Tumori nel mondo, 20,6 milioni di casi nel 2024

Scritto il 15/08/2026
da Chiara Sideri

Nel 2024 sono stati stimati 20,6 milioni di nuovi casi di tumore e quasi 9,8 milioni di decessi oncologici nel mondo. Il tumore del polmone è la neoplasia più frequentemente diagnosticata e la prima causa di morte per cancro. Entro il 2050, il numero annuale di nuove diagnosi potrebbe raggiungere 34,4 milioni per effetto della crescita e dell’invecchiamento della popolazione, con gli aumenti proporzionalmente maggiori attesi nei Paesi con un indice di sviluppo umano più basso. Il quadro emerge dall’aggiornamento GLOBOCAN 2024, pubblicato nel 2026 su CA: A Cancer Journal for Clinicians da un gruppo di ricerca dell’American Cancer Society e dell’International Agency for Research on Cancer, IARC. Il lavoro descrive l’incidenza e la mortalità di 34 gruppi di neoplasie in 186 Paesi e territori, mettendo in evidenza differenze profonde tra aree geografiche e livelli di sviluppo umano.[1] I numeri non rappresentano un semplice conteggio delle diagnosi registrate nel corso dell’anno. Sono stime epidemiologiche costruite a partire dai migliori dati disponibili, integrate, quando necessario, mediante modelli statistici. Offrono quindi una fotografia indispensabile per la programmazione sanitaria, ma la loro precisione varia in funzione della qualità dei registri tumori e dei sistemi nazionali di rilevazione della mortalità.

GLOBOCAN 2024, come nasce la stima

Il lavoro non è uno studio clinico né una ricerca condotta su un campione di pazienti. Si tratta di una analisi epidemiologica descrittiva delle stime GLOBOCAN prodotte dall’International Agency for Research on Cancer, IARC.

Per esaminare le differenze socioeconomiche, i Paesi sono stati suddivisi secondo lo Human Development Index, HDI, utilizzando la classificazione a quattro livelli del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo: basso, medio, alto e molto alto sviluppo umano.[1,5] Lo studio fa riferimento ai dati del Human Development Report 2021/2022.[1]

L’HDI è un indicatore composito che considera tre dimensioni: aspettativa di vita, istruzione e tenore di vita, quest’ultimo rappresentato dal reddito nazionale lordo pro capite. I valori inferiori a 0,550 corrispondono a un basso sviluppo umano; quelli compresi tra 0,550 e 0,699 a uno sviluppo medio; tra 0,700 e 0,799 a uno sviluppo alto; i valori pari o superiori a 0,800 indicano uno sviluppo umano molto alto.[5] L’indice permette di confrontare condizioni generali di sviluppo, ma non costituisce una misura diretta della qualità o dell’efficienza di un sistema sanitario.

Gli obiettivi dell’analisi erano tre:

  • descrivere il carico globale di incidenza e mortalità oncologica;
  • valutare le differenze tra 20 regioni del mondo e tra Paesi appartenenti ai diversi livelli di HDI;
  • stimare il numero di nuove diagnosi attese nel 2050 sulla base delle proiezioni demografiche.[1]

Sono stati analizzati 34 gruppi di tumori codificati secondo ICD-10, considerando 186 Paesi e territori e 18 fasce di età, dalla nascita agli 85 anni e oltre. I risultati sono stati espressi attraverso numeri assoluti, tassi standardizzati per età ogni 100.000 persone-anno e rischi cumulativi di sviluppare o morire per tumore prima dei 75 anni.[1]

La standardizzazione per età è essenziale perché consente di confrontare popolazioni con strutture demografiche molto diverse. Un Paese con una popolazione più anziana, infatti, può registrare un numero elevato di tumori anche senza avere necessariamente un rischio individuale maggiore.

Quando non erano disponibili informazioni nazionali complete e aggiornate, il gruppo di ricerca ha utilizzato previsioni a breve termine e rapporti modellizzati tra mortalità e incidenza. Le stime non hanno quindi tutte lo stesso grado di solidità, un aspetto particolarmente rilevante per i Paesi con minori risorse informative.

Quasi 21 milioni di nuove diagnosi

Nel 2024 GLOBOCAN ha stimato 20.636.778 nuovi casi di tumore e 9.762.507 decessi oncologici. Escludendo i tumori cutanei non melanoma, il numero di nuove diagnosi scende a circa 19,5 milioni, mentre i decessi rimangono poco superiori a 9,7 milioni.[1]

Gli autori sintetizzano questo carico globale affermando che circa una persona su cinque sviluppa un tumore nel corso della vita. Nei dati calcolati fino ai 74 anni, il rischio cumulativo di ricevere una diagnosi è pari al 21,4% nella popolazione maschile e al 18,5% in quella femminile. Il rischio di morire per tumore prima dei 75 anni è rispettivamente dell’11% e del 7,6%.[1]

È importante non confondere questi indicatori: il rischio cumulativo fino ai 74 anni non coincide esattamente con il rischio riferito all’intero arco della vita, perché non considera le diagnosi e i decessi che si verificano nelle età successive.

