Ecm tra obbligo professionale e accesso diseguale
Nursing Up denuncia le forti le disuguaglianze regionali sul tema della formazione Ecm
La formazione continua in medicina (ECM) resta formalmente una responsabilità individuale del professionista, ma le condizioni concrete per adempiere a questo obbligo variano in modo significativo sul territorio nazionale.
È quanto emerge dall’analisi di Nursing Up, che ha esaminato i Rapporti Agenas sulla formazione continua Ecm 2022–2024 e le Relazioni della Corte dei conti 2023–2025.
A parità di responsabilità professionali, spiegano dal sindacato, l’accesso reale alla formazione dipende dall’organizzazione dei servizi e dalle risorse economiche disponibili a livello regionale.
Nelle Regioni sottoposte a piani di rientro o con squilibri di bilancio, la formazione continua risulta più esposta a riduzioni e discontinuità, con una spesa che in alcuni casi scende sotto l’1% del costo del personale.
Secondo Agenas, la presenza di modelli regionali differenti nella gestione dell’Ecm produce competenze non uniformi all’interno dei servizi sanitari. Un aspetto che può incidere direttamente sulla qualità dell’assistenza e sull’equità delle cure offerte ai cittadini.
Al contrario, nelle Regioni in cui la formazione è programmata e integrata nella governance sanitaria - come Emilia-Romagna, Toscana, Veneto e Lombardia - l’Ecm diventa uno strumento strutturale di qualificazione professionale e di tenuta del sistema. In questi contesti, la formazione non è vissuta come un adempimento formale, ma come una leva organizzativa e clinica.
La richiesta di criteri nazionali omogenei
Per Nursing Up, il nodo è politico e organizzativo prima ancora che individuale. «I dati ufficiali confermano che la formazione continua nel Ssn non è garantita in modo uniforme», afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato.
La richiesta è quella di definire criteri nazionali omogenei che assicurino pari condizioni di accesso all’Ecm su tutto il territorio, superando le attuali disuguaglianze regionali. Un passaggio ritenuto necessario non solo per tutelare i professionisti, ma anche per rafforzare la qualità e l’uniformità dell’assistenza nel Servizio sanitario nazionale.

