Negli ultimi mesi, l’Italia ha contato nuove vittime di femminicidio. Donne uccise all’interno di relazioni intime, spesso al termine di percorsi segnati da violenza ripetuta, escalation progressive e segnali non sempre intercettati. Ogni caso ha un nome, una storia, una rete di affetti spezzata. Ma insieme, questi eventi restituiscono anche il profilo di un fenomeno strutturale, che attraversa la società e interroga direttamente i sistemi di tutela, cura e prevenzione. È proprio questo passaggio dalla singola storia al fenomeno strutturale che consente di leggere la violenza di genere anche come questione di salute pubblica. A inquadrarla come determinante di salute globale è un’analisi pubblicata su The Lancet, condotta nell’ambito del Global Burden of Disease Study 2023, che ha stimato la prevalenza e il carico di malattia attribuibili alla violenza da partner intimo contro le donne e alla violenza sessuale subita durante l’infanzia, in 204 Paesi e territori, nell’arco temporale compreso tra il 1990 e il 2023.
Violenza da partner intimo Global Burden of Disease Study 2023
Nell’analisi del Global Burden of Disease Study 2023 , la violenza da partner intimo (Intimate Partner Violence, IPV) viene definita come l’esperienza, nel corso della vita, di almeno un episodio di violenza fisica o sessuale perpetrato da un partner attuale o precedente, a partire dai 15 anni di età.
Si tratta di una definizione allineata a quella adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e utilizzata nei principali sistemi di sorveglianza internazionale.
Restano escluse dalla stima le forme di violenza psicologica, emotiva o coercitiva . Questa scelta non riflette una minore rilevanza clinica di tali manifestazioni, ma risponde a limiti metodologici: l’assenza di una definizione condivisa a livello globale e di un numero sufficiente di studi comparabili non consente, allo stato attuale, una modellizzazione robusta del rischio sanitario associato.
L’analisi si concentra inoltre esclusivamente sulla popolazione femminile. Anche in questo caso, la scelta è dettata dalla disponibilità delle evidenze: per gli uomini, i dati oggi disponibili non permettono di stimare in modo affidabile il carico di malattia attribuibile alla violenza da partner intimo secondo i criteri del Global Burden of Disease framework.
Prevalenza globale e distribuzione per età Nel 2023, a livello globale, 608 milioni di donne di età pari o superiore ai 15 anni avevano subito almeno un episodio di violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo nel corso della vita.
Un dato che restituisce la dimensione strutturale del fenomeno e ne conferma la rilevanza come problema di salute pubblica su scala mondiale.
La prevalenza risulta più elevata nella fascia di età 15–49 anni , per poi ridursi progressivamente nelle età successive. Questo andamento si riflette anche nella distribuzione del carico di malattia attribuibile alla violenza, che si concentra in modo particolare nelle età centrali della vita, coincidenti con le fasi di maggiore attività relazionale, riproduttiva e lavorativa.
Le stime evidenziano inoltre una marcata variabilità geografica. Le prevalenze più elevate si osservano in alcune aree dell’Africa subsahariana e dell’Asia meridionale , ma il fenomeno risulta ampiamente presente anche nei Paesi ad alto reddito, a conferma del fatto che la violenza da partner intimo attraversa contesti sociali, culturali ed economici differenti.
Il carico di malattia attribuibile alla violenza Nel 2023, la violenza da partner intimo è stata responsabile di 18,5 milioni di DALY (Disability-Adjusted Life Years) tra le donne a livello globale, configurandosi come una delle principali cause di perdita di salute nella popolazione femminile adulta.
Nello stesso anno, lo studio stima 145.000 decessi attribuibili all’esposizione a violenza da partner intimo .
Il dato più rilevante emerge tuttavia dall’analisi della composizione del carico di malattia. La quota predominante dei DALY attribuibili all’IPV non è legata a esiti traumatici acuti o a lesioni immediatamente riconducibili all’evento violento, ma a condizioni croniche, in larga parte di natura psichica.
