Screening oncologici, Gimbe: nel 2024 oltre 720mila esami in meno

Scritto il 14/07/2026
da Redazione

Nel 2024 l'Italia non ha ancora recuperato pienamente i ritardi accumulati negli screening oncologici durante la pandemia. Secondo il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe, rispetto al 2019 mancano all'appello oltre 720 mila prestazioni di screening, mentre circa 530 mila lesioni precancerose non sono state individuate precocemente. Un ritardo che potrebbe tradursi in diagnosi più tardive e in un aumento dei casi di tumore identificati in stadi avanzati. Il rapporto evidenzia inoltre forti differenze territoriali: alcune Regioni hanno recuperato o superato i livelli pre-pandemia, mentre altre registrano ancora ritardi significativi nell'offerta e nell'adesione ai programmi di prevenzione organizzata.

Mammella, colon-retto e cervice uterina

L'analisi della Fondazione Gimbe prende in esame i tre principali programmi di screening oncologico organizzato:

Sebbene nel 2024 si registri un miglioramento rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia, il recupero risulta ancora incompleto. Le prestazioni non effettuate rispetto al periodo pre-Covid continuano a rappresentare un'importante criticità per la prevenzione oncologica.

Secondo Gimbe, il mancato recupero degli screening ha comportato anche una riduzione nell'identificazione delle lesioni precancerose, con il rischio di ritardare interventi che avrebbero potuto prevenire l'insorgenza della malattia.

Forti differenze tra le Regioni

Il monitoraggio mette in evidenza una marcata eterogeneità territoriale.

Alcune Regioni hanno ormai recuperato i livelli di attività precedenti alla pandemia, mentre altre presentano ancora consistenti ritardi sia nell'erogazione degli esami sia nella partecipazione della popolazione ai programmi di screening.

Le differenze riguardano tutti e tre i programmi di prevenzione e riflettono criticità organizzative che incidono direttamente sull'equità di accesso ai servizi sanitari.

Il ruolo degli infermieri nei programmi di prevenzione

Gli screening oncologici rappresentano uno degli strumenti più efficaci della sanità pubblica per ridurre mortalità e diagnosi tardive.

In questo percorso gli infermieri svolgono un ruolo centrale nelle attività di informazione, accoglienza, educazione sanitaria, presa in carico dei cittadini e gestione dei percorsi di screening. Una riduzione delle adesioni o ritardi nell'erogazione degli esami comportano inevitabilmente un maggiore carico assistenziale nelle fasi successive della malattia, quando le patologie vengono diagnosticate in stadi più avanzati.

Il rischio di diagnosi tardive

Secondo la Fondazione Gimbe, il mancato recupero completo degli screening potrebbe avere conseguenze importanti nei prossimi anni.

L'individuazione precoce delle lesioni precancerose consente infatti interventi tempestivi e meno invasivi, migliorando la prognosi e riducendo mortalità e costi per il Servizio sanitario nazionale. Al contrario, il ritardo nella diagnosi può determinare un aumento dei tumori diagnosticati in fase avanzata, con percorsi terapeutici più complessi e maggior impatto sui servizi ospedalieri.