Sanità pubblica e privata: come cambia l’equilibrio

Scritto il 23/04/2026
da Marco Del Monte

La sanità pubblica e privata in Italia non sono più soltanto due ambiti distinti dell’offerta sanitaria. Sempre più spesso rappresentano due componenti intrecciate dello stesso percorso di cura. Il Servizio sanitario nazionale resta il fondamento del diritto alla salute, ma l’aumento della domanda assistenziale, l’invecchiamento della popolazione e la difficoltà di accesso a molte prestazioni stanno modificando il rapporto tra cittadini, strutture pubbliche e soggetti privati accreditati. In questo scenario, più che una contrapposizione ideologica, emerge una trasformazione progressiva degli equilibri del sistema.

Il Ssn resta il pilastro della tutela della salute

divisa infermiere

Il Servizio sanitario nazionale, istituito nel 1978, continua a fondarsi sui principi di universalità, uguaglianza ed equità. Questo impianto mantiene un valore centrale nel sistema italiano: le prestazioni essenziali devono essere garantite a tutti, gratuitamente o con partecipazione alla spesa tramite ticket nei casi previsti.

Accanto a questa cornice, però, si osserva una difficoltà crescente nel tradurre il diritto alla salute in accesso tempestivo e uniforme alle cure. Cittadinanzattiva segnala che liste d’attesa, carenza di personale e disomogeneità territoriali continuano a compromettere l’effettivo esercizio di questo diritto.

La pressione sul sistema sanitario è in aumento

Uno dei fattori più rilevanti è il cambiamento demografico. Secondo Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 in Italia sono 14 milioni 821 mila, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultra ottantacinquenni hanno raggiunto quota 2 milioni 511 mila. Questo dato indica una crescita strutturale del bisogno di monitoraggio, diagnostica, continuità assistenziale e gestione delle patologie croniche.

In questo quadro, le liste d’attesa non appaiono come un problema isolato. Rappresentano piuttosto uno degli indicatori più visibili di una pressione più ampia sul sistema, tanto che il Ministero della Salute continua a considerarle una priorità nazionale e richiama sia il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa sia le misure introdotte con il decreto-legge n. 73 del 2024.

Liste d’attesa e accesso reale alle cure

Le liste d’attesa non incidono solo sull’organizzazione dei servizi. Incidono soprattutto sulla concreta possibilità di curarsi in tempi compatibili con il bisogno clinico. Quando l’attesa si prolunga, aumenta il rischio che il cittadino rinvii una valutazione, ritardi un approfondimento diagnostico o rinunci del tutto alla prestazione.

In questa direzione si inserisce anche il dato richiamato dal rapporto Eurispes-Enpam 2023, secondo cui oltre un terzo degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato a cure o prestazioni per indisponibilità delle strutture e per i tempi di attesa.

Questo dato, letto insieme al Rapporto civico sulla salute 2025, mostra come il problema non riguardi solo l’efficienza organizzativa, ma l’accesso effettivo alla cura.

Il ruolo crescente del privato accreditato

Di fronte alla difficoltà del circuito pubblico di assorbire tutta la domanda nei tempi richiesti, il privato accreditato assume un ruolo sempre più rilevante. Le misure più recenti sulle liste d’attesa vanno nella direzione di rafforzare il monitoraggio, migliorare i sistemi di prenotazione e potenziare l’offerta assistenziale. Questo conferma che il tema non è marginale, ma centrale nell’attuale governo del sistema sanitario.

Dentro questo scenario, il privato accreditato tende a configurarsi sempre meno come semplice supporto occasionale e sempre più come componente stabile della risposta alla domanda di salute. Questa non è una definizione istituzionale, ma una lettura coerente con il quadro normativo e con le analisi che descrivono un ampliamento progressivo del suo peso nell’offerta sanitaria.

La spesa diretta delle famiglie è un altro segnale chiaro

Un indicatore particolarmente significativo è la spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini. Secondo GIMBE, nel 2024 la spesa out-of-pocket ha raggiunto 41,3 miliardi di euro e rappresenta il 22,3% della spesa sanitaria totale. La stessa analisi sottolinea che questa quota si mantiene sopra il 15%, soglia che l’Oms considera critica per accessibilità ed equità.

Questo dato aiuta a leggere il fenomeno in modo più completo. Non cresce solo il ruolo del privato accreditato all’interno del sistema, ma cresce anche il ricorso dei cittadini a prestazioni pagate di tasca propria. Quando il tempo di accesso diventa il principale discrimine, la domanda tende infatti a spostarsi verso i canali percepiti come più disponibili e immediati.

Un equilibrio che si sta ridefinendo

Osservando insieme questi elementi, emerge una traiettoria abbastanza chiara. Il Ssn resta il fondamento del diritto alla salute, ma la difficoltà crescente di accesso sta ampliando il ruolo del privato accreditato e della spesa diretta delle famiglie. Più che una sostituzione immediata del pubblico, si osserva una ridefinizione progressiva dell’equilibrio tra pubblico e privato.

La questione centrale, allora, non è se il privato debba collaborare con il pubblico. Questa collaborazione è già parte del sistema. Il punto è capire se la crescita di questi canali stia rafforzando la capacità del Ssn di garantire i cittadini oppure se stia accompagnando, lentamente, uno spostamento stabile dei percorsi di cura fuori dal canale pubblico ordinario. È in questa domanda che si concentra una parte importante del futuro della sanità italiana.