Infermieri, il PAI entra nella cartella clinica elettronica
Cos'è il Professional Assessment Instrument e come funziona
Il PAI guida l'infermiere nell'accertamento, propone le diagnosi infermieristiche più coerenti con i dati raccolti e i relativi interventi, e salva un set minimo di dati assistenziali. La versione adottata dal Lazio usa la tassonomia NANDA-I, la classificazione delle diagnosi infermieristiche più diffusa al mondo, già al centro di altri progetti di digitalizzazione nelle aziende italiane (come nell'Asl Toscana Sud Est).
Lo strumento nasce dalla ricerca del Centro di eccellenza dell'OPI di Roma, con un gruppo dell'Università di Roma Tor Vergata. Gli studi condotti sui dati del PAI in un ospedale universitario hanno collegato le diagnosi infermieristiche alla durata della degenza e alla mortalità (1). Attenzione alla sigla: in reparto PAI indica di solito il piano assistenziale individualizzato. Qui è il nome del software che aiuta a costruirlo.
Cosa cambia per gli infermieri del Lazio con il PAI in cartella?
Finora i sistemi informativi sanitari hanno registrato poco del lavoro infermieristico: i flussi ragionano su diagnosi mediche e prestazioni. Con il PAI in cartella, valutazione, diagnosi e interventi dell'infermiere diventano dati confrontabili tra reparti e aziende. La Regione li userà per il governo clinico, la valutazione degli esiti e la programmazione sanitaria.
La riunione di oggi ha messo a punto la macchina formativa. Al tavolo sedevano il direttore della Direzione regionale Salute e Integrazione sociosanitaria, Andrea Urbani, la dirigente dell'area Innovazione e ICT, Annalisa Bononati, e il presidente dell'OPI di Roma, Maurizio Zega. L'Ordine fornirà docenti e know-how.
Per chi lavora in corsia il cambio tocca un obbligo già scritto. L'articolo 36 del Codice deontologico 2025 rende l'infermiere responsabile di una documentazione clinica accurata, completa e veritiera; l'articolo 31 gli chiede di tenere la persona assistita al centro quando entra una nuova tecnologia (2).
Cosa hanno dichiarato l'OPI di Roma e la Regione Lazio
«Le terminologie infermieristiche standardizzate rendono la documentazione assistenziale uniforme, confrontabile e utilizzabile», ha dichiarato Zega. «Integrando il PAI nella cartella clinica elettronica regionale si favoriscono una valutazione strutturata e decisioni cliniche supportate da evidenze. Infine, i dati infermieristici vengono utilizzati per la governance clinica, la valutazione degli esiti e la programmazione sanitaria. È questo il contributo del Coordinamento degli Ordini degli infermieri del Lazio alla salute pubblica nella nostra Regione» (3).
Per Urbani la cartella clinica elettronica regionale segna «un percorso di evoluzione del nostro modello clinico-assistenziale». L'integrazione del PAI, ha spiegato, «porta all'interno della cartella elettronica anche la dimensione infermieristica dell'assistenza» e punta a «percorsi assistenziali più omogenei, tracciabili e sicuri in tutte le aziende sanitarie del Lazio».
Fonti
- CECRI, Centro di eccellenza per la ricerca e la cultura infermieristica, OPI Roma. PAI (Professional Assessment Instrument) nelle RSA [Internet]. Roma: OPI Roma; [citato 22 set 2026].
- Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche. Codice deontologico delle professioni infermieristiche [Internet]. Roma: FNOPI; 2025 [citato 22 set 2026].
- Coordinamento degli Ordini delle professioni infermieristiche del Lazio. L'attività infermieristica esce dal buio ed entra nella cartella clinica elettronica. Comunicato stampa; Roma, 22 set 2026.
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