Questo profilo conferma come l’impatto sanitario della violenza si manifesti soprattutto nel medio e lungo termine , attraverso percorsi di malattia spesso silenziosi, progressivi e non sempre riconosciuti come conseguenza diretta dell’esposizione alla violenza.
Esiti sanitari associati Tra gli otto esiti sanitari associati alla violenza da partner intimo identificati dallo studio, i principali contributori al carico complessivo di malattia sono i disturbi d’ansia , il disturbo depressivo maggiore e l’autolesionismo.
Queste condizioni rappresentano, nel loro insieme, la quota più consistente dei DALY attribuibili all’IPV.
Il dato conferma che l’impatto sanitario della violenza da partner intimo si esprime prevalentemente attraverso esiti non immediatamente visibili, caratterizzati da un andamento progressivo e spesso intercettati tardivamente dai servizi sanitari. La violenza agisce così come fattore di rischio che incide in modo profondo e duraturo sulla salute mentale, più che attraverso esiti traumatici acuti.
Accanto ai disturbi psichici, lo studio documenta associazioni con altri esiti sanitari , tra cui disturbi da uso di sostanze, complicanze ostetriche, infezione da HIV e, in alcune aree geografiche, una quota significativa di morti e lesioni da violenza interpersonale, a testimonianza della natura trasversale e sistemica dell’impatto sanitario dell’IPV.
Violenza sessuale nell’infanzia Accanto alla violenza da partner intimo, l’analisi prende in esame la violenza sessuale subita prima dei 18 anni , stimando che nel 2023 1,01 miliardi di persone nel mondo ne avessero fatto esperienza.
Il carico di malattia attribuibile a questa esposizione risulta particolarmente elevato, con 32,2 milioni di DALY stimati nello stesso anno.
Gli esiti sanitari associati sono numerosi e riguardano diversi ambiti della salute. Oltre ai disturbi depressivi e d’ansia, lo studio documenta associazioni con condizioni quali schizofrenia , disturbi dell’alimentazione, diabete di tipo 2 , disturbi da uso di sostanze e comportamenti autolesivi e suicidari.
Nel loro insieme, questi dati delineano la violenza sessuale precoce come un fattore di rischio che agisce lungo l’intero arco della vita , con effetti che possono manifestarsi anche a distanza di molti anni dall’esposizione. La violenza nell’infanzia non rappresenta quindi un evento confinato nel tempo, ma un determinante capace di influenzare in modo persistente i percorsi di salute e malattia in età adulta.
Violenza e sanità pubblica Attraverso il framework comparativo del Global Burden of Disease, lo studio colloca la violenza da partner intimo e la violenza sessuale subita nell’infanzia tra i principali fattori di rischio globali per la perdita di salute , con un impatto particolarmente rilevante nelle donne in età giovane-adulta.
Il dato centrale non è soltanto quantitativo, ma concettuale. La violenza non viene più considerata esclusivamente come questione sociale, culturale o giudiziaria, ma come fattore di rischio sanitario prevenibile, associato a esiti misurabili in termini di mortalità, disabilità e riduzione della qualità di vita lungo il corso dell’esistenza.
In questa prospettiva, i casi di cronaca rappresentano la parte più visibile di un fenomeno che genera un carico di malattia continuo, diffuso e spesso silenzioso, e che chiama in causa direttamente i sistemi sanitari. Riconoscere la violenza come determinante di salute significa spostare l’attenzione dall’evento isolato ai percorsi di cura, prevenzione e intercettazione precoce, ambiti in cui il ruolo dei professionisti della salute diventa centrale.
Bibliografia GBD 2023 Intimate Partner Violence and Sexual Violence against Children Collaborators. (2026). Disease burden attributable to intimate partner violence against females and sexual violence against children in 204 countries and territories, 1990–2023: A systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2023. The Lancet, 407, 31–52. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(25)02503-6