Ipertensione, l’Italia senza un piano cardiovascolare: prevenzione ancora a macchia di leopardo
Scritto il 17/05/2026
da Redazione
L’ipertensione arteriosa resta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, ma in Italia la prevenzione continua a essere frammentata e disomogenea. In occasione della Giornata mondiale dell’ipertensione del 17 maggio, Confindustria Dispositivi Medici, ANMCO - Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, AIAC - Associazione italiana di aritmologia e cardiostimolazione, GISE - Società italiana di cardiologia interventistica, ITACARE-P e SIC - Società italiana di cardiologia richiamano la necessità di un Piano cardiovascolare nazionale, capace di superare l’attuale approccio a macchia di leopardo e rendere più omogenei screening, diagnosi precoce e presa in carico. L’ipertensione non può essere considerata solo un problema clinico individuale. È un determinante di salute pubblica, con un impatto rilevante sulla mortalità cardiovascolare, sui ricoveri, sulla qualità di vita e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Ipertensione, prima causa prevenibile di morte nel mondo
L’ipertensione arteriosa resta uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, ma in Italia la prevenzione continua a essere frammentata e disomogenea.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la pressione arteriosa elevata è ancora la principale causa prevenibile di morte nel mondo. A livello globale, circa 1,4 miliardi di persone convivono con ipertensione, ma solo una su quattro riesce a tenerla sotto controllo.
Il dato è particolarmente rilevante perché l’ipertensione spesso resta silente per anni. Non dà sintomi specifici, ma aumenta progressivamente il rischio di infarto, ictus, scompenso cardiaco, nefropatia e decadimento cognitivo vascolare.
Proprio questa natura “invisibile” rende essenziale un approccio proattivo: misurazione regolare della pressione, identificazione precoce dei soggetti a rischio, trattamento tempestivo e monitoraggio dell’aderenza terapeutica.
Infermieri e territorio: intercettare il rischio prima dell’evento
Nel contrasto all’ipertensione, il ruolo degli infermieri è centrale soprattutto nella prevenzione, nell’educazione terapeutica e nella continuità assistenziale. La misurazione corretta della pressione, il counselling sugli stili di vita, il supporto all’aderenza farmacologica e il monitoraggio dei pazienti cronici sono attività che richiedono prossimità, competenza e relazione.
Nei servizi territoriali, nelle Case della Comunità, negli ambulatori infermieristici, nella medicina d’iniziativa e nei percorsi di cronicità, l’infermiere può contribuire a individuare precocemente i soggetti a rischio e a rafforzare la capacità del sistema di seguirli nel tempo.
Questo è particolarmente importante perché l’ipertensione non si controlla con un singolo accesso. Richiede continuità, verifiche periodiche, educazione sanitaria e capacità di adattare il percorso alle condizioni cliniche e sociali della persona.