Sessualità, disabilità e società: come le persone diversamente abili vivono la loro sessualità?

Scritto il 14/01/2026
da Ilenia Fabbri

La sessualità delle persone con disabilità resta un tema complesso e spesso rimosso dal dibattito pubblico. Tra diritti riconosciuti, stereotipi persistenti e difficoltà educative e relazionali, il modo in cui la società affronta affettività e sessualità nella disabilità rivela limiti culturali ancora profondi. Un nodo che coinvolge famiglie, operatori e servizi, e che incide direttamente sulla qualità della vita e sull’autodeterminazione delle persone.

Disabilità e sessualità

Due sono le cose interessanti relative alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 2009:

  1. l’accento che viene messo sulle barriere sociali, che evidenziano la disabilità come una condizione non assoluta, in quanto relativa agli impedimenti imposti dalla società;
  2. la presente Convenzione parla di tutti i diritti umani, quindi anche di tutti i diritti riguardanti la sessualità.

Di conseguenza tutte le persone hanno diritto a:

  • ottenere il più alto livello possibile di salute sessuale (compreso l’accesso ai servizi di cura della salute sessuale e riproduttiva);
  • ricevere un’adeguata educazione sessuale;
  • scegliere un partner;
  • decidere se avere relazioni sessuali consensuali, soddisfacenti, sicure e piacevoli;
  • decidere se e quando sposarsi e se e quando avere bambini.

Quando è presente una disabilità, è da considerare che le differenze individuali, le caratteristiche familiari, i fattori genetici e l'ambiente hanno un grosso impatto nel vivere la propria sessualità e la propria vita in autonomia. Tutto questo si scontra con i forti pregiudizi e stereotipi della società e con l’imbarazzo a parlare di certe tematiche.

Società e sessualità

Nonostante esista un riconoscimento istituzionale riguardo alla sessualità delle persone diversamente abili e nonostante viviamo in una società "ipersessualizzata" (il “sesso” infatti lo possiamo trovare ovunque: televisione, internet, cartelloni pubblicitari, riviste, etc), è ancora presente una sorta di atteggiamento fobico e difensivo nei confronti della sessualità quando si tratta di persone con disabilità.

Affrontare il tema della sessualità nella disabilità significa, infatti, abbattere contemporaneamente tre tabù:

  • il tabù della sessualità
  • il tabù della disabilità
  • il tabù della sessualità legata alla disabilità

Questi tabù sono alimentati e, allo stesso tempo alimentano, stereotipi, pregiudizi e stigma sociale.

Dai media possiamo vedere rappresentate le persone disabili in una dicotomia: come soggetti svantaggiati, emarginati e membri passivi, che suscitano un sentimento di compassione; oppure come soggetti comici ed eroici, con un atteggiamento positivo nei confronti della loro identità. Al contrario, ogni persona possiede una grande varietà di aspetti e caratteristiche personali, tutti vivono la sessualità, ma ognuno la vive a suo modo.

Come vivono la loro sessualità le persone con disabilità

Ogni persona è diversa e unica in base alle proprie caratteristiche, quindi ognuno vive la sessualità a modo proprio, con le sue preferenze e desideri.

Solitamente, però, chi ha solamente una disabilità fisica ha una perfetta comprensione di ciò che comporta la sessualità in termini di accettazione e affettività, ma è impossibilitato o limitato nel viverla; mentre chi ha una disabilità mentale può avvertire la necessità di vivere la propria sessualità, senza essere in grado di esprimere quel bisogno oppure, al contrario, senza essere in grado di filtrarlo.

Inoltre potrebbe non essere in grado di comprendere il consenso sia nel momento di darlo né nel comprenderlo nell'altro.

La persona con disabilità avrebbe bisogno di conoscere il proprio corpo, utilizzare in modo adeguato le skills nella comunicazione e nella socializzazione e capire i confini dell'altro e saper comunicare i propri. Infatti alcuni deficit delle abilità sociali potrebbero limitare la capacità di interazione sessuale favorendo l’emergere di condotte sessuali inappropriate.

Il ruolo dei professionisti sanitari

Il piano per qualsiasi intervento deve essere individualizzato e rapportato in base alla persona, ma sarebbe bene tenere conto inizialmente di alcune domande fondamentali:

  • Quale rapporto ha la persona col suo corpo?
  • Quale rapporto ha con le sue emozioni?
  • Quale rapporto ha con i suoi pensieri?
  • Quale livello di relazioni è in grado di costruire?
  • Quale livello di intimità possiede?
  • Quale identità sessuale ha sviluppato?
  • Quale esperienze di piacere può avere (non solo a livello sessuale)?

I programmi dovrebbero essere implementati fin dai primi anni di scuola, per imparare alcune abilità di base che dovranno valutare le conoscenze circa la sessualità, le social skills e il consenso, valutare le preferenze, inclinazioni, desideri, e i comportamenti sessuali inappropriati. Inoltre sarà importante insegnare le abilità per la cura personale, per la comunicazione e per la sicurezza online e offline.

Sarebbe bene non vietare, ma implementare l’autonomia personale, evitare l’infantilizzazione e coinvolgere le famiglie. Bisogna sempre tener presente che, soprattutto per alcuni tipi di disabilità, la sensorialità gioca un ruolo fondamentale per arrivare al piacere. È infatti importante insegnare che il contatto fisico, le reazioni e il rapporto stesso sono imprevedibili sia nell'intimità, così come col contatto, anche con gli odori e i suoni si può provare una mancanza di controllo. Inoltre, lo sviluppo della sessualità si realizza in funzione di norme sociali e culturali e non tutte le persone seguono tali regole. Alcune regole base per poter parlare dei temi riguardanti la sessualità potrebbero essere:

  • Riflettere sul proprio vissuto come operatore, ma anche come persona, per quanto riguarda la sessualità
  • Utilizzare un messaggio chiaro, attualizzabile e sincero
  • Non essere giudicanti, non vietare, non minimizzare
  • Accogliere la sessualità come un aspetto totalmente naturale
  • Insegnare in modo preventivo il concetto pubblico/privato ed insegnare l’autodeterminazione (soprattutto a dire no)
  • Intervenire con un progetto individualizzato sradicando pregiudizi, stereotipi, favorendo l’acquisizione di social skills e riducendo i comportamenti problema
  • Utilizzare materiali multisensoriali e multidimensionali come video, disegni, fumetti, applicazioni, giochi, roleplay, pecs, agende e, se serve, avvalersi di sexs toys