Anche i tassi standardizzati mostrano una differenza tra i due gruppi considerati. L’incidenza complessiva è pari a 209,6 casi ogni 100.000 persone nella popolazione maschile e a 185,8 in quella femminile. La distanza è più marcata per la mortalità: 106,2 rispetto a 72,8 decessi ogni 100.000.[1]

Il tumore del polmone resta al primo posto

Con oltre 2,6 milioni di nuove diagnosi, il tumore del polmone, della trachea e dei bronchi rappresenta il 12,8% di tutti i casi oncologici stimati nel 2024. È anche la principale causa di morte per cancro, con circa 1,86 milioni di decessi, pari al 19,1% della mortalità oncologica mondiale.[1]

La tabella mostra le cinque neoplasie più frequenti e le cinque principali cause di morte oncologica. Diagnosi e decessi riportati nello stesso anno non riguardano necessariamente le stesse persone e non possono quindi essere utilizzati per calcolare direttamente letalità o sopravvivenza.

PosizioneNeoplasie per numero di nuovi casiCasiPrincipali cause di morte oncologicaDecessi
1Polmone, trachea e bronchi2.637.005Polmone, trachea e bronchi1.861.839
2Mammella nella popolazione femminile2.434.087Colon-retto917.895
3Colon-retto2.041.007Fegato e vie biliari intraepatiche732.489
4Prostata1.546.112Mammella nella popolazione femminile693.660
5Stomaco980.286Stomaco641.554

Nella popolazione maschile il tumore del polmone occupa il primo posto sia per incidenza sia per mortalità. Nella popolazione femminile, il tumore della mammella è primo per entrambi gli indicatori, seguito dal tumore del polmone e da quello del colon-retto.[1]

Le mappe contenute nell’articolo mostrano, tuttavia, che la distribuzione cambia notevolmente da un Paese all’altro. Il tumore della prostata è la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione maschile in 123 Paesi, mentre quello del polmone è la principale causa di morte oncologica in 89. Nella popolazione femminile, il tumore della mammella è al primo posto per incidenza in 164 Paesi e per mortalità in 122.[1]

Incidenza e mortalità non raccontano la stessa storia

Il confronto tra numero di diagnosi e numero di decessi permette di cogliere le profonde differenze esistenti tra le neoplasie.

Il tumore della tiroide, per esempio, occupa il sesto posto per incidenza, con circa 959.000 diagnosi, ma soltanto il venticinquesimo per mortalità, con poco più di 48.000 decessi. Il tumore del pancreas presenta una configurazione opposta: è undicesimo per incidenza, con circa 531.000 casi, ma sesto per mortalità, con quasi 491.000 decessi.[1]

Questi dati non costituiscono una misura diretta della prognosi individuale. Indicano però quanto il peso sanitario di una neoplasia dipenda non soltanto dalla sua frequenza, ma anche dalla possibilità di riconoscerla precocemente, trattarla efficacemente e garantire continuità nel percorso di cura.

Una geografia oncologica diseguale

Nel 2024 l’Asia ha concentrato il 50,7% dei nuovi casi e il 56,5% dei decessi, a fronte del 58,8% della popolazione mondiale. L’Europa, pur rappresentando il 9,2% della popolazione globale, ha registrato il 21% delle diagnosi e il 20% delle morti oncologiche.[1]

In Africa e in Asia la quota mondiale dei decessi è proporzionalmente maggiore rispetto a quella delle diagnosi. Gli autori collegano il fenomeno sia alla diversa distribuzione delle neoplasie sia a una sopravvivenza generalmente inferiore. Non si tratta, quindi, di una dimostrazione diretta delle cause del divario, ma di un quadro compatibile con differenze nell’accesso alla prevenzione, alla diagnosi precoce e ai trattamenti efficaci.

