Bambini e dipendenze digitali: rischi, segnali e nuove misure

Scritto il 25/07/2026
da Chiara Sideri

La proposta di legge presentata al Senato per limitare l’esposizione ai dispositivi digitali nei primi tre anni riporta l’attenzione su un problema che va oltre il conteggio delle ore trascorse davanti agli schermi. Età, contenuti, contesto familiare e conseguenze sulla vita quotidiana contribuiscono a determinare se il digitale rappresenti una risorsa, un’abitudine da correggere o una condizione che richiede un intervento sanitario. Smartphone, tablet, piattaforme sociali e videogiochi sono ormai parte dell’ambiente nel quale crescono bambine, bambini e adolescenti. La loro presenza, tuttavia, non produce effetti identici in tutte le persone né consente di stabilire un rapporto automatico tra esposizione e danno. Le evidenze più recenti invitano a considerare non soltanto la durata, ma anche l’età di inizio, la qualità dei contenuti, il momento della giornata, la presenza di una figura adulta e le attività che il digitale finisce per sostituire.[1]

Esposizione, uso problematico e dipendenza

Parlare genericamente di “dipendenza digitale” può essere fuorviante. Un utilizzo frequente dello smartphone non coincide necessariamente con un disturbo, così come una reazione di protesta quando il dispositivo viene tolto non è sufficiente per formulare una diagnosi.

L’American Academy of Pediatrics definisce l’uso problematico di Internet e dei media digitali come un comportamento rischioso, eccessivo o compulsivo associato a conseguenze negative sul piano fisico, emotivo, sociale o funzionale. Ciò che conta, quindi, non è soltanto il tempo trascorso online, ma l’interferenza con sonno, scuola, relazioni, movimento e attività quotidiane.[1]

I criteri diagnostici per un generico disturbo da uso problematico di Internet sono ancora in evoluzione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce invece nell’ICD-11 il gaming disorder, caratterizzato da perdita di controllo sul gioco, priorità crescente attribuita al gaming e prosecuzione nonostante conseguenze negative significative.[4]

Il termine dipendenza dovrebbe quindi essere utilizzato con prudenza, evitando sia di patologizzare ogni comportamento digitale intenso sia di sottovalutare situazioni nelle quali il funzionamento quotidiano è realmente compromesso.

Gli effetti dipendono da età, contenuti e contesto

La ricerca non sostiene l’idea che ogni esposizione agli schermi sia necessariamente dannosa. Descrive invece un rapporto complesso, nel quale alcuni utilizzi possono offrire opportunità di apprendimento, comunicazione e accessibilità, mentre altri possono interferire con esperienze importanti per lo sviluppo.

Una parte considerevole degli studi è osservazionale. Questo significa che può individuare associazioni, ma non sempre stabilire quale sia la causa e quale l’effetto. Una bambina o un bambino con difficoltà di autoregolazione, per esempio, potrebbe essere maggiormente attratto dal dispositivo; allo stesso tempo, l’uso frequente dello schermo come strumento per calmare potrebbe limitare le occasioni di apprendere strategie alternative.[1,3]

Linguaggio e apprendimento

Nei primi anni il linguaggio cresce attraverso l’interazione diretta: ascolto, turnazione comunicativa, contatto visivo, imitazione, gioco e risposta della persona adulta.

Una metanalisi pubblicata su JAMA Pediatrics ha rilevato che una maggiore quantità di esposizione agli schermi era associata, in media, a competenze linguistiche inferiori. Contenuti educativi adeguati all’età e co-visione con una figura adulta risultavano invece associati a esiti più favorevoli.[2]

Anche i contenuti di qualità, tuttavia, non offrono gli stessi benefici dell’interazione diretta e attenta con una persona adulta. Nei bambini più piccoli è inoltre presente il cosiddetto transfer deficit: le informazioni osservate su uno schermo bidimensionale vengono trasferite con maggiore difficoltà alle esperienze del mondo reale.[1]

Il problema non consiste quindi soltanto in ciò che il bambino guarda, ma anche nel tempo sottratto alla conversazione, alla lettura condivisa, al gioco simbolico e all’esplorazione dell’ambiente.

Sonno e ritmi circadiani

Tra le associazioni più consolidate vi è quella tra uso serale dei dispositivi e peggioramento del sonno. L’esposizione prima di dormire è correlata a un addormentamento più tardivo, una minore durata del riposo, una qualità peggiore e una maggiore stanchezza durante il giorno.[1]

Non interviene soltanto la luce emessa dallo schermo. Anche le notifiche, l’attivazione emotiva, il coinvolgimento nei videogiochi e la difficoltà di interrompere la conversazione online possono posticipare il sonno. In adolescenza, la paura di essere esclusi da ciò che accade online può rendere ancora più difficile disconnettersi.[1]

Il rapporto può essere bidirezionale: l’uso notturno può peggiorare il sonno, ma insonnia, ansia e pensieri negativi possono a loro volta spingere a cercare distrazione nel dispositivo.

Regolazione emotiva e relazioni

Lo smartphone viene spesso utilizzato per gestire attese, noia, pianto o frustrazione. Può essere una soluzione immediata, ma il ricorso sistematico al dispositivo rischia di ridurre le occasioni nelle quali bambine e bambini imparano a riconoscere e modulare le emozioni con il sostegno della persona adulta.

Uno studio longitudinale condotto su bambini tra 3 e 5 anni ha osservato un’associazione tra impiego frequente dei dispositivi per calmare e maggiore reattività emotiva nel tempo. Gli autori non descrivono un semplice rapporto lineare di causa-effetto, ma un possibile circuito nel quale difficoltà di regolazione e uso del dispositivo si rinforzano reciprocamente.[3]

Anche il comportamento digitale delle persone adulte ha un peso. Il termine technoference descrive le interruzioni delle interazioni familiari causate da smartphone, notifiche e altri dispositivi. Le evidenze disponibili collegano una maggiore interferenza digitale a minore responsività verso i segnali del bambino e, in alcuni studi longitudinali, a maggiori difficoltà comportamentali e relazionali.[1]

Movimento e salute fisica

Quando occupa una parte consistente della giornata, il digitale può sostituire movimento, gioco libero e attività all’aperto. L’uso durante i pasti può inoltre ridurre l’attenzione verso i segnali di fame e sazietà.

Le associazioni osservate con sedentarietà, eccesso ponderale e rischio cardiometabolico non dipendono però dallo schermo isolatamente, ma dall’interazione con alimentazione, sonno, attività fisica e caratteristiche dell’ambiente familiare.[1]

I dati italiani

La sorveglianza HBSC 2022 offre un quadro dell’uso delle tecnologie tra le persone adolescenti in Italia.

Il 13,5% delle persone partecipanti è stato classificato a rischio di sviluppare un uso problematico dei social media. La classificazione si basa sulla presenza di almeno sei sintomi rilevati attraverso la Social Media Disorder Scale e non rappresenta una diagnosi clinica. Le percentuali risultavano più elevate tra le ragazze, con un picco a 13 anni.[5]

Per i videogiochi, il 19,6% risultava a rischio di uso problematico, mentre il 15% riferiva di giocare almeno quattro ore nelle giornate dedicate al gaming. Il rischio era più frequente tra i ragazzi e nelle fasce di 11 e 13 anni.[5]

I due dati non sono direttamente sovrapponibili e non consentono di affermare che il 13,5% o il 19,6% delle persone adolescenti presenti una dipendenza. Identificano piuttosto gruppi nei quali sono presenti comportamenti meritevoli di attenzione, prevenzione o approfondimento.

Bambino Gesù, cosa significa davvero il +500%

Un dato rilanciato nelle ultime settimane riguarda l’aumento del 500% registrato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. La cifra è reale, ma non si riferisce ai ricoveri per dipendenza digitale.

Tra il 2013 e il 2023, le consulenze neuropsichiatriche effettuate nel Pronto soccorso dell’ospedale sono passate da 237 a 1.415, con un picco di 1.824 nel 2021. Nello stesso periodo, gli accessi per autolesionismo sono aumentati da 25 a 607.[6]

I dati descrivono l’incremento complessivo della sofferenza neuropsichiatrica intercettata in emergenza: depressione, ansia, ritiro sociale, rifiuto scolastico, disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo e ideazione suicidaria.

Il digitale può entrare in questo quadro come fattore associato o amplificante. Può contribuire ad alterare il sonno, favorire isolamento, esposizione a contenuti dannosi o confronto sociale continuo. Non è però possibile utilizzare i numeri del Bambino Gesù per dimostrare che smartphone e social media abbiano causato l’aumento degli accessi.

Il +500% documenta un’emergenza di salute mentale, non un’epidemia quantificata di dipendenze digitali.

Prevenzione e assistenza

Le iniziative attive non hanno tutte la stessa funzione. Alcune sono rivolte alla prevenzione, altre all’informazione o all’orientamento nelle situazioni di disagio.

InterventoFinalitàCosa offre
A scuola di digitaleEducazione e prevenzioneVideo e indicazioni per aiutare le famiglie a gestire dispositivi, contenuti, sonno e sicurezza online
Helpline LucyOrientamento nelle emergenze psicologicheConsulenza telefonica con psicologhe e psicologi del Bambino Gesù, tutti i giorni, 24 ore su 24
Benessere in reteInformazione e supporto nazionaleMateriali sull’uso problematico di Internet e Telefono Verde ISS
Family plan digitalePrevenzione familiareRegole condivise su tempi, luoghi, contenuti, sicurezza e comportamento online

A scuola di… digitale

Il progetto “A scuola di… digitale”, realizzato dal Bambino Gesù con Almaviva, propone un percorso educativo rivolto alle famiglie. Comprende video informativi e un decalogo che affrontano gestione degli schermi nelle diverse età, disturbi dell’apprendimento, salute visiva, social media, metaverso e intelligenza artificiale.[7]

Tra le indicazioni dell’ospedale figurano l’assenza di smartphone e tablet prima dei 18 mesi, un’esposizione non superiore a un’ora al giorno prima dei 6 anni e a due ore durante l’età scolare, oltre all’esclusione dei dispositivi dai pasti e dal periodo che precede il sonno.[7]

Si tratta di un’iniziativa di promozione della salute digitale, non di un trattamento clinico per la dipendenza.

