Dislipidemie, le linee guida ACC/AHA 2026

Scritto il 23/04/2026
da Chiara Sideri

La nuova linea guida ACC/AHA 2026 sulla gestione delle dislipidemie supera l’impostazione centrata quasi esclusivamente sul colesterolo LDL e propone una visione più ampia del rischio aterosclerotico. Al centro non ci sono solo ipercolesterolemia e statine, ma anche trigliceridi, lipoproteina(a), imaging del calcio coronarico, rischio cumulativo lungo l’arco della vita e nuove opzioni farmacologiche.

Perché questa guideline segna un cambio di passo

dislipidemie

La guideline 2026 ritira e sostituisce il documento del 2018 sul “blood cholesterol” e cambia già dal titolo la propria prospettiva: non più soltanto gestione del colesterolo, ma gestione delle dislipidemie in senso pieno, includendo ipertrigliceridemia ed elevata lipoproteina(a).

Il documento nasce da una revisione sistematica della letteratura effettuata tra ottobre e dicembre 2024, con integrazione di studi chiave fino ad aprile 2025, e incorpora i risultati dei grandi trial cardiovascolari pubblicati dopo la precedente linea guida, tra cui FOURIER, ODYSSEY OUTCOMES, CLEAR OUTCOMES e REDUCE-IT.

Il messaggio culturale più forte è che la dislipidemia va trattata prima. La guideline insiste infatti sul danno da esposizione prolungata alle lipoproteine aterogene e invita a intervenire già in età giovanile, con counseling precoce sugli stili di vita e, nei casi appropriati, con anticipazione della terapia farmacologica nei pazienti con ipercolesterolemia familiare, LDL-C elevato in giovane età adulta o forte storia familiare di ASCVD prematura.

Profilo lipidico, apoB e Lp(a)

AmbitoContenuti
Profilo lipidico standardPer il profilo lipidico standard, la guideline considera adeguati sia i campioni a digiuno sia quelli non a digiuno nella maggior parte dei casi.

Il digiuno resta preferibile quando:
  • i trigliceridi non a digiuno risultano ≥400 mg/dL
  • vi è sospetto di disordine del metabolismo dei TG
  • è presente una forte storia familiare di dislipidemia o ASCVD prematura
Per la stima di LDL-C, il documento preferisce:
  • equazioni Martin/Hopkins
  • equazioni Sampson/NIH
rispetto alla formula di Friedewald e anche rispetto al dosaggio diretto di LDL-C, salvo metodi di riferimento come la beta-quantificazione.

Inoltre raccomanda di:
  • riportare sempre il non-HDL-C
  • sconsigliare l’uso routinario dei test avanzati sulle sottoclassi lipoproteiche
Apolipoproteina B (apoB)L’apoB entra in modo più strutturato nella pratica.

Nei pazienti già in terapia ipolipemizzante, soprattutto se con:
  • ASCVD
  • sindrome cardio-reno-metabolica
  • diabete tipo 2
  • trigliceridi elevati
il suo dosaggio è ritenuto ragionevole per guidare un’ulteriore intensificazione terapeutica una volta raggiunti i target di LDL-C e/o non-HDL-C.

Nei pazienti non ancora in trattamento, l’apoB può essere utile per:
  • affinare la stima del rischio
  • caratterizzare fenotipi lipidici ereditari
Questo perché misura direttamente il numero delle particelle aterogene, non soltanto il contenuto di colesterolo al loro interno.
Lipoproteina(a) – Lp(a)La lipoproteina(a) è una delle vere protagoniste della guideline.

Il documento raccomanda di:
  • misurarla almeno una volta in tutti gli adulti per la stratificazione del rischio
Valori clinicamente rilevanti:
  • ≥125 nmol/L o ≥50 mg/dL
  • ≈250 nmol/L o 100 mg/dL → raddoppio del rischio ASCVD
  • ≈430 nmol/L o 180 mg/dL → incremento di rischio di circa quattro volte
Ulteriori indicazioni:
  • il dosaggio non richiede digiuno
  • il test genetico per Lp(a) non è raccomandato per uso clinico
  • preferire metodi calibrati in nmol/L e poco influenzati dall’isoforma dell’apo(a)

La guideline aggiunge anche due elementi importanti: la Lp(a) è per lo più geneticamente determinata e resta relativamente stabile nel tempo, ma può variare in alcune condizioni secondarie, come:

  • patologie renali, epatiche o tiroidee
  • gravidanza e menopausa

Inoltre la concentrazione tende a essere più alta nelle persone con ascendenza africana o sud-asiatica, pur con un impatto relativo sul rischio simile tra i diversi gruppi etnici. Nei familiari di primo grado di soggetti con Lp(a) elevata, soprattutto in presenza di ASCVD prematura, stenosi aortica precoce o FH, il cascade testing è considerato utile.

Prevenzione primaria

Categoria di rischioIndicazioni terapeutiche
Rischio basso (<3%)Nei soggetti a rischio basso (<3%) senza LDL particolarmente elevato si insiste sul counseling comportamentale.