I tassi complessivi di incidenza variano di circa quattro volte tra le regioni. I valori più elevati sono stati stimati in Australia e Nuova Zelanda, con 476,8 casi ogni 100.000 persone nella popolazione maschile e 396,1 in quella femminile. I valori più bassi sono stati rilevati nell’Africa orientale per il gruppo maschile e nell’Asia centro-meridionale per quello femminile.[1]

La variabilità della mortalità è meno ampia, ma rimane significativa. I tassi più elevati sono stati osservati nell’Europa orientale per la popolazione maschile, con 157,5 decessi ogni 100.000 persone, e in Melanesia per quella femminile, con 108 decessi ogni 100.000.[1]

Più diagnosi non significa sempre più mortalità

Il rischio di sviluppare un tumore tende ad aumentare con il livello dello Human Development Index. Nei Paesi con maggiore HDI incidono l’invecchiamento della popolazione, la diffusione di alcuni fattori di rischio e una più elevata capacità di identificare e registrare le neoplasie.

La mortalità non segue però sempre lo stesso andamento. Il confronto tra tumore della mammella e tumore della prostata evidenzia quanto l’accesso alla diagnosi e alle cure possa modificare il rapporto tra incidenza ed esiti.

NeoplasiaIndicatorePaesi con HDI basso o medioPaesi con HDI alto o molto alto
MammellaIncidenza standardizzata33,6 per 100.00054,1 per 100.000
MammellaMortalità standardizzata14,7 per 100.00011,7 per 100.000
ProstataIncidenza standardizzata13,1 per 100.00034,9 per 100.000
ProstataMortalità standardizzata6,9 per 100.0007,4 per 100.000

Per il tumore della mammella, l’incidenza è maggiore nei Paesi ad alto sviluppo umano, mentre la mortalità è superiore nei Paesi con HDI più basso. Per quello della prostata, l’incidenza è quasi tre volte maggiore nei contesti più sviluppati, ma i tassi di mortalità sono relativamente simili.[1]

Il numero delle diagnosi racconta quindi soltanto una parte della storia. La possibilità di riconoscere la malattia in tempo utile e accedere a trattamenti efficaci può produrre esiti molto diversi anche in presenza di un’incidenza elevata.

Il tumore della cervice resta un indicatore di disuguaglianza

Nel 2024 sono stati stimati 604.196 nuovi casi di tumore della cervice uterina e 279.583 decessi. La neoplasia è la seconda più frequentemente diagnosticata nei Paesi con basso HDI e la terza in quelli con sviluppo medio.[1]

Si tratta di un dato particolarmente significativo perché il tumore della cervice può essere contrastato attraverso la vaccinazione contro HPV, lo screening e il trattamento delle lesioni precancerose. Eppure, secondo le informazioni richiamate nell’articolo, nel 2024 soltanto il 31% circa delle ragazze eleggibili aveva ricevuto almeno una dose di vaccino contro HPV a livello globale.[1]

Le coperture insufficienti si concentrano spesso nei contesti in cui il carico di malattia è più elevato. Alla limitata disponibilità della vaccinazione possono aggiungersi una minore adesione allo screening e difficoltà nel garantire gli approfondimenti diagnostici e il trattamento dopo un risultato positivo.

Nel 2050 fino a 34,4 milioni di casi

Se i tassi di incidenza rimanessero invariati, la crescita e l’invecchiamento della popolazione potrebbero portare a circa 34,4 milioni di nuovi casi nel 2050, il 67% in più rispetto ai 20,6 milioni stimati nel 2024.[1]

La proiezione considera il cambiamento demografico: la popolazione mondiale dovrebbe passare da circa 8,2 miliardi nel 2024 a 9,7 miliardi nel 2050. Secondo gli autori, per evitare che il numero di diagnosi del 2050 superi quello del 2024 sarebbe necessaria una riduzione media del tasso globale di incidenza pari a circa il 2% ogni anno.[1]

Gli incrementi assoluti maggiori sono previsti nei Paesi ad alto HDI, compresa la Cina, e in quelli con HDI molto alto, rispettivamente con 4,5 e 3 milioni di casi aggiuntivi. Gli aumenti proporzionali più marcati sono però attesi nei contesti con minori risorse.

Livello di sviluppo umanoCasi nel 2024Casi stimati nel 2050Variazione
Basso HDI0,9 milioni2 milioni+122%
Medio HDI, compresa l’India2,6 milioni4,8 milioni+85%
Totale mondiale20,6 milioni34,4 milioni+67%

Questi numeri non rappresentano una previsione inevitabile. Il modello presuppone che gli attuali tassi di incidenza rimangano costanti e non considera le possibili variazioni future dei fattori di rischio, l’effetto della prevenzione, l’introduzione di nuove modalità di screening o i progressi nella diagnosi precoce.[1]

Quasi metà dei decessi potrebbe essere evitabile

Lo studio richiama un’analisi pubblicata nel 2026 secondo cui il 48% dei decessi oncologici nel mondo potrebbe essere potenzialmente evitabile. Circa il 33% sarebbe prevenibile intervenendo sui fattori di rischio modificabili, mentre un ulteriore 15% potrebbe essere evitato attraverso diagnosi precoce, maggiore accesso ai servizi e trattamenti curativi.[2]

La definizione “potenzialmente evitabile” non significa che ogni singolo decesso possa essere certamente prevenuto. Si tratta di una stima epidemiologica ottenuta applicando scenari teorici di riduzione dei fattori di rischio e di accesso ottimale agli interventi disponibili.

