica, insieme a clinici esperti nella cura di pazienti con Parkinson. L’obiettivo era consentire a ogni studente di sperimentare, in un ambiente domestico virtuale, alcune difficoltà tipiche della vita quotidiana di un anziano con malattia di Parkinson.

Le due dimensioni emerse dai focus group

Dai focus group sono stati identificati due temi principali.

Il primo riguarda una migliore comprensione delle difficoltà vissute dalle persone con Parkinson nel tentativo di mantenere la propria indipendenza. Le attività quotidiane, nella simulazione, diventavano progressivamente frustranti, rendendo più concreto il peso funzionale della malattia.

Il secondo tema riguarda il potenziale della realtà virtuale come strumento di ampliamento della formazione medica e sanitaria. Gli studenti hanno riconosciuto che la VR non è utile solo per l’addestramento tecnico o chirurgico, ma può diventare anche uno spazio formativo per lavorare su empatia, prospettiva del paziente e consapevolezza clinica.

Empatia clinica

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio è il legame tra esperienza immersiva ed empatia. Gli autori sottolineano che vivere in prima persona, anche solo in simulazione, la difficoltà di compiere gesti ordinari può contribuire a modificare la percezione del paziente.

Nel caso della malattia di Parkinson, questo passaggio è particolarmente significativo. La persona non affronta soltanto un disturbo motorio, ma una progressiva interferenza con l’autonomia, la sicurezza domestica, la gestione del corpo, il rapporto con gli oggetti e la possibilità di svolgere attività considerate banali finché non diventano difficili.

Per il professionista sanitario, comprendere questo livello di impatto può migliorare la qualità dell’approccio assistenziale e riabilitativo, perché orienta l’attenzione non solo al sintomo, ma anche alla persona nel suo ambiente di vita.

Lo studio interessa anche la formazione infermieristica

Lo studio non ha coinvolto studenti di infermieristica, ma il tema è pienamente rilevante per la formazione sanitaria e per l’assistenza infermieristica. La presa in carico della persona con Parkinson richiede infatti un approccio interprofessionale e centrato sul paziente, nel quale l’infermiere può avere un ruolo significativo nella valutazione dei bisogni, nell’educazione terapeutica, nel supporto all’autonomia, nella prevenzione del rischio di caduta e nell’osservazione dell’impatto dei sintomi sulla vita quotidiana.

Una simulazione di questo tipo può aiutare gli studenti e i professionisti a riflettere su aspetti spesso sottovalutati:

  • la fatica necessaria per svolgere attività semplici;
  • la frustrazione generata dalla perdita di precisione motoria;
  • il rischio di dipendenza progressiva dagli altri;
  • l’importanza degli ausili e degli adattamenti ambientali;
  • il valore di una comunicazione rispettosa, non infantilizzante e orientata all’autonomia residua;
  • la necessità di integrare valutazione clinica, funzionale e relazionale.