Embolia polmonare acuta: cosa cambia con le nuove Linee Guida AHA/ACC 2026

Scritto il 27/02/2026
da Chiara Sideri

L’embolia polmonare è l’ostruzione di un’arteria del polmone (arteria polmonare) con un accumulo di materiale solido portato in circolo (embolo), generalmente un coagulo di sangue (trombo) o, raramente, altro materiale. Questa condizione continua a rappresentare una delle emergenze cardio-polmonari più insidiose per i professionisti sanitari. La variabilità clinica è ampia: si passa da forme incidentali e asintomatiche fino a quadri di shock e insufficienza cardiopolmonare severa. In questo scenario, la rapidità decisionale e la corretta stratificazione del rischio diventano determinanti per la prognosi. Le nuove Linee Guida AHA/ACC 2026 introducono un cambio di prospettiva importante: non si limitano a ridefinire algoritmi diagnostici e scelte terapeutiche, ma propongono una lettura più dinamica dell’embolia polmonare, orientata alla personalizzazione del percorso clinico e alla collaborazione multidisciplinare.

Una nuova classificazione clinica

Il cambiamento più evidente riguarda l’introduzione delle Acute Pulmonary Embolism Clinical Categories, un sistema che supera la storica distinzione tra embolia “massiva” e “submassiva”.

La nuova classificazione suddivide i pazienti in cinque categorie (A–E), integrando dati clinici, parametri emodinamici, imaging e biomarcatori. L’obiettivo è migliorare la precisione prognostica e guidare in modo più coerente le decisioni terapeutiche. In sintesi:

  • Categoria A: embolia incidentale e asintomatica
  • Categoria B: paziente sintomatico ma a basso rischio
  • Categoria C: rischio aumentato con possibili segni di disfunzione ventricolare destra
  • Categoria D: insufficienza cardiopolmonare incipiente
  • Categoria E: insufficienza cardiopolmonare conclamata e instabilità emodinamica

La novità concettuale è che il paziente non viene più fotografato in modo statico: la categoria può cambiare nel tempo e richiede rivalutazioni cliniche continue.

Imaging: la CTPA resta il riferimento

L’angio-TC polmonare (CTPA) viene confermata come metodica di prima scelta grazie alla sua accuratezza diagnostica e alla capacità di fornire informazioni aggiuntive utili alla gestione clinica. Oltre a confermare o escludere la presenza di emboli, la TC permette infatti di:

  • valutare il ventricolo destro
  • identificare segni di sovraccarico cardiaco
  • evidenziare eventuali diagnosi alternative

La scintigrafia ventilazione/perfusione resta indicata in casi selezionati, come nei pazienti con controindicazioni al mezzo di contrasto o in gravidanza. Un elemento innovativo riguarda la richiesta esplicita di parametri quantitativi nel referto, in particolare il rapporto ventricolo destro/ventricolo sinistro, considerato cruciale per la stratificazione del rischio.

Follow-up

Un altro aspetto centrale riguarda il periodo post-acuto. La gestione del paziente non si conclude con la stabilizzazione clinica: è necessario monitorare nel tempo la presenza di dispnea, limitazioni funzionali o segni di possibile evoluzione verso malattia tromboembolica cronica.

Le linee guida suggeriscono un follow-up attivo almeno nel primo anno, trasformando la fase post-dimissione in un momento chiave per prevenire disabilità e cronicizzazione.