Conferenza delle Regioni: il bilancio delle decisioni sanitarie del 2025

Scritto il 08/01/2026
da Redazione

La Conferenza delle Regioni traccia il bilancio delle decisioni sanitarie del 2025: oltre 136 miliardi per il Fondo sanitario nazionale, investimenti sulla telemedicina e nuovi parametri per ridurre le disuguaglianze territoriali. Scelte che incidono sull’organizzazione dei servizi e sul lavoro quotidiano dei professionisti della salute.

La sanità come priorità di sistema

Nel bilancio di fine anno, la Conferenza delle Regioni ribadisce la centralità del Servizio sanitario nazionale nelle politiche regionali. L’obiettivo dichiarato è garantire stabilità finanziaria e programmazione pluriennale, evitando interventi emergenziali che ricadono sui servizi e, di conseguenza, sul carico di lavoro dei professionisti sanitari.

Il messaggio è chiaro: la tenuta del sistema passa da scelte strutturali che tengano insieme sostenibilità economica, accesso uniforme alle cure e capacità di innovare i modelli assistenziali.

Telemedicina e sanità digitale

Tra i principali interventi del 2025 figura il via libera alle risorse per la piattaforma nazionale di telemedicina, approvata in sede di Conferenza Stato-Regioni. La gestione è affidata ad Agenas, con integrazione nelle infrastrutture regionali.

Le Regioni definiscono il progetto strategico, ma sottolineano la necessità di risorse aggiuntive e di una chiara definizione dei fabbisogni. Un passaggio cruciale anche per infermieri e professionisti territoriali, chiamati a integrare strumenti digitali nei percorsi di presa in carico, monitoraggio e continuità assistenziale.

Distribuzione delle risorse

Un altro nodo centrale riguarda il riparto del Fondo sanitario nazionale 2025, che supera i 136 miliardi di euro. Restano confermati i criteri legati a popolazione, età e indicatori socio-economici, ma viene introdotta una novità rilevante: nella quota premiale entrano parametri come densità abitativa ed estensione territoriale.

La misura punta a riconoscere i maggiori costi organizzativi delle aree interne e montane, dove garantire servizi essenziali richiede più risorse e un impegno assistenziale spesso superiore. Un elemento che può incidere sulla distribuzione del personale e sulla tenuta dei servizi di prossimità.

Piani nazionali e LEA

Il 2025 segna anche l’approvazione o la proroga di alcuni strumenti di programmazione chiave: il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2023-2025 viene esteso di un anno, mentre ricevono il via libera il Piano nazionale per la Salute Mentale e quello per la cronicità.

Contestualmente, prosegue l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza e l’impegno congiunto per ridurre le liste d’attesa, un tema che impatta direttamente sull’organizzazione dei percorsi e sulla pressione operativa nei servizi ospedalieri e territoriali.

Manovra finanziaria e nodi ancora aperti

Sul fronte della legge di bilancio, le Regioni riconoscono passi avanti: riduzione del contributo alla finanza pubblica per il 2026 e revisione della contabilizzazione del Fondo anticipazioni di liquidità, con effetti meno gravosi sui bilanci regionali.

Valutati positivamente anche l’incremento delle risorse sanitarie e il finanziamento stabile delle borse di studio, elementi che incidono sulla formazione e sulla disponibilità futura di personale. Resta però una criticità sull’inserimento della disciplina dei LEP nella manovra, tema che richiederà ulteriori confronti istituzionali.

Contratti e programmazione del personale

Il 2025 si chiude con il completamento dei rinnovi contrattuali 2022-2024 per sanità e funzioni locali. Un passaggio rilevante per la stabilità del lavoro pubblico, mentre sono già in preparazione gli atti di indirizzo per la nuova tornata contrattuale.

L’obiettivo indicato dalle Regioni è allineare durata dei contratti e tempi di negoziazione, favorendo una programmazione più efficace del personale e una maggiore continuità organizzativa nei servizi.

Cosa cambia per i professionisti della salute

Le decisioni assunte delineano un quadro di maggiore certezza finanziaria e di spinta all’innovazione, ma lasciano aperte alcune sfide: definizione operativa della telemedicina, reale impatto dei nuovi criteri di equità e capacità di tradurre piani e LEA aggiornati in servizi accessibili.

Per infermieri e operatori sanitari, il 2025 segna un passaggio di consolidamento. Resta centrale la capacità delle Regioni di trasformare risorse e programmazione in modelli assistenziali sostenibili, capaci di garantire qualità delle cure e condizioni di lavoro coerenti con le nuove responsabilità richieste.