Teamwork in area critica: quando il team funziona davvero

Scritto il 06/02/2026
da Alessio Mazzotta

In area critica, gli errori non nascono quasi mai dalla mancanza di tecnologia o di competenze. Nascono dal modo in cui le persone lavorano insieme. Una comunicazione data per scontata, un ruolo non assegnato, una decisione non condivisa possono fare la differenza tra stabilizzazione e deterioramento. In Terapia Intensiva e Pronto Soccorso, dove ogni minuto ha un peso clinico e il carico cognitivo è elevato, il teamwork diventa una competenza determinante per la sicurezza del paziente. In questo scenario, la leadership infermieristica emerge come una funzione clinica essenziale: non un ruolo formale, ma la capacità di guidare il team, mantenere la visione d’insieme e ridurre il rischio di errore nei momenti decisivi.

Perché il teamwork è determinante in area critica

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La letteratura sulla patient safety è concorde: una quota rilevante degli eventi avversi in area critica è associata a fattori di sistema, in particolare a fallimenti di comunicazione e coordinamento.

In Terapia Intensiva e Pronto Soccorso il paziente critico è al centro di interventi simultanei e interdipendenti: senza una regia, anche le competenze tecniche migliori perdono efficacia.

Un teamwork strutturato consente di ridurre errori evitabili, accelerare le decisioni, aumentare l’aderenza alle linee guida e preservare continuità assistenziale nelle fasi più instabili.

Il team leader in area critica

Nelle dinamiche ad alta intensità il team leader è prima di tutto una funzione: è la persona che tiene insieme priorità, tempi e risorse. Non coincide sempre con la gerarchia e può essere dinamico, cambiando al variare dello scenario (procedure, rianimazione, sepsi, shock).

In molte fasi operative l’infermiere esercita una leadership funzionale, soprattutto quando è necessario organizzare il lavoro, garantire la qualità delle manovre e proteggere il team dal sovraccarico.

Comunicazione strutturata e consapevolezza situazionale

La comunicazione a ciclo chiuso è uno degli strumenti più efficaci per ridurre errori. Ogni richiesta deve essere chiara, ripetuta da chi la riceve e confermata dopo l’esecuzione. In area critica questo modello è particolarmente utile durante rianimazioni, intubazioni, shock settico e procedure ad alto rischio, quando l’errore più frequente non è “non sapere”, ma “dare per fatto”.

Un team funziona quando condivide la stessa lettura del caso: obiettivo clinico, rischio imminente, prossimi passi. Questo modello mentale condiviso si costruisce con micro-briefing (30–60 secondi) e aggiornamenti rapidi. In Pronto Soccorso, dove le informazioni arrivano a ondate, il team leader ha il compito di riallineare il gruppo e prevenire derive operative.

Il ruolo dell’infermiere nel teamwork efficace

L’infermiere di area critica è spesso il primo a intercettare il deterioramento clinico perché osserva trend, risposta ai trattamenti e segnali precoci.

Nel teamwork efficace l’infermiere integra dati clinici e strumentali e li traduce in priorità operative, facilita la comunicazione tra professionisti, garantisce l’applicazione delle procedure e sostiene la sicurezza del paziente anche attraverso l’advocacy. Quando assume la funzione di team leader, queste competenze diventano leva organizzativa e clinica.

Simulazione e debriefing

La simulazione ad alta fedeltà non allena solo la tecnica: allena la leadership. Scenari strutturati permettono di testare assegnazione dei ruoli, comunicazione, gestione del carico e capacità di riallineare il team. Il debriefing, breve e strutturato, trasforma l’evento (simulato o reale) in apprendimento: cosa ha funzionato, cosa ha rallentato, cosa standardizzare.