Se però:
  • LDL-C è tra 160 e 189 mg/dL
  • oppure il rischio a 30 anni è ≥10%
una statina a moderata intensità è considerata ragionevole anche con rischio a 10 anni basso, per ridurre l’esposizione cumulativa alle lipoproteine aterogene.
Rischio borderline (3% a <5%)Nei soggetti con rischio borderline (3% a <5%) la statina può essere presa in considerazione.
Rischio intermedio (5% a <10%)Nei soggetti con rischio intermedio (5% a <10%) è raccomandata almeno:
  • una statina a moderata intensità
Nella fascia più alta dell’intermedio:
  • una statina ad alta intensità può essere utile
Rischio alto (≥10%)Nei soggetti ad alto rischio (≥10%):
  • la statina ad alta intensità è raccomandata
  • eventuale aggiunta di ezetimibe se il target non viene raggiunto

La guideline richiama anche i risk enhancers, tra cui hsCRP persistente ≥2 mg/L in soggetti borderline, e i marcatori riproduttivi, come menopausa precoce o esiti avversi della gravidanza, che possono aiutare a personalizzare la decisione terapeutica. È un passaggio importante soprattutto nella medicina di genere, perché riconosce eventi ostetrici e riproduttivi come indicatori di rischio cardiovascolare futuro.

Calcio coronarico e aterosclerosi subclinica

Il CAC score assume un ruolo più forte rispetto al passato. Se nei soggetti borderline o intermedi permane incertezza sulla necessità di iniziare o intensificare la terapia, il calcio coronarico va usato per affinare la stratificazione. Un CAC pari a 0 può consentire, in assenza di condizioni ad alto rischio come diabete, FH, fumo attivo o forte familiarità, di rinviare la terapia e rivalutare in 3-7 anni. Se invece il CAC è >0, e soprattutto se è ≥100 Agatston o ≥75° percentile, la guideline raccomanda l’avvio della terapia ipolipemizzante.

Livello CACIndicazioni terapeutiche
CAC ≥1000Con CAC ≥1000 il target suggerito è sovrapponibile a quello dei pazienti molto ad alto rischio:
  • riduzione di almeno il 50% dell’LDL
  • obiettivo <55 mg/dL
CAC 300–999Con CAC 300-999 il target iniziale è:
  • <70 mg/dL
ma è ragionevole intensificare fino a:
  • <55 mg/dL
CAC 100–299 o percentile ≥75Con CAC 100-299 o percentile ≥75 il trattamento è raccomandato con obiettivo:
  • <70 mg/dL
CAC 1–99 o reperto lieveCon CAC 1-99 o reperto incidentale lieve alla TC non cardiaca:
  • una statina a moderata intensità è considerata ragionevole
Nota generaleLa guideline include anche la gestione dell’aterosclerosi coronarica incidentale visualizzata su TC non cardiache.

Ipercolesterolemia severa e ipercolesterolemia familiare

Condizione clinicaIndicazioni terapeutiche
LDL-C ≥190 mg/dL senza ASCVD clinica e senza fattori aggravantiNei pazienti con LDL-C ≥190 mg/dL, la guideline rafforza l’approccio intensivo.

Nei soggetti senza ASCVD clinica, ma anche senza FH eterozigote, calcificazioni coronariche o altri fattori aggravanti, se la statina massimamente tollerata non basta, è raccomandata l’aggiunta di:
  • ezetimibe
  • anti-PCSK9 monoclonali
  • e/o bempedoico
per raggiungere:
  • LDL-C <100 mg/dL
Presenza di HeFH, fattori di rischio o calcificazioni coronaricheSe sono presenti HeFH, ulteriori fattori di rischio o calcificazioni coronariche documentate:
  • target LDL-C <70 mg/dL
Coesistenza di ASCVD clinicaSe coesiste ASCVD clinica:
  • target LDL-C <55 mg/dL
LDL-C persistente elevato nonostante terapia ottimizzataL’inclisiran è considerato ragionevole se LDL-C resta:
  • ≥100 mg/dL nonostante terapia ottimizzata
Ipercolesterolemia familiare omozigoteNell’ipercolesterolemia familiare omozigote:
  • l’evinacumab può essere considerato in casi selezionati
Nota clinicaLa guideline precisa che negli individui con HeFH non vanno usati i comuni calcolatori di rischio della popolazione generale.

