Alloggi Aler per infermieri a Lodi: sei case a canone agevolato 


Scritto il 26/02/2026
da Redazione

Sei abitazioni a canone concordato destinate a infermieri e operatori sociosanitari dell’Asst di Lodi. È quanto prevede l’accordo siglato tra Regione Lombardia, Aler Pavia-Lodi e Asst, con l’obiettivo di favorire la permanenza stabile dei professionisti nei territori più esposti alla carenza di personale.

L’intesa tra Regione, Aler e Asst

La convenzione, della durata di 15 anni, è stata firmata a Palazzo Lombardia alla presenza del presidente della Regione Attilio Fontana, dell’assessore alla Casa Paolo Franco, della presidente di Aler Pavia-Lodi Monica Guarischi e del direttore generale dell’Asst di Lodi Guido Grignaffini.

Gli alloggi sono distribuiti tra Lodi, Casalpusterlengo, Caselle Landi e Codogno: due a Lodi (via Isola Caprera 5), uno a Casalpusterlengo (via Fausto Coppi 26), due a Caselle Landi (via Guglielmo Marconi 29 e via Padre Losi 32) e uno a Codogno (via Madre Tondini 3). I proventi della valorizzazione saranno reinvestiti nella manutenzione ordinaria degli immobili.

L’iniziativa si inserisce nel più ampio tema dell’attrattività del sistema sanitario lombardo, alle prese con difficoltà di reclutamento e stabilizzazione del personale.

Secondo quanto evidenziato dai firmatari dell’accordo, l’incidenza dei costi abitativi rappresenta uno dei principali ostacoli alla permanenza degli operatori sanitari sul territorio, in particolare nelle aree periferiche o meno centrali della Regione.

L’obiettivo dichiarato è duplice: sostenere infermieri e Oss dal punto di vista abitativo e rafforzare la continuità assistenziale nei territori in cui operano.

Una misura di welfare territoriale

Dal punto di vista organizzativo, l’accordo rientra in una strategia di welfare aziendale finalizzata a favorire l’arrivo di nuovi professionisti e a ridurre il turn over.

Intese analoghe erano già state attivate a Milano e nel Nord Milanese, segnale di un modello che la Regione punta a estendere anche ad altre realtà territoriali.

Resta aperta la questione strutturale: il sostegno abitativo può rappresentare un incentivo concreto, ma si inserisce in un quadro più ampio che comprende retribuzioni, carichi di lavoro, prospettive di carriera e condizioni organizzative.

In un contesto di mobilità crescente dei professionisti sanitari, la stabilità non dipende da un solo fattore, ma da un equilibrio complessivo tra lavoro, qualità della vita e riconoscimento professionale.