Remote Patient Monitoring: il ruolo dell’infermiere tra dati, tecnologia e continuità di cura


Scritto il 18/02/2026
da Mauro Mastronardi

Negli ultimi anni il monitoraggio remoto dei pazienti sta trasformando profondamente il modo di prendersi cura delle persone, soprattutto di chi convive con una patologia cronica. In questo scenario, la capacità di leggere e interpretare i dati clinici non è più un aspetto accessorio, ma diventa una competenza centrale per l’infermiere, chiamato a garantire continuità, sicurezza e qualità dell’assistenza anche a distanza.

Cos’è il Remote Patient Monitoring

remote patient monitoring

Il Remote Patient Monitoring (RPM) è una modalità assistenziale che permette di monitorare alcuni parametri clinici del paziente direttamente da casa, grazie a dispositivi digitali e piattaforme informatiche dedicate. Pressione arteriosa, peso corporeo, frequenza cardiaca o sintomi riferiti vengono rilevati quotidianamente e trasmessi ai professionisti sanitari, che li integrano nel percorso di cura.

Non si tratta di un’alternativa all’assistenza tradizionale, ma di una sua estensione. L’RPM consente di “restare in contatto” tra una visita e l’altra, offrendo un follow-up continuo e particolarmente utile nella gestione delle patologie croniche.

RPM e relazione di cura

Uno dei timori più diffusi legati alla sanità digitale è il rischio di una perdita della relazione umana. In realtà, quando l’RPM è infermiere-assistito, accade spesso il contrario.

Il contatto regolare, basato sui dati raccolti, favorisce:

  • un dialogo continuo tra infermiere e paziente
  • una maggiore consapevolezza della propria condizione di salute
  • un miglior supporto all’autogestione
  • una percezione di sicurezza e vicinanza, anche a distanza

In questo senso, la tecnologia non sostituisce la relazione di cura, ma diventa uno strumento che la rafforza.