Presidi di primo intervento mai attivati
Mancanza di infermieri per i presidi alpini
Durante i mesi di maggiore affluenza turistica, i servizi di primo intervento traumatologico avrebbero dovuto garantire una risposta sanitaria rapida a sciatori e residenti nelle aree di Madonna di Campiglio e Sèn Jan di Fassa.
La programmazione prevedeva l’apertura dei presìdi già prima delle festività natalizie, con l’obiettivo di intercettare in loco i traumi minori e ridurre il carico sugli ospedali di riferimento di Tione e Cavalese.
La mancata disponibilità di personale infermieristico ha però reso impossibile la copertura dei turni. Dopo alcuni rinvii, le aperture sono state definitivamente annullate, lasciando scoperti territori ad alta pressione assistenziale proprio nel periodo di massima richiesta.
Un bando urgente per la stagione invernale
Per fronteggiare l’emergenza, l’Azienda sanitaria provinciale ha pubblicato un avviso di selezione rivolto a infermieri in regime di libera professione, con incarichi fino al termine della stagione sciistica, fissato al 6 aprile 2026.
Il bando, con scadenza a metà gennaio, prevede contratti autonomi e richiede il possesso della laurea in infermieristica, l’iscrizione all’albo professionale e una posizione fiscale idonea all’attività libero-professionale.
Si tratta di una soluzione straordinaria, pensata per coprire un fabbisogno stagionale non assorbibile attraverso le ordinarie graduatorie o il ricorso a personale interinale.
L’organizzazione dei turni varia in base alla località: a Madonna di Campiglio l’orario previsto è dalle 10 alle 18, mentre a Sèn Jan di Fassa dalle 10 alle 19. Il compenso stabilito è di 40 euro lordi all’ora, che corrispondono a circa 320–360 euro lordi al giorno a seconda della durata del turno.
Su base mensile, considerando i giorni lavorativi e i riposi, la retribuzione può superare i 6.000 euro lordi, una cifra nettamente superiore allo stipendio medio di un infermiere dipendente del Servizio sanitario pubblico. Tuttavia, si tratta di compensi legati a incarichi temporanei, privi delle tutele tipiche del lavoro subordinato.
Le criticità evidenziate dal punto di vista professionale
Dal punto di vista sindacale, l’offerta economica non è considerata sufficiente a rendere realmente attrattivi questi incarichi. Viene sottolineato come la tariffa oraria non rifletta pienamente il livello di competenze richieste, soprattutto in contesti ad alta intensità assistenziale come quelli legati alla traumatologia in ambiente montano.
A questo si aggiunge una gestione percepita come emergenziale, basata su soluzioni temporanee piuttosto che su una pianificazione strutturata delle risorse umane per i territori turistici.
Un elemento centrale resta quello logistico. Le spese di trasporto, soprattutto per chi utilizza il mezzo privato, incidono in modo significativo sul guadagno netto orario. Ancora più rilevante è il tema degli alloggi: nelle località turistiche di alta quota, durante l’alta stagione, i costi di affitto sono elevati e la disponibilità di soluzioni temporanee è limitata.
In assenza di alloggi convenzionati o agevolazioni dedicate, il trasferimento per periodi di alcune settimane o mesi diventa difficilmente sostenibile, anche a fronte di compensi apparentemente elevati.

