Liste d’attesa, dopo 18 mesi il decreto non produce benefici concreti

Scritto il 03/02/2026
da Redazione

Quasi 58 milioni di prestazioni erogate nel 2025, ma per i cittadini l’attesa resta lunga e spesso opaca. A diciotto mesi dalla conversione in legge del Decreto Liste d’attesa, il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe mostra un divario netto tra obiettivi dichiarati e risultati concreti, con ricadute dirette sull’organizzazione dei servizi e sul lavoro quotidiano dei professionisti sanitari.

I numeri delle prestazioni non bastano a raccontare il problema

nino cartabellotta

Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe

Nel 2025, secondo i dati della Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa (PNLA), sono state prenotate 57,8 milioni di prestazioni: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici.

Un volume elevato che, tuttavia, non restituisce una fotografia reale dell’accesso alle cure. Come sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, «misurare il numero di prestazioni erogate non equivale a garantire l’accesso equo e tempestivo alle cure».

Le cinque specialità più richieste – oculistica, dermatologia/allergologia, cardiologia, ortopedia e otorinolaringoiatria – rappresentano da sole oltre il 54% delle visite specialistiche, mentre la metà degli esami diagnostici si concentra su dieci prestazioni di primo livello, come ecografie ed ecocolordoppler.

Intramoenia e rinuncia alle cure

Dall’analisi dei volumi emerge un altro dato rilevante: circa il 30% delle prestazioni ad alto volume viene erogato in intramoenia, una quota stimata confrontando il totale delle prenotazioni con quelle utilizzate per calcolare il rispetto dei tempi.

Il fenomeno si inserisce in un contesto già critico: nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, mentre la spesa out-of-pocket per visite ed esami continua a crescere.