In Piemonte per ogni due infermieri che escono ne entra uno

Scritto il 24/02/2026
da Redazione

In Piemonte la carenza di infermieri rischia di diventare strutturale. Secondo Nursind regionale, il saldo tra uscite e nuovi ingressi resta negativo: per ogni due professionisti che lasciano il servizio, ne viene assunto uno solo. Un trend che, tra riorganizzazione territoriale e fondi ridotti per le prestazioni aggiuntive, potrebbe incidere sulla tenuta dei reparti e sulla sicurezza assistenziale.

Un saldo negativo che si consolida

carenza infermieri

A lanciare l’allarme è il Nursind del Piemonte, attraverso il componente della segreteria regionale Francesco Coppolella. Nonostante i concorsi banditi con continuità, il numero di pensionamenti e dimissioni supera quello delle nuove assunzioni.

Il sindacato parla di un rischio concreto di “smantellamento silenzioso” dei servizi. Il paradosso, secondo Nursind, è quello di reparti con un numero crescente di medici e un organico infermieristico in contrazione, con possibili ricadute sulla gestione quotidiana dell’assistenza.

Entro metà 2026 la Regione dovrà completare la rete delle Case e degli Ospedali di Comunità. Un passaggio che comporta lo spostamento di personale dagli ospedali al territorio.

Senza nuove assunzioni, avverte il sindacato, le unità trasferite non potranno essere sostituite nei reparti ospedalieri, con un impatto diretto sulla capacità di garantire i servizi ordinari.

A questo si aggiunge il fenomeno della mobilità interna: i concorsi, spesso, si traducono in semplici spostamenti tra aziende considerate più attrattive, senza un reale incremento del numero complessivo di infermieri in servizio.

Prestazioni aggiuntive e fondi dimezzati

Nel 2025 il 70% delle risorse destinate alle prestazioni aggiuntive – i turni oltre l’orario ordinario – è stato utilizzato per coprire carenze strutturali e garantire la sicurezza minima dei servizi.

Oggi, però, quei fondi risultano dimezzati. Secondo Nursind, se le risorse verranno concentrate prevalentemente sull’abbattimento delle liste d’attesa, la tenuta dei servizi ordinari potrebbe indebolirsi ulteriormente.

Il sindacato sottolinea anche che gli infermieri non sono più disponibili a coprire riposi e straordinari senza un riconoscimento economico adeguato.

Il problema riguarda inoltre le assenze per maternità, congedi, malattie e infortuni, che da tempo non verrebbero sostituite con nuove unità.

Le richieste alla Regione

Alla luce delle risorse previste dalla Legge di Bilancio, oltre 450 milioni di euro a livello nazionale anche per le assunzioni, Nursind chiede interventi immediati.

Tra le proposte: una mappatura aggiornata delle carenze nelle singole aziende, l’individuazione di risorse per garantire condizioni di lavoro sostenibili e l’avvio di modelli assistenziali più flessibili, con monitoraggio dell’appropriatezza nell’uso delle risorse.

Il sindacato propone inoltre l’istituzione di un Organismo Regionale Permanente per il Governo della Carenza Infermieristica, con poteri decisionali e operativi. L’obiettivo dichiarato è evitare che la riduzione progressiva degli organici comprometta la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei pazienti.

Il quadro delineato dal sindacato riporta al centro un nodo strutturale: senza un piano di assunzioni stabile e coerente con la riorganizzazione territoriale, la trasformazione del sistema sanitario regionale rischia di poggiare su organici sempre più fragili.