Performance sanitarie regionali 2025: Veneto al vertice, Calabria ultima

Scritto il 02/07/2026
da Redazione

Il Veneto si conferma la regione italiana con le migliori opportunità di tutela della salute, mentre la Calabria chiude la classifica nazionale. È quanto emerge dalla XIII edizione del rapporto “Livelli di tutela della Salute: le Performance Regionali” realizzato da C.R.E.A. Sanità dell'Università di Roma Tor Vergata, che analizza le performance dei sistemi socio-sanitari regionali italiani attraverso un indice multidimensionale. Il report evidenzia un Servizio sanitario nazionale ancora caratterizzato da profonde differenze territoriali e da livelli di performance complessivamente lontani dagli standard ritenuti ottimali. Un quadro che ha ricadute dirette sull'organizzazione dei servizi, sull'accessibilità delle cure e sulle condizioni di lavoro dei professionisti sanitari, infermieri in primis.

Veneto e Provincia di Trento guidano la classifica

L'indice regionale di performance oscilla dal 55% del Veneto al 23% della Calabria, considerando il 100% come il risultato massimo teoricamente raggiungibile. La Provincia autonoma di Trento segue il Veneto con un indice del 50%, mentre nel secondo gruppo si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Piemonte e Lombardia, con valori compresi tra il 42% e il 50%.

Nella fascia intermedia rientrano Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Valle d'Aosta, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, mentre le ultime posizioni sono occupate da Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria, tutte sotto il 33% del massimo raggiungibile.

Persistono le disuguaglianze territoriali

Il rapporto sottolinea che la composizione delle regioni ai vertici e di quelle in maggiore difficoltà è rimasta pressoché immutata nel tempo, confermando la persistenza del divario Nord-Sud nella capacità dei sistemi sanitari di garantire livelli omogenei di tutela della salute.

Sebbene nel periodo 2019-2024 si registri un miglioramento complessivo dell'indice medio nazionale, passato dal 35% al 38%, le performance restano lontane da valori considerati soddisfacenti. Il Mezzogiorno è l'area che ha registrato gli incrementi più significativi, pur continuando a evidenziare le maggiori criticità.

Carenza di personale e territorio tra le principali criticità

Secondo gli autori del rapporto, il Servizio sanitario nazionale sta attraversando una fase organizzativa complessa, legata alla necessità di attuare i nuovi modelli assistenziali territoriali e, contemporaneamente, di affrontare una sostanziale carenza di personale.

Il documento richiama esplicitamente le difficoltà nella "messa a terra" dei nuovi modelli organizzativi, in particolare quelli relativi all'assistenza territoriale e domiciliare, in un contesto di risorse professionali insufficienti.

Si tratta di una criticità che coinvolge direttamente il personale infermieristico. Il potenziamento dell'assistenza domiciliare integrata (ADI), delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità previsto dal DM 77/2022 e sostenuto dagli investimenti del PNRR richiede infatti un numero adeguato di professionisti e competenze avanzate sul territorio.

Appropriatezza, esiti ed equità al centro della valutazione

Le dimensioni che maggiormente determinano la performance regionale sono l'appropriatezza e gli esiti, che incidono ciascuna per il 24,3%, seguite dall'equità con il 15,2%. A queste si aggiungono la dimensione sociale, l'innovazione e gli aspetti economico-finanziari.

Tra i parametri considerati figurano, tra gli altri, l'assistenza domiciliare agli anziani, l'adesione ai programmi di prevenzione, la riduzione delle ospedalizzazioni evitabili, l'utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico e l'attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità.

Indicatori che rappresentano aree nelle quali il contributo degli infermieri risulta determinante, sia sul versante clinico-assistenziale sia su quello organizzativo e di presa in carico delle persone con bisogni complessi e cronicità.

La soddisfazione dei cittadini segue le performance regionali

L'indagine di C.R.E.A. Sanità ha inoltre rilevato una correlazione positiva tra il livello di performance regionale e la soddisfazione dei cittadini nei confronti dei servizi sanitari. I punteggi di gradimento oscillano da un massimo di 8,3 su 10 registrato in Trentino-Alto Adige a un minimo di 6,5 in Puglia e Basilicata.

Anche in questo caso emerge un gradiente geografico: nel Mezzogiorno il livello di soddisfazione risulta inferiore rispetto al Nord e al Centro Italia. Il rapporto C.R.E.A. Sanità evidenzia che le regioni italiane stanno migliorando, ma i progressi risultano ancora insufficienti per colmare le distanze territoriali e raggiungere livelli ottimali di tutela della salute. La tenuta del SSN appare sempre più legata alla capacità di rafforzare l'assistenza territoriale, investire sul capitale umano e ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure.