Sanità, Rapporto GIMBE: un infermiere su cinque non lavora nel SSN

Scritto il 08/10/2026
da Redazione

Il Servizio sanitario nazionale continua a garantire buoni esiti di salute, ma incontra difficoltà crescenti nell’assicurare un accesso equo e tempestivo alle cure. È il quadro tracciato dal 9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato il 7 ottobre 2026 alla Camera dei Deputati. Finanziamento, personale, rinuncia alle prestazioni e differenze territoriali sono tra i principali nodi individuati. Per gli infermieri emerge un dato significativo: l’Italia dispone di 6,9 professionisti ogni 1.000 abitanti, contro una media OCSE di 9,7, mentre quasi un infermiere su cinque non lavora nel SSN.

Un infermiere su cinque fuori dal SSN

Nino Cartabellotta, presidente Gimbe

Secondo i dati riportati da GIMBE, l’Italia conta 407.750 infermieri nel perimetro considerato dall’OCSE. La disponibilità per abitante è inferiore del 29% alla media OCSE e almeno 79.926 professionisti, pari al 19,6%, non lavorano nel Servizio sanitario nazionale.

Considerando esclusivamente i dipendenti del SSN, nel 2024 gli infermieri sono 279.990, pari a 4,75 ogni 1.000 abitanti. Il dato varia sensibilmente tra le Regioni, dai 3,75 della Lombardia ai 6,78 della Liguria.

A pesare sono anche formazione e retribuzioni. In Italia si registrano 19,5 laureati in infermieristica ogni 100.000 abitanti, contro 43,6 della media OCSE. Le retribuzioni degli infermieri ospedalieri risultano inoltre inferiori del 27% rispetto alla media OCSE a parità di potere d’acquisto.

Lo squilibrio emerge anche nel rapporto tra professioni: l’Italia conta 1,2 infermieri per medico, la metà della media OCSE di 2,4.

Personale, 36,8 miliardi in meno rispetto al 2012

Nel 2025 la spesa per il personale dipendente e convenzionato ammonta a 52,2 miliardi di euro, ma la sua incidenza sulla spesa sanitaria pubblica è scesa dal 39,7% del 2012 al 36,9%.

GIMBE calcola che, se quella quota fosse rimasta invariata, tra il 2012 e il 2025 sarebbero stati destinati al personale 36,8 miliardi di euro in più.

Non si tratta di un taglio nominale, ma della differenza cumulativa rispetto a uno scenario ipotetico nel quale la quota della spesa sanitaria destinata al personale fosse rimasta ai livelli del 2012.

Finanziamento, il peso sul PIL non cresce

Tra il 2023 e il 2026 il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato nominalmente di 17,5 miliardi, passando dai 125,4 miliardi del 2022 ai 142,9 miliardi del 2026.

GIMBE evidenzia però che la quota rispetto al PIL è rimasta intorno al 6%, rispetto al 6,27% del 2022. Da qui la stima di 18,8 miliardi di “tagli invisibili”: risorse che, secondo la Fondazione, sarebbero state disponibili mantenendo costante il rapporto tra Fondo sanitario e PIL del 2022.

Per il triennio 2027-2029 viene inoltre stimato un divario cumulativo di 32,3 miliardi tra le previsioni di spesa sanitaria e l’entità del Fondo Sanitario Nazionale.

Quasi 6 milioni rinunciano a visite ed esami

Nel 2025 la spesa sanitaria complessiva raggiunge 190,1 miliardi di euro: 140,8 miliardi di spesa pubblica, 42,4 miliardi direttamente a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti.

Sul fronte dell’accessibilità, nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato ad almeno una visita o un esame, rispetto al 7,6% dell’anno precedente.

Circa 4 milioni hanno indicato tra le cause i lunghi tempi di attesa e 3,1 milioni motivazioni economiche. Le due ragioni potevano essere indicate contemporaneamente.

Anche i divari territoriali restano rilevanti. Nel 2024 risultano adempienti ai LEA 18 Regioni e Province autonome su 21, contro 13 nel 2023, mentre la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto nel 2023 5,15 miliardi di euro, il valore più elevato dal 2010.

PNRR, ora bisogna misurare l’impatto

Il Rapporto dedica spazio anche alla Missione 6 Salute del PNRR. I nove target e la milestone dell’ultima richiesta di pagamento risultano dichiarati raggiunti e rendicontati dal Governo, con la validazione europea ancora in corso.

Secondo il monitoraggio indipendente di GIMBE, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili solo tre obiettivi risultano integralmente verificabili, mentre per gli altri mancano evidenze sufficientemente dettagliate. La Fondazione precisa che questo non significa che i target non siano stati raggiunti.

Conclusa la fase di rendicontazione, la questione sarà verificare se strutture, tecnologie e servizi finanziati siano realmente operativi, dispongano di personale sufficiente e producano miglioramenti nell’accesso e negli esiti di salute.

Per gli infermieri il quadro mette insieme più criticità: dotazione inferiore alla media OCSE, pochi laureati, retribuzioni più basse e difficoltà del SSN nell’attrarre e trattenere professionisti. Un problema che rende le politiche sul personale uno dei passaggi centrali per la tenuta futura del servizio sanitario pubblico.

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