Lucy, la linea per le emergenze psicologiche

Lucy è il servizio gratuito di assistenza e consulenza telefonica promosso dalla Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. È attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, al numero 06 6859 2265.[8]

La linea si rivolge alle persone con meno di 18 anni, alle famiglie e a chi entra in contatto con situazioni che potrebbero richiedere un intervento psicologico o neuropsichiatrico urgente. Può essere utilizzata in presenza di isolamento, ritiro scolastico, irritabilità, tristezza, difficoltà a dormire, ansia o altri cambiamenti considerati insoliti.[8]

Lucy non è una linea dedicata alla dipendenza da smartphone e non sostituisce una visita specialistica. Le persone professioniste possono fornire indicazioni immediate e suggerire, in base alla gravità, una valutazione urgente o l’accesso al Pronto soccorso.

Benessere in rete e Telefono Verde ISS

La piattaforma “Benessere in rete” è stata sviluppata dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. Offre informazioni sull’uso problematico di Internet e delle tecnologie e si rivolge sia alle persone interessate sia alle famiglie.[9]

Il Telefono Verde nazionale 800 940 717 è anonimo e gratuito ed è attivo dal lunedì al venerdì, dalle 13 alle 19:30. Il servizio può orientare verso risorse e percorsi di supporto, ma non sostituisce i servizi di emergenza.[9]

Il family plan digitale

La Società Italiana di Pediatria propone il family plan digitale, un accordo costruito all’interno della famiglia per stabilire tempi, luoghi, contenuti consentiti e regole di comportamento online.

Non dovrebbe essere inteso come un elenco unilaterale di divieti, ma come un patto adattato all’età e al livello di autonomia, accompagnato da comportamenti coerenti delle persone adulte. La SIP raccomanda, tra le altre misure, di evitare i dispositivi sotto i 2 anni, limitarne fortemente l’impiego tra 2 e 5 anni ed escluderli dalla camera da letto e dall’ora che precede il sonno.[10]

Quando l’uso digitale diventa un segnale clinico

Il dato più rilevante non è sempre il numero di ore, ma il cambiamento nel funzionamento quotidiano.

Meritano attenzione una progressiva perdita di controllo, l’utilizzo notturno, la riduzione persistente del sonno, l’abbandono delle attività precedentemente gradite, il peggioramento scolastico, il ritiro dalle relazioni, i conflitti familiari continui e la prosecuzione dell’attività nonostante conseguenze evidenti.

Anche irritabilità e protesta devono essere contestualizzate. Una reazione occasionale alla sospensione del dispositivo non dimostra una dipendenza. Il segnale diventa più significativo quando il comportamento è intenso, persistente e associato a una compromissione della vita familiare, relazionale o scolastica.

In presenza di autolesionismo, ideazione suicidaria, ritiro marcato, grave insonnia o alterazioni importanti del comportamento alimentare, la priorità non è semplicemente togliere il dispositivo, ma richiedere tempestivamente una valutazione sanitaria.

Il ruolo delle professioni sanitarie

La salute digitale può essere esplorata già nei colloqui pediatrici, infermieristici e nei servizi dedicati all’età evolutiva.

Chiedere soltanto quante ore vengano trascorse davanti allo schermo rischia di offrire un’informazione parziale. È utile approfondire l’uso durante la notte e i pasti, la qualità del sonno, le attività che sono state abbandonate, il rendimento scolastico, le relazioni con le persone coetanee e la capacità di interrompere autonomamente l’attività.

La valutazione dovrebbe comprendere anche il contesto familiare. Il dispositivo può essere utilizzato per compensare stress, assenza di alternative, difficoltà relazionali o problemi emotivi già presenti. Un intervento efficace non può quindi limitarsi alla prescrizione di un numero massimo di ore.

La tecnologia può sostenere apprendimento, comunicazione, accessibilità e partecipazione. Il problema emerge quando viene introdotta troppo precocemente, occupa ogni spazio della giornata o sostituisce sonno, movimento, gioco e relazioni.

Le evidenze non giustificano allarmismi né consentono di attribuire allo smartphone ogni difficoltà dello sviluppo o della salute mentale. Allo stesso tempo, indicano che un uso non regolato può diventare parte di un circuito di vulnerabilità, soprattutto quando sono già presenti ansia, impulsività, isolamento o difficoltà di autoregolazione.