Sanità privata e RSA, contratti fermi da anni: scatta lo stato di agitazione

Scritto il 28/01/2026
da Redazione

Contratti scaduti da oltre un decennio, salari più bassi rispetto al pubblico e nessuna convocazione del tavolo di confronto promesso. È questo lo scenario che ha portato i sindacati della sanità privata e delle RSA a proclamare lo stato di agitazione, coinvolgendo oltre 300mila lavoratrici e lavoratori del settore.

Il tavolo annunciato che non arriva

A distanza di settimane dall’incontro istituzionale del 22 dicembre al Ministero della Salute, il confronto per il rinnovo dei Ccnl della sanità privata e delle RSA non è ancora partito.

Una mancata convocazione che, secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, smentisce gli impegni assunti e alimenta una frustrazione ormai diffusa tra il personale.

Il nodo riguarda i Ccnl applicati nelle strutture sanitarie private accreditate e nelle residenze per anziani, scaduti da 8 a 13 anni a seconda dei comparti, senza alcuna prospettiva concreta di rinnovo.

Tra le criticità più rilevanti emerge il divario retributivo rispetto alla sanità pubblica. Per alcune figure, in particolare gli infermieri, la differenza salariale può arrivare a circa 500 euro al mese.

Una distanza che incide sull’attrattività del lavoro nel privato accreditato e contribuisce alla mobilità verso il settore pubblico o verso altre opportunità. Una situazione che pesa non solo sui professionisti, ma anche sulla tenuta dei servizi, soprattutto in contesti che assistono persone fragili e non autosufficienti.

Accreditamento e risorse pubbliche sotto osservazione

I sindacati chiedono un ruolo più incisivo delle istituzioni, a partire dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni. Al centro della richiesta c’è un principio chiaro: le strutture che ricevono risorse pubbliche dovrebbero essere vincolate all’applicazione e al rinnovo dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Secondo le sigle, non è più sostenibile un sistema in cui l’accreditamento istituzionale procede senza garanzie aggiornate sulle condizioni di lavoro del personale.

La proclamazione dello stato di agitazione rappresenta un passaggio formale, ma dal forte valore simbolico. In assenza di risposte rapide, i sindacati annunciano la possibilità di iniziative di mobilitazione più incisive, ribadendo comunque la disponibilità al confronto.