Professioni sanitarie, Cimo-Fesmed: valorizzazione senza confondere ruoli

Scritto il 27/01/2026
da Redazione

Valorizzare le professioni sanitarie è un obiettivo condivisibile e necessario, ma secondo Cimo-Fesmed questo percorso non può prescindere dal rispetto dei ruoli, delle competenze e dei livelli di responsabilità. È questa la linea portata dalla Federazione dei medici dirigenti all’attenzione della Commissione Affari Sociali della Camera, nel ciclo di audizioni sul disegno di legge in materia di professioni sanitarie e responsabilità professionale.

Una valorizzazione necessaria, ma con confini chiari

professionista sanitario

Nel documento trasmesso alla Commissione, Cimo-Fesmed riconosce esplicitamente la gravità della crisi che attraversa il personale sanitario del Servizio sanitario nazionale e definisce condivisibile l’intento del legislatore di rafforzare il valore delle professioni sanitarie.

Allo stesso tempo, però, la Federazione mette in guardia da un rischio preciso: che la valorizzazione delle professioni non mediche possa tradursi in una sovrapposizione di ruoli e competenze.

La valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche – si legge nel documento – non deve e non può costituire in alcun modo una minaccia per il ruolo, le competenze e la professionalità dei medici, frutto di un percorso formativo ed esperienziale specifico.

L’atto medico come nodo centrale

Tra i punti qualificanti dell’intervento, Cimo-Fesmed individua nel disegno di legge un’occasione per affrontare un tema mai risolto in modo definitivo: la definizione di atto medico.

Secondo la Federazione, chiarire quali attività siano attribuite in via esclusiva al medico rappresenterebbe un passaggio essenziale per garantire collaborazione multidisciplinare senza ambiguità operative o conflitti di responsabilità.

Nel testo viene proposta una definizione ampia di atto medico, che include attività cliniche, diagnostiche, terapeutiche, organizzative, formative e tecnologiche, sottolineando che la responsabilità ultima resta in capo al medico abilitato, anche quando l’atto venga eseguito sotto supervisione o prescrizione.

Responsabilità professionale e limiti organizzativi

Un altro fronte critico riguarda la responsabilità professionale. Cimo-Fesmed definisce “paradossale” l’impostazione secondo cui la colpa grave possa essere esclusa solo a fronte di comportamenti proattivi del professionista, anche in presenza di carenze strutturali e organizzative.

È noto – osserva la Federazione – che il singolo esercente non ha alcun potere di incidere sulla scarsità di risorse umane o strumentali, rendendo problematica una norma che lega la valutazione della responsabilità a fattori non controllabili dal professionista.

In questo quadro, viene ribadita la preferenza per un’impostazione che riduca la rilevanza penale dell’errore quando la prestazione è conforme a linee guida e buone pratiche adeguate al caso concreto.

Competenze, formazione e rischio di sovrapposizioni

Nel passaggio dedicato allo sviluppo delle competenze, Cimo-Fesmed richiama la necessità di una revisione complessiva dell’attuale assetto delle professioni sanitarie, definito frammentato e caratterizzato da sovrapposizioni.

La certificazione delle competenze, secondo la Federazione, non può essere autoreferenziale né demandata esclusivamente a soggetti formativi, ma deve rimanere sotto il coordinamento del Ministero della Salute e degli Ordini professionali.

L’obiettivo dichiarato è evitare conflitti di interesse e garantire che l’evoluzione delle competenze avvenga nel rispetto dei ruoli e delle responsabilità.