L'impatto della formazione ECM sulla pratica clinica: cosa dicono le evidenze scientifiche?
Il programma nazionale di Educazione Continua in Medicina (ECM) accompagna l’aggiornamento e lo sviluppo delle competenze dei professionisti sanitari. AGENAS lo descrive come un processo attraverso cui mantenere conoscenze, abilità e attitudini adeguate ai bisogni dei pazienti e del Servizio sanitario2.
Per comprendere gli effetti della formazione è utile distinguere tre aspetti: ciò che il professionista apprende, quello che applica nel lavoro e gli eventuali risultati osservabili nell’assistenza.
Quali evidenze esistono sul programma ECM in Italia?
Una delle esperienze italiane documentate in letteratura è il programma ECCE, basato su casi clinici online e descritto da Moja e collaboratori su PLOS Medicine nel 2007. Nel primo anno aderirono volontariamente 19.340 medici; oltre il 90% di coloro che risposero alla valutazione giudicò i casi pertinenti e appropriati per la formazione3.
Lo studio descrive la partecipazione e l’esperienza degli utenti in uno specifico programma nazionale di formazione a distanza. Non misura direttamente un cambiamento nei comportamenti clinici o negli esiti dei pazienti.
Un’indagine pubblicata nel 2014 da Coniglio, Calvo e Marranzano ha raccolto le opinioni di 205 medici di diverse specialità a Catania. Quasi il 65% dei rispondenti esprimeva un giudizio complessivamente favorevole sui corsi ECM frequentati4. Anche questo risultato riguarda la percezione dei partecipanti, non l’efficacia clinica misurata.
Queste ricerche documentano aspetti specifici del sistema italiano. Per valutare gli effetti della formazione sulla pratica assistenziale occorre considerare anche studi che abbiano osservato comportamenti professionali ed esiti di salute.
Gli eventi formativi possono modificare la pratica clinica?
Una revisione Cochrane del 2021 ha analizzato l’effetto di incontri formativi e workshop, svolti singolarmente o come componente principale di interventi più articolati. I 215 studi inclusi nella revisione non hanno contribuito tutti alle stesse analisi: ciascun risultato riguarda i confronti per i quali erano disponibili dati adeguati1.
Per l’aderenza alle pratiche raccomandate, l’analisi principale di 65 confronti, relativi a 7.868 professionisti, ha stimato una differenza assoluta del 6,79% a favore della formazione rispetto all’assenza di intervento. La mediana degli effetti era pari a 4 punti percentuali1.
Per gli esiti dicotomici dei pazienti, l’analisi principale di 14 confronti, condotti in studi che coinvolgevano 2.530 professionisti, ha rilevato una differenza assoluta aggiustata di 3,30 punti percentuali e una mediana di 0,10 punti. La certezza delle evidenze per questi confronti è stata giudicata moderata1.
In sintesi, gli interventi esaminati possono migliorare la pratica professionale e, in misura generalmente minore, alcuni esiti assistenziali. L’entità del risultato varia tra studi e indicatori: non rappresenta una stima dell’efficacia complessiva del programma ECM italiano.
Che cosa favorisce il trasferimento delle competenze
Acquisire una conoscenza durante un corso non coincide necessariamente con la sua applicazione nel lavoro. Questo passaggio è definito training transfer: il trasferimento e il mantenimento di conoscenze e abilità nel contesto professionale.
Una meta-analisi di Blume e collaboratori, basata su 89 studi empirici, ha individuato associazioni tra trasferimento dell’apprendimento e fattori quali motivazione, capacità cognitive e supporto dell’ambiente lavorativo5. Lo studio riguarda diversi settori professionali, non esclusivamente quello sanitario.
In assistenza, il concetto aiuta a distinguere la comprensione di una procedura dalla sua esecuzione. È una distinzione utile anche nella scelta degli strumenti con cui valutare un intervento formativo.
La ricerca sulla formazione infermieristica
Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 da Aleo e collaboratori ha esaminato 155 studi sullo sviluppo professionale continuo nelle strutture residenziali di assistenza a lungo termine, con oltre 17.000 partecipanti, prevalentemente infermieri6.
Gli studi hanno considerato differenti dimensioni: 57 hanno valutato le conoscenze del personale, 35 le competenze e le abilità, 45 gli esiti degli assistiti. In 64 studi è stato esaminato il mantenimento degli effetti nel tempo6. Questi numeri indicano quali aspetti sono stati misurati, non quanti interventi siano risultati efficaci.
Tra i fattori che possono facilitare lo sviluppo professionale continuo, la revisione segnala l’organizzazione delle attività formative, un ambiente favorevole all’apprendimento e il supporto manageriale. Le conclusioni riguardano specificamente le strutture residenziali e vanno interpretate alla luce di tale contesto6.
Come vengono misurati gli effetti della formazione continua?
| Cosa si vuole valutare | Livello | Strumento |
|---|---|---|
| Conoscenze acquisite | Ciò che il professionista apprende | Test |
| Aderenza a una procedura | Ciò che applica nel lavoro | Osservazione o audit clinico |
| Esiti dei pazienti | Risultati osservabili nell’assistenza | Indicatori assistenziali, tenendo conto dei fattori che li influenzano |
Il momento della rilevazione è importante: una misurazione immediata descrive alcuni risultati dell’apprendimento; una valutazione successiva può fornire indicazioni sul trasferimento delle competenze nella pratica lavorativa.
Conclusioni dalle evidenze disponibili
La letteratura documenta che gli interventi di formazione continua possono contribuire a migliorare i comportamenti professionali e alcuni esiti assistenziali, con effetti di entità variabile. Gli studi italiani citati descrivono esperienze e percezioni dei partecipanti; le revisioni internazionali consentono di approfondire il trasferimento delle competenze e gli effetti osservati nella pratica1-3,6.
Conoscenze, comportamenti ed esiti clinici sono risultati distinti. Considerarli separatamente permette di leggere con maggiore precisione ciò che le ricerche dimostrano e di collocare ogni evidenza nel contesto formativo in cui è stata prodotta.
Fonti
- Forsetlund L, O’Brien MA, Forsén L, Mwai L, Reinar LM, Okwen MP, et al. Continuing education meetings and workshops: effects on professional practice and healthcare outcomes. Cochrane Database Syst Rev. 2021;9(9):CD003030. doi:10.1002/14651858.CD003030.pub3.
- Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Cos’è l’ECM [Internet]. Roma: AGENAS; 2023 [citato 11 ottobre 2026]. Disponibile su: https://ecm.agenas.it/contenuti/cose-lecm
- Moja L, Moschetti I, Liberati A, Manfrini R, Deligant C, Satolli R, et al. Using Clinical Evidence in a national continuing medical education program in Italy. PLoS Med. 2007;4(5):e113. doi:10.1371/journal.pmed.0040113.
- Coniglio AM, Calvo C, Marranzano M. Utilità e qualità dei programmi di Educazione Continua in Medicina (E.C.M.): il punto di vista dei medici. Ig Sanita Pubbl. 2014;70(3):305-312. PMID:25194121.
- Blume BD, Ford JK, Baldwin TT, Huang JL. Transfer of training: a meta-analytic review. J Manage. 2010;36(4):1065-1105. doi:10.1177/0149206309352880.
- Aleo G, Pagnucci N, Walsh N, Watson R, Lang D, Kearns T, et al. The effectiveness of continuing professional development for the residential long-term care workforce: a systematic review. Nurse Educ Today. 2024;137:106161. doi:10.1016/j.nedt.2024.106161.