Veneto e Provincia di Trento guidano la classifica
Livelli di tutela della Salute: le Performance Regionali” realizzato da C.R.E.A. Sanità
L'indice regionale di performance oscilla dal 55% del Veneto al 23% della Calabria, considerando il 100% come il risultato massimo teoricamente raggiungibile. La Provincia autonoma di Trento segue il Veneto con un indice del 50%, mentre nel secondo gruppo si collocano Provincia autonoma di Bolzano, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana, Piemonte e Lombardia, con valori compresi tra il 42% e il 50%.
Nella fascia intermedia rientrano Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Valle d'Aosta, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, mentre le ultime posizioni sono occupate da Puglia, Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria, tutte sotto il 33% del massimo raggiungibile.
Persistono le disuguaglianze territoriali
Il rapporto sottolinea che la composizione delle regioni ai vertici e di quelle in maggiore difficoltà è rimasta pressoché immutata nel tempo, confermando la persistenza del divario Nord-Sud nella capacità dei sistemi sanitari di garantire livelli omogenei di tutela della salute.
Sebbene nel periodo 2019-2024 si registri un miglioramento complessivo dell'indice medio nazionale, passato dal 35% al 38%, le performance restano lontane da valori considerati soddisfacenti. Il Mezzogiorno è l'area che ha registrato gli incrementi più significativi, pur continuando a evidenziare le maggiori criticità.
Carenza di personale e territorio tra le principali criticità
Secondo gli autori del rapporto, il Servizio sanitario nazionale sta attraversando una fase organizzativa complessa, legata alla necessità di attuare i nuovi modelli assistenziali territoriali e, contemporaneamente, di affrontare una sostanziale carenza di personale.
Il documento richiama esplicitamente le difficoltà nella "messa a terra" dei nuovi modelli organizzativi, in particolare quelli relativi all'assistenza territoriale e domiciliare, in un contesto di risorse professionali insufficienti.
Si tratta di una criticità che coinvolge direttamente il personale infermieristico. Il potenziamento dell'assistenza domiciliare integrata (ADI), delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità previsto dal DM 77/2022 e sostenuto dagli investimenti del PNRR richiede infatti un numero adeguato di professionisti e competenze avanzate sul territorio.
Appropriatezza, esiti ed equità al centro della valutazione
Le dimensioni che maggiormente determinano la performance regionale sono l'appropriatezza e gli esiti, che incidono ciascuna per il 24,3%, seguite dall'equità con il 15,2%. A queste si aggiungono la dimensione sociale, l'innovazione e gli aspetti economico-finanziari.
Tra i parametri considerati figurano, tra gli altri, l'assistenza domiciliare agli anziani, l'adesione ai programmi di prevenzione, la riduzione delle ospedalizzazioni evitabili, l'utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico e l'attivazione delle Case e degli Ospedali di Comunità.
Indicatori che rappresentano aree nelle quali il contributo degli infermieri risulta determinante, sia sul versante clinico-assistenziale sia su quello organizzativo e di presa in carico delle persone con bisogni complessi e cronicità.
La soddisfazione dei cittadini segue le performance regionali
L'indagine di C.R.E.A. Sanità ha inoltre rilevato una correlazione positiva tra il livello di performance regionale e la soddisfazione dei cittadini nei confronti dei servizi sanitari. I punteggi di gradimento oscillano da un massimo di 8,3 su 10 registrato in Trentino-Alto Adige a un minimo di 6,5 in Puglia e Basilicata.
Anche in questo caso emerge un gradiente geografico: nel Mezzogiorno il livello di soddisfazione risulta inferiore rispetto al Nord e al Centro Italia. Il rapporto C.R.E.A. Sanità evidenzia che le regioni italiane stanno migliorando, ma i progressi risultano ancora insufficienti per colmare le distanze territoriali e raggiungere livelli ottimali di tutela della salute. La tenuta del SSN appare sempre più legata alla capacità di rafforzare l'assistenza territoriale, investire sul capitale umano e ridurre le disuguaglianze di accesso alle cure.