Mammella, colon-retto e cervice uterina
Nel 2024 l'Italia non ha ancora recuperato pienamente i ritardi accumulati negli screening oncologici durante la pandemia.
L'analisi della Fondazione Gimbe prende in esame i tre principali programmi di screening oncologico organizzato:
- screening mammografico
- screening del tumore del colon-retto
- screening della cervice uterina
Sebbene nel 2024 si registri un miglioramento rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia, il recupero risulta ancora incompleto. Le prestazioni non effettuate rispetto al periodo pre-Covid continuano a rappresentare un'importante criticità per la prevenzione oncologica.
Secondo Gimbe, il mancato recupero degli screening ha comportato anche una riduzione nell'identificazione delle lesioni precancerose, con il rischio di ritardare interventi che avrebbero potuto prevenire l'insorgenza della malattia.
Forti differenze tra le Regioni
Il monitoraggio mette in evidenza una marcata eterogeneità territoriale.
Alcune Regioni hanno ormai recuperato i livelli di attività precedenti alla pandemia, mentre altre presentano ancora consistenti ritardi sia nell'erogazione degli esami sia nella partecipazione della popolazione ai programmi di screening.
Le differenze riguardano tutti e tre i programmi di prevenzione e riflettono criticità organizzative che incidono direttamente sull'equità di accesso ai servizi sanitari.
Il ruolo degli infermieri nei programmi di prevenzione
Gli screening oncologici rappresentano uno degli strumenti più efficaci della sanità pubblica per ridurre mortalità e diagnosi tardive.
In questo percorso gli infermieri svolgono un ruolo centrale nelle attività di informazione, accoglienza, educazione sanitaria, presa in carico dei cittadini e gestione dei percorsi di screening. Una riduzione delle adesioni o ritardi nell'erogazione degli esami comportano inevitabilmente un maggiore carico assistenziale nelle fasi successive della malattia, quando le patologie vengono diagnosticate in stadi più avanzati.
Il rischio di diagnosi tardive
Secondo la Fondazione Gimbe, il mancato recupero completo degli screening potrebbe avere conseguenze importanti nei prossimi anni.
L'individuazione precoce delle lesioni precancerose consente infatti interventi tempestivi e meno invasivi, migliorando la prognosi e riducendo mortalità e costi per il Servizio sanitario nazionale. Al contrario, il ritardo nella diagnosi può determinare un aumento dei tumori diagnosticati in fase avanzata, con percorsi terapeutici più complessi e maggior impatto sui servizi ospedalieri.