Il sostegno può iniziare durante la gravidanza
Sostegno infermieristico all'allattamento
La gravidanza ad alta complessità può portare la donna e la famiglia a entrare in contatto con numerosi servizi: ambulatori specialistici, percorsi dedicati alle patologie croniche, ospedali pediatrici, TIN, Chirurgia Pediatrica e assistenza territoriale.
Questi incontri possono diventare occasioni per affrontare precocemente il tema dell’allattamento, esplorando aspettative e preoccupazioni e individuando eventuali bisogni educativi e assistenziali.
Il tema assume particolare rilevanza in presenza di cardiopatie congenite, fibrosi cistica, diabete preesistente o gestazionale, epilessia, talassemia, patologie reumatiche o problemi di salute mentale.
La presenza di una malattia cronica può infatti generare dubbi sulla compatibilità dei trattamenti con l’allattamento, sulle possibili complicanze o sulla capacità di sostenere nel tempo l’impegno richiesto.
Informazioni personalizzate e lavoro multiprofessionale
La complessità clinica richiede una presa in carico nella quale competenze infermieristiche, ostetriche, mediche e delle altre professioni coinvolte vengano integrate sulla base delle condizioni della madre e del bambino.
Il contributo infermieristico comprende l’individuazione dei bisogni, l’educazione, il raccordo con gli altri professionisti e la gestione delle condizioni materne che possono influenzare il percorso.
L’informazione deve essere personalizzata. Nelle donne con epilessia, per esempio, la letteratura citata nel documento indica che la maggior parte dei farmaci antiepilettici è compatibile con l’allattamento. In presenza di diabete, fibrosi cistica, patologie reumatiche o talassemia devono invece essere considerate anche le condizioni cliniche materne, l’equilibrio metabolico, l’affaticamento e la possibilità di riposo.
Particolare attenzione richiedono anche i problemi di salute mentale, per i quali il sostegno all’allattamento deve inserirsi in una valutazione individuale del rapporto tra benefici e rischi dei trattamenti farmacologici e nella continuità della presa in carico.
Se il neonato dovrà essere ricoverato
Il lavoro può iniziare ancora prima quando è prevedibile che il bambino, dopo la nascita, necessiterà di un ricovero in TIN o Chirurgia Pediatrica, per esempio per prematurità, malformazioni congenite o altre condizioni cliniche.
Un incontro prenatale con il reparto permette alla famiglia di conoscere anticipatamente l’ambiente nel quale verrà assistito il neonato, comprese incubatrici, monitor, sistemi di ventilazione e altre tecnologie.
Per gli infermieri rappresenta anche un'occasione per preparare la donna all’eventualità di una separazione temporanea dal bambino e fornire indicazioni sull’avvio e sul mantenimento della lattazione.
Tra gli aspetti affrontabili già prima della nascita rientrano il valore del colostro e del latte umano per il neonato critico, la spremitura manuale, l’utilizzo del tiralatte, la colostrum care, la Kangaroo Care e il contatto pelle a pelle.
La famiglia entra nel percorso assistenziale
Il coinvolgimento non riguarda soltanto la madre. Nei percorsi più complessi è importante comprendere quali risorse siano disponibili all’interno del nucleo familiare e quali persone possano rappresentare un sostegno durante la gravidanza e dopo la nascita.
Preparare la famiglia significa anche chiarire cosa potrà accadere nelle prime ore e nei primi giorni di vita del bambino, soprattutto quando è previsto un percorso assistenziale altamente specialistico.
L'obiettivo non è proporre un modello uguale per tutte le situazioni, ma mettere la donna nelle condizioni di compiere scelte informate sulla base delle proprie condizioni cliniche e di quelle del neonato.
Dall’ospedale al territorio
Il sostegno avviato in gravidanza deve trovare continuità dopo la dimissione. Consultori familiari, servizi territoriali, Case della Comunità e Infermieri di Famiglia e Comunità possono contribuire al raccordo con l'ospedale, in particolare nelle situazioni caratterizzate da maggiore fragilità clinica o sociale.
In questa prospettiva, il contributo infermieristico attraversa diversi setting assistenziali: dall'individuazione precoce delle difficoltà all'educazione, dalla preparazione all'eventuale separazione madre-neonato alla continuità delle cure dopo il rientro a domicilio.
Nei percorsi ad alta complessità, quindi, il sostegno all'allattamento non deve necessariamente attendere il parto. Preparare anticipatamente la donna e la famiglia può contribuire a evitare che dubbi, informazioni insufficienti o difficoltà di coordinamento tra professionisti diventino ulteriori ostacoli all’allattamento.
Contributo a cura della Commissione d’Albo Nazionale Infermieri Pediatrici.