Gli autori di GLOBOCAN indicano come priorità il controllo del tabacco, la prevenzione delle infezioni correlate al cancro, la riduzione del consumo di alcol e dell’eccesso ponderale e la promozione dell’attività fisica. A queste azioni devono affiancarsi vaccinazioni, programmi organizzati di screening, diagnosi tempestiva, trattamenti efficaci e accesso alle cure palliative.[1]

Cosa significa per i servizi sanitari

Lo studio non valuta direttamente interventi infermieristici, modelli assistenziali o specifici assetti organizzativi. Le implicazioni per i sistemi sanitari derivano quindi dall’interpretazione del carico epidemiologico e non da un confronto sperimentale tra differenti modalità di assistenza.

L’aumento delle diagnosi non interesserà soltanto i servizi oncologici specialistici. Coinvolgerà cure primarie, ospedali, servizi territoriali, assistenza domiciliare, riabilitazione e cure palliative. Prevenzione e continuità assistenziale diventano parte della stessa risposta, perché il peso dei tumori dipende sia dal numero dei casi sia dalla capacità di accompagnare le persone lungo percorsi diagnostici e terapeutici tempestivi.

Per infermiere, infermieri e altre professioniste e altri professionisti sanitari risultano centrali l’educazione sui fattori di rischio, la promozione delle vaccinazioni e degli screening, l’intercettazione delle barriere all’accesso, il monitoraggio dei sintomi e delle tossicità, il sostegno all’autogestione e il raccordo tra ospedale e territorio. Si tratta di ricadute organizzative coerenti con i dati dello studio, ma non misurate direttamente dalla ricerca.

I limiti delle stime GLOBOCAN

La principale forza del lavoro è la capacità di descrivere 34 gruppi di tumori in 186 Paesi e territori attraverso una metodologia comune. La comparabilità globale comporta però inevitabili semplificazioni.

Solo circa un Paese su tre dispone di dati di incidenza considerati di elevata qualità, mentre appena uno su quattro produce dati nazionali di mortalità rispondenti agli standard utilizzati dall’OMS.[1,3,4] Le principali carenze informative si concentrano nei Paesi con basso o medio HDI, proprio quelli in cui è previsto l’aumento proporzionalmente maggiore del carico oncologico.

I raggruppamenti utilizzati possono inoltre riunire neoplasie clinicamente ed eziologicamente diverse. La categoria colon-retto, per esempio, comprende anche il tumore dell’ano, mentre i tumori cutanei non melanoma sono particolarmente difficili da registrare in modo uniforme.[1]

Un’ulteriore cautela riguarda la pandemia. Le stime del 2024 derivano in larga parte dall’estrapolazione di dati raccolti prima del 2020 e non riflettono direttamente gli effetti della pandemia di Covid-19 su screening, diagnosi, trattamenti e sopravvivenza. Gli autori ritengono improbabile un cambiamento sostanziale del quadro globale, ma riconoscono che l’impatto può essere stato diverso tra Paesi e sedi tumorali.[1]

Infine, le proiezioni al 2050 descrivono ciò che potrebbe accadere per effetto della sola dinamica demografica. Non tengono conto dei cambiamenti futuri nelle esposizioni, nelle politiche di prevenzione o nelle tecnologie diagnostiche e terapeutiche. Devono quindi essere utilizzate per programmare i servizi, non come una previsione certa.

Il dato più rilevante non è soltanto l’aumento atteso delle diagnosi, ma la sua distribuzione. I Paesi nei quali il carico crescerà più rapidamente sono spesso quelli che dispongono di meno risorse per la sorveglianza, la diagnosi e il trattamento.

Senza un rafforzamento simultaneo della prevenzione, dei registri tumori, della diagnosi precoce e dell’accesso alle cure, l’aumento demografico rischia di ampliare le disuguaglianze oncologiche esistenti.

GLOBOCAN 2024 non consente di prevedere con certezza quanti tumori si verificheranno nei prossimi decenni. Mostra però con chiarezza la dimindexensione della sfida: quasi 21 milioni di nuove diagnosi in un solo anno e una possibile crescita fino a oltre 34 milioni entro il 2050. Una pressione destinata a coinvolgere l’intero sistema sanitario e non soltanto i servizi oncologici.[1]