Malattia renale cronica: le novità delle linee guida KDIGO

Scritto il 12/03/2026
da Chiara Sideri

La malattia renale cronica (MRC) rappresenta oggi una delle principali sfide di salute pubblica a livello globale. Si tratta di una patologia a decorso progressivo e spesso silente nelle fasi iniziali, caratterizzata da una riduzione irreversibile della funzione renale che può evolvere fino all’insufficienza renale terminale, rendendo necessario il ricorso a dialisi o trapianto di rene. Le dimensioni del fenomeno sono rilevanti. A livello mondiale si stima che circa il 10% della popolazione adulta conviva con una forma di malattia renale cronica, per un totale che supera 700 milioni di persone. Anche in Italia la diffusione è significativa: circa il 7% della popolazione adulta, pari a quasi quattro milioni di persone, presenta segni di MRC. La prevalenza aumenta progressivamente con l’età, raggiungendo circa il 17% nella popolazione oltre i 70 anni. Oltre all’impatto clinico diretto, la malattia renale cronica comporta conseguenze rilevanti anche sul piano sanitario ed economico. L’aumento della mortalità associata alla patologia e la crescita costante dei trattamenti dialitici, con un incremento dei nuovi casi di emodialisi osservato negli ultimi decenni, testimoniano il peso crescente di questa condizione per i sistemi sanitari.

Una patologia sistemica

malattia renale cronica

Considerare la malattia renale cronica esclusivamente come una patologia nefrologica sarebbe riduttivo. Il danno renale cronico si inserisce infatti all’interno di una complessa rete di condizioni cliniche e fattori di rischio che coinvolgono diversi sistemi dell’organismo.

Tra i principali determinanti della progressione della malattia si riconoscono:

Allo stesso tempo, la presenza di una funzione renale compromessa può limitare l’utilizzo di alcune terapie salvavita in ambito cardiologico, oncologico e infettivologico, oltre ad aumentare il rischio di ospedalizzazioni per eventi cardiovascolari.

La malattia renale cronica deve quindi essere interpretata come una condizione sistemica, capace di influenzare l’intero percorso assistenziale del paziente. Per questo motivo la sua gestione richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga medicina generale, nefrologia, diabetologia e cardiologia.

La Kidney Failure Risk Equation

Tra gli strumenti proposti dalle linee guida vi è l’utilizzo di equazioni di rischio validate per stimare la probabilità di progressione verso l’insufficienza renale terminale.

Uno dei modelli più utilizzati è la Kidney Failure Risk Equation (KFRE), che permette di stimare il rischio di necessità di terapia sostitutiva renale a due e cinque anni.

Il modello utilizza quattro parametri facilmente disponibili nella pratica clinica:

  • età
  • sesso
  • filtrato glomerulare stimato (eGFR)
  • albuminuria (uACR)

Le linee guida suggeriscono che queste stime di rischio possano orientare le decisioni cliniche. In generale:

  • un rischio di circa 3–5% a cinque anni può suggerire l’opportunità di una valutazione nefrologica
  • un rischio superiore al 10% a due anni può orientare l’attivazione di una presa in carico multidisciplinare
  • un rischio superiore al 40% a due anni può indicare la necessità di pianificare precocemente la terapia sostitutiva renale, includendo la preparazione dell’accesso dialitico o la valutazione per trapianto renale pre-emptive

Questo approccio consente di anticipare le decisioni terapeutiche e programmare in modo più appropriato il percorso assistenziale.

Iperuricemia e malattia renale cronica

La gestione dell’iperuricemia nei pazienti con malattia renale cronica è stata a lungo oggetto di discussione nella letteratura scientifica.

Le più recenti raccomandazioni chiariscono che il trattamento farmacologico con farmaci ipouricemizzanti è indicato nei pazienti con iperuricemia sintomatica, come nel caso di:

  • gotta
  • artrite gottosa ricorrente
  • complicanze articolari correlate ai depositi di urato

Al contrario, nei pazienti con iperuricemia asintomatica non è raccomandato l’utilizzo di terapie ipouricemizzanti con il solo obiettivo di rallentare la progressione della malattia renale.

Questa indicazione consente di evitare trattamenti non necessari e di orientare l’intervento farmacologico verso i pazienti che possono trarne un reale beneficio clinico.

Diagnosi precoce e gestione integrata

Uno dei messaggi più rilevanti delle linee guida riguarda l’importanza della diagnosi precoce e della collaborazione tra professionisti sanitari.

Il medico di medicina generale rappresenta spesso il primo punto di contatto con il sistema sanitario e svolge un ruolo centrale nell’identificazione dei pazienti a rischio, nello screening della malattia renale cronica e nel monitoraggio della progressione nel tempo.

La collaborazione con il nefrologo e con gli altri specialisti consente di costruire percorsi assistenziali integrati, orientati alla prevenzione delle complicanze e al rallentamento della progressione della malattia.

Intervenire precocemente significa non solo ridurre il rischio di dialisi, ma anche migliorare la qualità di vita dei pazienti e ottimizzare l’utilizzo delle risorse sanitarie.