Radioprotezione in sala ibrida: cosa deve sapere ogni infermiere

Scritto il 11/02/2026
da Francesco Prutti

La riparazione endovascolare degli aneurismi aortici (EVAR) in sala ibrida rappresenta una delle procedure più complesse della radiologia interventistica. L’utilizzo di fluoroscopia pulsata e sistemi angiografici digitali comporta esposizione a radiazioni ionizzanti per pazienti e operatori. L’analisi dei parametri dosimetrici e delle strategie di radioprotezione è fondamentale per applicare il principio ALARA e garantire sicurezza senza compromettere l’efficacia clinica.

Radioprotezione e dosimetria nelle procedure

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La radiologia interventistica rappresenta una disciplina in cui le immagini radiologiche guidano procedure terapeutiche minimamente invasive, combinando sicurezza, precisione e efficacia clinica.

Tra le procedure più comuni in ambito vascolare vi è la riparazione endovascolare degli aneurismi aortici (EVAR), eseguita in sale ibride dotate di sistemi angiografici digitali robotizzati, che consentono acquisizioni in fluoroscopia pulsata, con monitoraggio in tempo reale degli indici dosimetrici.

L’esposizione alle radiazioni ionizzanti, sia per i pazienti sia per gli operatori sanitari, è un elemento centrale nella gestione di queste procedure.

Nei pazienti, la dose viene stimata attraverso parametri come il Kerma in aria al punto di riferimento (Ka,r), il Prodotto Dose-Area (Pka/DAP) e il tempo di fluoroscopia, mentre negli operatori la valutazione si basa sulla dosimetria personale, con grandezze quali la dose efficace (Eest) e la dose alle mani (Hmani), integrate da dispositivi di protezione individuale e collettiva (DPI/DPC).

Lo studio qui presentato si propone di analizzare la dosimetria degli operatori coinvolti in procedure EVAR, valutando le dosi assorbite, identificando le aree più esposte e indagando la possibile correlazione tra dose al paziente e dose all’operatore.

L’obiettivo è fornire indicazioni pratiche per ottimizzare la radioprotezione in sala ibrida, applicando il principio ALARA e promuovendo strategie di formazione e pianificazione procedurale volte a ridurre l’esposizione senza compromettere l’efficacia clinica.

Dosimetria

La dosimetria delle radiazioni ionizzanti distingue tre categorie principali di grandezze:

  1. Radiometriche o di campo, descrivono il campo di radiazione indipendentemente dal mezzo irradiato, includendo fluenza di particelle, radianza e fluenza di energia.
  2. Dosimetriche, valutano l’energia effettivamente depositata nel mezzo: l’esposizione (carica ionica prodotta in aria), il Kerma (energia trasferita alle particelle cariche secondarie) e la dose assorbita (energia media depositata nel materiale, in Gray). Il rateo di dose indica la dose assorbita per unità di tempo.
  3. Radioprotezionistiche, stimano il rischio biologico: la dose equivalente considera il tipo di radiazione, la dose efficace tiene conto della radiosensibilità dei tessuti e degli organi. Entrambe sono espresse in Sievert e non direttamente misurabili.

Per la sorveglianza pratica, si utilizzano le grandezze dosimetriche operative, come l’equivalente di dose ambientale e direzionale per l’area, e l’equivalente di dose personale per il monitoraggio degli operatori. Questi parametri permettono di stimare in modo affidabile la dose efficace e alla pelle, rappresentando uno strumento fondamentale per la radioprotezione in ambito sanitario.

Sistema angiografico digitale

I sistemi angiografici digitali generano immagini radiologiche dall’interazione dei raggi X con i tessuti, convertendo l’attenuazione dei fotoni in matrici di pixel. La qualità dell’immagine dipende da risoluzione, efficienza del rivelatore e rumore, quest’ultimo legato alla diffusione Compton e alla natura statistica della formazione dell’immagine.

I principali componenti includono collimazione primaria, griglia antidiffusione, sistemi di controllo automatico dell’esposizione e recettori digitali, che hanno sostituito progressivamente i sistemi analogici. I rivelatori possono essere CR (fosfori fotostimolabili) o DR (Flat Panel Detector), con conversione diretta o indiretta, che consentono immagini quasi immediate e riduzione della dose.

L’apparecchiatura angiografica robotica monoplanare con arco a C integra un detettore DR e permette acquisizioni in fluoroscopia pulsata e grafia ad alto frame rate. La presenza di una camera DAP consente la misura in tempo reale degli indici dosimetrici, fondamentali per radioprotezione e ottimizzazione delle procedure.

I principali indici di dose in radiologia interventistica sono il Kerma in aria cumulativo (Ka,r), il Prodotto Dose-Area (Pka/DAP), il tempo di fluoroscopia e la Peak Skin Dose (PSD), che misura la dose alla cute del paziente. Questi parametri rappresentano strumenti essenziali per il controllo della dose, la sicurezza del paziente e la gestione del rischio radiologico.

Dispositivi di protezione

In radiologia interventistica, la riduzione della dose agli operatori si ottiene mediante dispositivi di protezione individuale (DPI) e collettiva (DPC).

  • I DPI principali sono: grembiuli in piombo o materiali equivalenti, protezione tiroidea e occhiali anti-X. L’efficacia è misurata in equivalenza in piombo; ad esempio, un camice da 0,25 mm Pb-eq attenua il fascio come una lastra di piombo dello stesso spessore. I DPI riducono significativamente l’esposizione, con contributo da radiazione retrodiffusa trascurabile.
  • I DPC comprendono: tendine anti-X sotto il tavolo operatorio, barriere mobili su rotelle, tendine in gomma anti-X e barriere sospese al soffitto.

L’uso combinato di DPI e DPC è fondamentale per ottimizzare la radioprotezione, soprattutto nelle procedure angiografiche a elevata esposizione.

Discussione e conclusioni

Le procedure endovascolari aortiche (EVAR) sono tra le più esposive in radiologia interventistica, con valori mediani di Pka tra 20.000–25.000 μGy·m² e Ka,r tra 900–1.200 mGy; i tempi di fluoroscopia variano da 9 a 18 minuti, evidenziando elevata variabilità.

Il principio ALARA guida la radioprotezione: per i pazienti si utilizzano livelli diagnostici di riferimento (LDR) come strumento di ottimizzazione, mentre per gli operatori si rispettano i limiti normativi (dose efficace, mani, cristallino).

L’ottimizzazione della dose al paziente riduce direttamente l’esposizione occupazionale, dato che la dose agli operatori è correlata a tempo di fluoroscopia, numero di acquisizioni e erogazione radiologica. Le acquisizioni di grafia possono contribuire fino al 70% della dose totale.

La dose efficace agli operatori è generalmente di pochi μSv per procedura (4–5 μSv), mentre le mani rappresentano l’area più esposta, pur rimanendo sotto i limiti annuali di 150 mSv. La dose al cristallino rimane inferiore al limite di 15 mSv/anno con corretto uso dei dispositivi di protezione. L’uso combinato di DPI e DPC, schermi sospesi e guanti schermanti è fondamentale.

La correlazione tra Pka e dose agli operatori non è sempre lineare; in letteratura, il rapporto medio Eest/Pka è circa 0,04–0,05 μSv/(Gy·cm²), utile per stime indirette in assenza di dosimetria completa.

Infine, formazione continua, pianificazione accurata e strategie di ottimizzazione sono elementi chiave per garantire la sicurezza radiologica del personale, inclusi infermieri, in sala ibrida.