CAR-T e malattie autoimmuni pediatriche: remissione in tutti i pazienti
Scritto il 12/02/2026
da Chiara Sideri
Una singola infusione di cellule CAR-T anti-CD19 ha indotto remissione clinica o miglioramento sostanziale in tutti i pazienti pediatrici trattati per malattie autoimmuni gravi e refrattarie. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Medicine, che rappresenta una delle prime esperienze sistematiche in età pediatrica con questa strategia terapeutica. La ricerca ha coinvolto un network internazionale di centri specializzati, tra cui l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, contribuendo allo sviluppo e alla somministrazione della terapia in ambito pediatrico. Le cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) sono linfociti T geneticamente modificati per riconoscere e distruggere cellule bersaglio specifiche. Il loro impiego è oggi consolidato in alcune neoplasie ematologiche, ma negli ultimi anni si è sviluppato un crescente interesse per il loro possibile utilizzo nelle malattie autoimmuni mediate dai linfociti B.
Perché le CAR-T nelle malattie autoimmuni
Le cellule CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T cells) sono linfociti T geneticamente modificati per riconoscere e distruggere cellule bersaglio specifiche.
Molte patologie autoimmuni gravi, come il lupus eritematoso sistemico o alcune connettiviti, sono sostenute da popolazioni di cellule B autoreattive che producono autoanticorpi e alimentano l’infiammazione cronica.
Le terapie convenzionali agiscono in genere con immunosoppressione prolungata, riducendo l’attività della malattia ma senza modificare in modo definitivo il sistema immunitario patologico. L’ipotesi alla base dell’impiego delle CAR-T è invece quella di eliminare selettivamente le cellule B autoreattive, consentendo una successiva ricostituzione immunologica più tollerante.
Risultati
Dopo l’infusione, le cellule CAR-T hanno mostrato una rapida espansione in vivo e una deplezione delle cellule B circolanti.
Con un follow-up mediano di 16,5 mesi (range 9–24 mesi):
tutti gli otto pazienti hanno ottenuto remissione o miglioramento clinico sostanziale
si è osservata una riduzione significativa degli indici di attività di malattia
sono stati documentati segni di regressione del danno d’organo
Un dato particolarmente rilevante è che i pazienti hanno potuto sospendere stabilmente le terapie immunosoppressive, anche dopo la ricostituzione delle cellule B.
Un possibile “reset” del sistema immunitario
I risultati suggeriscono un meccanismo di azione che va oltre il semplice controllo dei sintomi. L’eliminazione delle cellule B autoreattive seguita dalla ricostituzione del compartimento B potrebbe determinare una sorta di reset immunologico, con una tolleranza più stabile nel tempo.
Questo approccio si differenzia dalle terapie immunosoppressive tradizionali, che richiedono trattamenti continuativi e sono associate a effetti collaterali cumulativi.
Implicazioni assistenziali per i professionisti sanitari
L’eventuale diffusione delle CAR-T nelle malattie autoimmuni comporterebbe importanti ricadute organizzative e assistenziali.
La gestione di questi pazienti richiede:
centri altamente specializzati
monitoraggio clinico e laboratoristico intensivo nelle fasi post-infusionali
competenze infermieristiche avanzate nella gestione delle tossicità immuno-mediate, come CRS e neurotossicità
In prospettiva, se i risultati saranno confermati, le CAR-T potrebbero ridurre la necessità di immunosoppressione cronica, modificando radicalmente il percorso terapeutico di alcune malattie autoimmuni pediatriche gravi.