Oncologia in Europa: più diagnosi, meno equità nei percorsi di cura

Scritto il 10/02/2026
da Redazione

In Europa l’incidenza delle patologie oncologiche è in costante aumento e, con essa, la pressione su servizi, personale e spesa sanitaria. Il report europeo analizza incidenza, mortalità, accesso agli screening, tempi di diagnosi e trattamento, evidenziando forti disuguaglianze tra Paesi e gruppi sociali. Un quadro che solleva interrogativi sulla capacità dei servizi di garantire cure tempestive, appropriate e sostenibili.

Incidenza in crescita, mortalità in calo

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Nel 2024, nei 27 Paesi dell’Unione europea, si stimano circa 2,7 milioni di nuove diagnosi di tumore, pari a oltre cinque diagnosi al minuto.

Dal 2000 l’incidenza complessiva è aumentata di circa il 30%, con proiezioni di ulteriore crescita nei prossimi decenni, in larga parte legata all’invecchiamento della popolazione.

Un segnale rilevante riguarda l’aumento dei tumori a esordio precoce nelle donne tra i 15 e i 49 anni. In questa fascia d’età, l’incidenza è passata da 144 a 167 casi per 100.000 tra il 2000 e il 2022 (+16%). Le sedi maggiormente coinvolte sono tiroide, mammella, melanoma cutaneo e colon-retto.

A fronte dell’aumento dell’incidenza, la mortalità oncologica mostra una riduzione complessiva: tra il 2000 e il 2023 i decessi per cancro sono diminuiti del 26% negli uomini e del 18% nelle donne. Tuttavia, il miglioramento non è uniforme.

Il report evidenzia un marcato gradiente socioeconomico. Nella fascia 40–70 anni, gli uomini con livello di istruzione più basso presentano una mortalità oncologica più elevata dell’83% rispetto ai più istruiti, tra le donne il differenziale è +31%.

Tempi di trattamento e variabilità clinica

Il ritardo nell’avvio delle terapie ha un impatto diretto sugli esiti. Una meta-analisi citata nel report stima che ogni quattro settimane di ritardo nel trattamento oncologico siano associate a un aumento del rischio di mortalità di circa il 10%. Nonostante ciò, per il tumore del colon-retto il 44% dei pazienti non riceve trattamento entro 30 giorni dalla diagnosi istologica.

Il documento segnala inoltre un’elevata variabilità nelle pratiche cliniche non sempre giustificabile:

  • il rapporto tra prostatectomie e casi di tumore alla prostata varia fino a 70 volte tra Paesi
  • la mortalità a 30 giorni dopo chirurgia del colon-retto varia fino a cinque volte
  • la percentuale di chirurgia conservativa della mammella oscilla dal 79% in Spagna a ≤50% in Romania e Polonia, nonostante esiti di sopravvivenza comparabili nei casi eleggibili

Nel 2023, circa il 7% della spesa sanitaria totale dell’UE è stato destinato all’oncologia, pari a una media di 268 euro pro capite. Il report stima che, a parità di potere d’acquisto, la spesa oncologica pro capite potrebbe aumentare del 59% entro il 2050, spinta soprattutto dall’invecchiamento demografico.

Sul fronte dei farmaci, il documento evidenzia che 4 nuovi medicinali oncologici su 10 approvati negli ultimi 25 anni non hanno dimostrato un valore terapeutico aggiunto chiaro rispetto alle alternative disponibili, rafforzando il ruolo della valutazione di appropriatezza e dell’health technology assessment.