Arresto cardiaco: le nuove linee guida Iss segnano una svolta nazionale

Scritto il 19/02/2026
da Fabrizio De Sando

Per la prima volta l’Italia si dota di linee guida istituzionali per la gestione dell’arresto cardiaco intra ed extraospedaliero. Un passaggio che non riguarda solo gli algoritmi di rianimazione, ma l’intero sistema di risposta all’emergenza: dalla formazione della popolazione alla standardizzazione dei percorsi assistenziali.

Un passaggio storico per la rianimazione in Italia

arresto cardiaco

L’arresto cardiaco rappresenta una delle principali cause di morte improvvisa nei Paesi europei e una delle condizioni tempo-dipendenti più critiche per i sistemi di emergenza.

In Italia si stimano circa 43.000 arresti cardiaci extraospedalieri ogni anno, con esiti fortemente dipendenti dalla rapidità dell’intervento e dalla qualità delle manovre rianimatorie.

I dati disponibili mostrano ancora una bassa percentuale di rianimazione iniziata dagli astanti e un utilizzo limitato del defibrillatore, con conseguenti tassi di sopravvivenza ridotti e risultati neurologici favorevoli ancora poco frequenti.

Fino ad oggi, la pratica clinica e formativa si è basata prevalentemente su raccomandazioni elaborate da società scientifiche internazionali. Con la pubblicazione delle nuove linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità, l’Italia passa da un modello di riferimento esterno a un quadro nazionale condiviso, adattato alle caratteristiche del Servizio sanitario.

L’introduzione di linee guida istituzionali comporta conseguenze rilevanti sul piano assistenziale e organizzativo. In primo luogo, consente una maggiore uniformità nella gestione dell’arresto cardiaco, riducendo le differenze tra regioni, aziende sanitarie e servizi di emergenza e garantendo standard più omogenei di qualità delle cure.

Sul piano formativo, le nuove raccomandazioni diventano un riferimento istituzionale per medici, infermieri, soccorritori e operatori dell’emergenza. I percorsi formativi, compresi quelli avanzati, potranno essere integrati in un impianto nazionale coerente, rafforzando il ruolo delle professioni sanitarie nella gestione dell’arresto cardiaco.

Infine, le linee guida contribuiscono a rafforzare l’intera catena della sopravvivenza, non solo sul piano clinico, ma anche organizzativo e culturale. In continuità con le più recenti iniziative normative sulla diffusione dei defibrillatori e della formazione alla rianimazione, il cittadino viene riconosciuto come parte attiva della risposta all’arresto cardiaco, in un modello che valorizza la defibrillazione precoce e la rianimazione immediata.

Cosa cambia nella formazione BLSD in Italia

Uno degli aspetti più rilevanti delle nuove linee guida riguarda la standardizzazione della formazione su tutto il territorio nazionale.

Il nuovo modello prevede:

  • un programma didattico unico nazionale
  • manuali ufficiali per i corsi BLSD e P-BLSD
  • test di valutazione finale
  • attestato con validità nazionale

Il sistema introduce anche strumenti uniformi per la gestione dei corsi, come registri standardizzati e questionari di gradimento.

Un elemento innovativo è la disponibilità di materiale didattico gratuito per i centri accreditati, con l’obiettivo di favorire una diffusione più capillare delle competenze rianimatorie.

Il ruolo della popolazione nella risposta all’arresto cardiaco

Le linee guida attribuiscono un ruolo centrale alla popolazione. La strategia nazionale punta a diffondere la formazione BLSD in diversi contesti della vita quotidiana:

  • scuole
  • luoghi di lavoro
  • ambito sportivo
  • trasporti
  • terzo settore
  • corsi preparto

La sopravvivenza all’arresto cardiaco dipende in larga parte dalle azioni dei testimoni dell’evento. La rianimazione precoce da parte degli astanti e la defibrillazione entro pochi minuti rappresentano i fattori più determinanti per l’esito neurologico.

Il cittadino diventa così il primo anello della catena della sopravvivenza, parte integrante del sistema di risposta all’emergenza.

Verso un modello italiano dell’arresto cardiaco

L’adozione di linee guida nazionali rappresenta un passaggio organizzativo e culturale. Nel breve periodo sarà necessario tradurre le raccomandazioni in:

  • protocolli operativi uniformi
  • percorsi formativi standardizzati
  • modelli organizzativi coerenti tra territori

Nel medio e lungo periodo, queste linee guida potrebbero contribuire alla costruzione di un vero e proprio modello italiano di gestione dell’arresto cardiaco, integrato con il sistema dell’emergenza territoriale e sostenuto da una formazione diffusa della popolazione.

Per le professioni sanitarie, e in particolare per gli infermieri, questo passaggio rappresenta una responsabilità e un’opportunità: non solo applicare le linee guida, ma partecipare attivamente alla loro diffusione e implementazione nei contesti assistenziali.