Colesterolo LDL, nelle donne terapie anti-PCSK9 meno efficaci nonostante una maggiore aderenza

Scritto il 29/09/2026
da Redazione

Le donne trattate con anticorpi monoclonali anti-PCSK9 per ridurre il colesterolo LDL mostrano una risposta meno marcata rispetto agli uomini, pur risultando più aderenti alla terapia. È quanto emerge dai dati del registro multicentrico italiano AT-TARGET-IT, richiamati dalla Società Italiana di Cardiologia (SIC) in occasione della Giornata Mondiale del Cuore del 29 settembre. I risultati riportano l’attenzione sulle differenze di genere nella gestione dell’ipercolesterolemia e, più in generale, sulla necessità di considerare con maggiore attenzione il profilo di rischio cardiovascolare femminile.

Lo studio su oltre 2.600 pazienti

L’analisi è stata condotta in oltre 30 centri italiani e ha coinvolto 2.613 pazienti in trattamento con anticorpi monoclonali anti-PCSK9. Le donne erano 806, pari al 30,8% del campione.

Già all’inizio del trattamento emergevano differenze tra i due gruppi. Le donne presentavano un’età media più elevata e valori basali di LDL-C superiori: 156,2 mg/dL contro 136,9 mg/dL negli uomini. Nella popolazione femminile risultavano inoltre più frequenti l’intolleranza alle statine e un minore utilizzo della terapia ipolipemizzante orale combinata.

Riduzione dell’LDL-C inferiore nelle donne

Secondo i dati presentati dalla SIC, la riduzione percentuale del colesterolo LDL nelle donne è rimasta inferiore rispetto a quella osservata negli uomini durante il periodo di trattamento.

Nell’analisi le donne hanno mostrato una riduzione percentuale del colesterolo LDL, costantemente inferiore nel tempo rispetto agli uomini: una differenza di nove punti percentuali a sei mesi dal trattamento e di 5,9 punti dopo tre anni, spiega Pasquale Perrone Filardi, coordinatore del registro AT-TARGET-IT, Past President SIC e direttore del Dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell’Università Federico II di Napoli.

La differenza si riflette anche nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici: il 51,7% delle donne ha raggiunto i target raccomandati dalle linee guida internazionali, rispetto al 64,6% degli uomini.

L’aderenza alla terapia non spiega il divario

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’aderenza terapeutica. Il minore raggiungimento dei target nelle donne non sarebbe infatti spiegato da una minore continuità nell’assunzione della terapia.

Al contrario, secondo i dati riportati dal registro, l’aderenza è risultata più frequente ed elevata nella popolazione femminile.

Questo elemento rende più complessa l’interpretazione della differenza osservata. Gli stessi esperti sottolineano come siano necessari ulteriori approfondimenti per comprendere quali fattori possano contribuire alla diversa risposta.

La minore efficacia della terapia sembra dunque legata a fattori biologici o clinici ancora da indagare. Resta comunque necessaria una maggiore attenzione al profilo di rischio cardiovascolare femminile, sottolinea Gianfranco Sinagra, presidente della Società Italiana di Cardiologia.

Il nodo della medicina di genere

Le differenze osservate assumono particolare interesse anche perché, come ricorda Perrone Filardi, le raccomandazioni terapeutiche per il raggiungimento dei target di LDL-C non prevedono obiettivi differenti sulla base del sesso.

Il registro fotografa però una diversa situazione nella pratica clinica, nella quale le donne arrivano al trattamento con caratteristiche differenti e raggiungono meno frequentemente gli obiettivi lipidici.

I risultati non consentono, da soli, di stabilire che il sesso sia la causa della diversa risposta farmacologica. Le differenze basali tra i gruppi e gli altri fattori clinici devono essere tenuti in considerazione e rendono necessari ulteriori studi.

Più attenzione al rischio cardiovascolare femminile

Per la SIC, i risultati rafforzano la necessità di una gestione maggiormente personalizzata della prevenzione cardiovascolare nelle donne, a partire dalla valutazione complessiva del rischio e dal monitoraggio della risposta alla terapia.

Le attuali strategie terapeutiche anti-PCSK9, sviluppate in studi a prevalenza maschile, dovrebbero adottare un approccio più personalizzato per le donne, dalla scelta delle molecole al monitoraggio più frequente dei target lipidici, conclude Perrone Filardi.

Il dato centrale non riguarda quindi soltanto l’aderenza farmacologica, ma la capacità di verificare nel tempo l’effettivo raggiungimento dei target di LDL-C. Un aspetto che interessa l’intero team assistenziale e che, nella gestione delle persone ad alto rischio cardiovascolare, richiede continuità del follow-up, educazione terapeutica e monitoraggio dei fattori di rischio.

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