Diabete, CKD, HIV e sopravvissuti al cancro

Condizione clinicaIndicazioni terapeutiche
Diabete (40–75 anni, senza ASCVD)Negli adulti tra 40 e 75 anni con diabete ma senza ASCVD clinica:
  • statina a moderata intensità
  • riduzione LDL-C 30–49%
  • target <100 mg/dL
Se sono presenti più fattori di rischio cardiovascolare:
  • statina ad alta intensità
  • riduzione ≥50%
  • target <70 mg/dL
CKD stadio 3–4 (prevenzione primaria)La terapia ipolipemizzante è raccomandata anche nella prevenzione primaria degli adulti con CKD stadio 3 o 4, indipendentemente dal valore di LDL-C.
HIV (40–75 anni)La terapia ipolipemizzante è raccomandata nelle persone che vivono con HIV tra 40 e 75 anni, indipendentemente dal valore di LDL-C.
CKD ≥ stadio 3 con ASCVD clinicaNei pazienti con CKD stadio 3 o superiore e ASCVD clinica:
  • terapia ad alta intensità
  • eventuale associazione di ezetimibe e/o anti-PCSK9
  • target <55 mg/dL
Cancer survivorsNei cancer survivors con aspettativa di vita di almeno 2 anni e indicazione alla terapia ipolipemizzante, il trattamento dovrebbe seguire criteri simili a quelli della popolazione senza storia oncologica.
Bambini e adolescenti (sospetta FH)Nei bambini e adolescenti con presentazione compatibile con FH:
  • il test genetico panel-based può essere utile
Gravidanza e ipertrigliceridemia severaIn gravidanza, nei casi di ipertrigliceridemia severa:
  • uso di fibrati dopo il primo trimestre
  • oppure omega-3 etil-esteri ad alte dosi
  • come aggiunta al lifestyle per ridurre il rischio di pancreatite
Malattie infiammatorie cronicheIl documento ricorda che i comuni risk calculator tendono a sottostimare il rischio cardiovascolare.
Scompenso cardiacoNello scompenso cardiaco, la presenza di HF da sola non deve guidare la decisione sulla LLT, che va fondata piuttosto sulla prevenzione primaria o secondaria dell’ASCVD e sulla prognosi complessiva.

Prevenzione secondaria

Condizione clinicaIndicazioni terapeutiche
ASCVD clinica non a rischio molto elevatoNei pazienti con ASCVD clinica non a rischio molto elevato:
  • statina ad alta intensità
  • riduzione ≥50% dell’LDL-C
  • target LDL-C <70 mg/dL
ASCVD clinica a rischio molto elevatoNei pazienti a rischio molto elevato:
  • target LDL-C <55 mg/dL
  • target non-HDL-C <85 mg/dL
Strategia terapeuticaPer raggiungere i target, oltre alla statina massimamente tollerata, la guideline raccomanda o ritiene ragionevole l’aggiunta di:
  • ezetimibe
  • anti-PCSK9 monoclonali
  • bempedoico
  • in alcuni casi selezionati, inclisiran

Ipertrigliceridemia

La guideline dedica un intero capitolo all’ipertrigliceridemia e chiarisce bene le priorità.

Condizione / Livello TGIndicazioni terapeutiche
Definizione di ipertrigliceridemia persistenteL’ipertrigliceridemia persistente viene definita come:
  • TG a digiuno ≥150 mg/dL
  • dopo correzione delle cause secondarie
  • almeno 4-12 settimane di intervento sullo stile di vita
  • e, se indicata, statina stabile e massimamente tollerata
TG 150–499 mg/dLNei soggetti con TG 150-499 mg/dL, soprattutto in assenza di diabete o ASCVD:
  • il rischio va inquadrato con le equazioni PREVENT
  • ottimizzazione di dieta ed esercizio
  • eventuale avvio di statina
ASCVD clinica con TG persistentiNei pazienti con ASCVD clinica e TG persistenti:
  • se LDL-C e non-HDL-C non sono a target
  • prima mossa: intensificare la terapia LDL-lowering
TG 500–999 mg/dL e ≥1000 mg/dLQuando i TG raggiungono 500-999 mg/dL, e soprattutto ≥1000 mg/dL:
  • priorità anche alla prevenzione della pancreatite
  • correzione delle cause secondarie e dieta
  • uso di fibrati o omega-3 prescritti
Se si sceglie un fibrato:
  • fenofibrato è preferibile a gemfibrozil
  • minor rischio di interazioni e miopatia con statine
Familial chylomicronemia syndromePer la familial chylomicronemia syndrome con TG ≥1000 mg/dL:
  • olezarsen raccomandato come aggiunta alla dieta
TG 150–499 mg/dL con alto rischioNei pazienti ≥50 anni con ASCVD clinica oppure con diabete e almeno un ulteriore fattore di rischio:
  • TG persistenti 150-499 mg/dL
  • LDL-C <100 mg/dL nonostante statina massimamente tollerata
  • ragionevole aggiungere icosapent ethyl per ridurre il rischio cardiovascolare
Indicatori lipidici preferitiNel contesto dell’ipertrigliceridemia:
  • privilegiare non-HDL-C o apoB
  • rispetto al solo LDL-C per guidare le decisioni cliniche

Lp(a) elevata

Per i pazienti con Lp(a) elevata, la strategia proposta è molto pratica: controllo precoce e ottimale di tutti i fattori di rischio modificabili e intensificazione della terapia anti-aterogena. Nei soggetti con ASCVD clinica e Lp(a) elevata che non raggiungono i target di LDL-C e non-HDL-C nonostante statina massimamente tollerata, la guideline raccomanda l’aggiunta di un anti-PCSK9 con beneficio cardiovascolare dimostrato. In sostanza, in attesa di farmaci specifici diffusamente disponibili per Lp(a), il messaggio è di non sottovalutare questo biomarcatore e di trattare in modo più deciso il rischio residuo.