Dal letto del paziente all’aula: le sfide degli infermieri che diventano formatori

Scritto il 06/05/2026
da Mauro Mastronardi

Il ruolo del nurse educator rappresenta oggi uno dei pilastri fondamentali per garantire la qualità della formazione infermieristica e, di conseguenza, dell’assistenza sanitaria. Tuttavia, il passaggio dalla pratica clinica all’insegnamento non è un processo lineare né privo di criticità. Sempre più studi evidenziano come questa transizione costituisca una fase complessa, spesso caratterizzata da difficoltà emotive, professionali e organizzative. Una recente scoping review pubblicata su Nurse Education in Practice analizza proprio questo fenomeno, offrendo una sintesi delle evidenze disponibili sul vissuto degli infermieri che intraprendono il ruolo di educatori . I risultati mostrano un quadro chiaro: diventare nurse educator non significa semplicemente trasferire competenze cliniche, ma affrontare una vera e propria ridefinizione identitaria.

Una transizione tutt’altro che semplice

La letteratura scientifica ha da tempo riconosciuto le criticità di questo passaggio. Studi precedenti hanno descritto il percorso da infermiere esperto a docente come un processo segnato da incertezza, perdita di sicurezza e difficoltà di adattamento.

Anderson (2009), ad esempio, utilizza metafore evocative come quella del “naufragio” per descrivere la sensazione di smarrimento iniziale. Allo stesso modo, Schoening (2013) evidenzia come il cambiamento di ruolo implichi una trasformazione profonda delle competenze richieste, mentre Cangelosi et al. (2009) sottolineano che l’esperienza clinica non si traduce automaticamente in competenza didattica.

Queste evidenze trovano conferma anche nella revisione più recente, che identifica un elemento chiave: il cosiddetto “transition shock”. Questo concetto descrive l’impatto emotivo e professionale che si verifica quando un individuo entra in un nuovo ruolo senza adeguata preparazione.

Gli infermieri neo-educatori riportano frequentemente sentimenti di ansia, inadeguatezza, isolamento e stress, accompagnati da una percezione di impreparazione rispetto alle competenze pedagogiche richieste.