Disturbi alimentari sempre più diffusi e precoci
DCA in pazienti pediatrici
I disturbi del comportamento alimentare comprendono un ampio spettro di condizioni caratterizzate da alterazioni persistenti delle abitudini alimentari e da una distorsione della percezione dell’immagine corporea, con conseguenze rilevanti sul piano fisico e psicologico.
Secondo le stime disponibili, circa il 6% della popolazione italiana convive con un DCA. L’esordio è tradizionalmente associato all’adolescenza, ma negli ultimi anni si osserva un progressivo anticipo dell’età di insorgenza, con diagnosi sempre più frequenti anche in età pediatrica.
Le femmine rappresentano ancora la maggioranza dei pazienti, ma negli ultimi anni si registra un aumento dei casi tra i maschi, con una crescita che in alcune fasce di età procede a un ritmo superiore rispetto a quello osservato nelle femmine. In particolare, il fenomeno appare evidente tra i 12 e i 17 anni.
Per quanto riguarda le singole patologie, la prevalenza dell’anoressia nervosa nei maschi è stimata tra 0,16% e 0,3%, con un rapporto maschi-femmine variabile da 1:3 a 1:12. Nel caso della bulimia nervosa e dei disturbi da alimentazione incontrollata, invece, il divario tra i generi appare meno marcato.
Differenze di genere nella presentazione clinica
Le differenze tra maschi e femmine non riguardano solo la frequenza della malattia, ma anche le motivazioni e le modalità con cui si manifestano i disturbi alimentari.
Nelle ragazze è più frequente una forte preoccupazione per il peso corporeo e per l’aspetto estetico, associata a comportamenti come restrizione calorica, iperattività fisica e condotte compensatorie.
Nei maschi, invece, i comportamenti disfunzionali sono più spesso legati alla ricerca dell’aumento della massa muscolare, con maggiore ricorso all’attività fisica intensa e all’utilizzo di integratori. Inoltre, rispetto alle femmine, risultano meno frequenti le pratiche compensatorie tradizionali.
Un elemento critico riguarda il riconoscimento della malattia: nei maschi i disturbi alimentari tendono a essere diagnosticati più tardi, anche a causa di stereotipi culturali che continuano a considerare queste patologie prevalentemente femminili.
Lo studio pediatrico del Bambino Gesù
Un’analisi condotta presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma su 501 pazienti pediatrici con diagnosi di anoressia nervosa (secondo i criteri DSM-5-TR) ha approfondito le differenze di genere nella presentazione clinica della malattia.
La coorte era composta da 456 femmine (91,02%) e 45 maschi (8,98%), confermando la maggiore prevalenza del disturbo nel sesso femminile. Tuttavia, alcuni dati mostrano differenze significative.
L’età media alla diagnosi è risultata più bassa nei maschi (12,65 ± 3,06 anni) rispetto alle femmine (14,65 ± 2,07 anni). Il paziente più giovane della coorte era un maschio di circa cinque anni, un dato che suggerisce la possibilità di un esordio particolarmente precoce.
Analizzando i pazienti appaiati per età, i maschi presentavano quadri clinici più gravi al momento del ricovero, con:
- BMI più basso (−2,42 vs −2,17 SDS)
- parametri infiammatori peggiori (ALT 51,25 U/L vs 18,86 U/L; ferritina 385,87 vs 196,9 mcg/L)
- peggiore stato nutrizionale, con livelli inferiori di vitamina D (23,15 vs 26,9 ng/mL)
Questi dati suggeriscono che il ritardo diagnostico possa contribuire a una presentazione clinica più severa nei maschi.
Recupero clinico e comorbilità
Nonostante un quadro iniziale più grave, nello studio i pazienti maschi hanno mostrato un recupero più rapido durante il ricovero ospedaliero.
In particolare si è osservato:
- una degenza più breve (14,8 giorni contro 19,9 giorni nelle femmine)
- un miglioramento più rapido del BMI
- un minore utilizzo di farmaci (14,8% nei maschi contro 27,8% nelle femmine)
Un altro elemento emerso riguarda le comorbilità psichiatriche. Il disturbo d’ansia generalizzato, generalmente più frequente nella popolazione femminile, è risultato invece più comune nei maschi con DCA (75% contro 47,2%).
Implicazioni per diagnosi e cura
Le evidenze scientifiche più recenti indicano quindi che i disturbi del comportamento alimentare non possono più essere considerati patologie esclusivamente femminili.
Per i professionisti sanitari diventa sempre più importante riconoscere le differenze di genere nella presentazione clinica, per migliorare la diagnosi precoce e sviluppare strategie terapeutiche più mirate.
In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, il messaggio che emerge dalla letteratura pediatrica è chiaro: superare stereotipi e sottodiagnosi è essenziale per garantire un riconoscimento tempestivo dei DCA anche nei maschi, soprattutto nelle fasce di età più giovani.

