Perché il criterio del massimo ribasso mette a rischio la cura
Il benessere di una persona che convive con una stomia o con l’incontinenza dipende dalla sapienza delle mani e della mente che guidano il paziente nel suo percorso di riabilitazione.
Un presidio per stomia non è un prodotto da acquistare al ribasso: è un alleato per la dignità, l’autonomia e la vita quotidiana. Oggi, però, due logiche convergenti mettono a rischio questo equilibrio:
- Gare d’acquisto focalizzate sul solo risparmio: bandi che non garantiscono appropriatezza e libera scelta, costringendo i pazienti a soluzioni non idonee alle loro specifiche esigenze anatomiche e cliniche. Il rischio? Un semplice cambio di fornitore può significare mesi di adattamento doloroso e complicanze evitabili.
- La giungla digitale del “fai da te”: il mercato online, senza regole e controllo, scavalca la consulenza del professionista e mette in dubbio la garanzia delle certificazioni obbligatorie, come la marcatura CE. Questo approccio espone i cittadini a rischi sanitari concreti e vanifica il ruolo dell’educazione terapeutica.
I costi nascosti della bassa qualità
Scegliere il dispositivo meno costoso o non investire nella competenza stabile dei professionisti non è una strategia di risparmio, ma una fonte certa di spesa futura, che si declina in:
- Costi clinici diretti: presidi inadeguati e assistenza non specialistica generano lesioni cutanee, infezioni e riammissioni ospedaliere.
- Costi sociali e di produttività: la perdita di autonomia del paziente ricade sul benessere delle famiglie e sulla capacità lavorativa delle persone.
- Costi collettivi sostenuti dal SSN: ogni complicanza evitabile si traduce in prestazioni aggiuntive, farmaci e giorni di degenza, gravando sulla spesa pubblica.
Un appello per il futuro del Servizio Sanitario
Fais desidera camminare a fianco degli infermieri e di tutti i professionisti della cura, con una missione precisa: rivendicare un sistema sanitario che sappia finalmente rimettere al centro, come suo perno fondamentale, il valore della relazione terapeutica. Per farlo, lanciamo un appello chiaro e forte.
Chiediamo che le gare d’acquisto diventino strumenti di progresso, premiando concretamente la qualità, la personalizzazione, la sostenibilità e l’innovazione dei dispositivi, per superare una volta per tutte la miopia del massimo ribasso.
Chiediamo un Piano nazionale che riconosca, specializzi e valorizzi la professione infermieristica, garantendo formazione continua, continuità assistenziale e un riconoscimento economico all’altezza della sua importanza. E chiediamo, infine, che vengano istituiti tavoli tecnici permanenti dove le voci delle società scientifiche, delle associazioni pazienti e dei professionisti possano incontrarsi per definire insieme standard di qualità condivisi.
Solo così, solo coltivando questa alleanza virtuosa fra dispositivi certificati, innovazione responsabile e professionisti qualificati e valorizzati, potremo garantire ai cittadini quella dignità e quella efficienza di cura che rappresentano il fine ultimo di un sistema sanitario davvero civile.

