Le linee di indirizzo Agenas sulle équipe delle Case della Comunità e la preintesa del Ccnl Sanità 2025-2027, entrambe di fine luglio 2026, lasciano l'infermiere di famiglia e comunità senza un profilo definito. Il fabbisogno fissato dal Dm 77/2022 è di 19.657 professionisti: in servizio ne risultano meno di duemila.
Servono 19mila infermieri di famiglia, ma il profilo è ancora indefinito
Due atti di luglio, nessuna definizione
Il 28 luglio 2026 Agenas ha pubblicato le linee di indirizzo tecniche sulle équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità, raccolte nel Quaderno di Monitor di luglio e frutto di una consultazione pubblica che in aprile aveva raccolto oltre 760 contributi. Il giorno dopo, all'Aran, i sindacati hanno siglato la preintesa del contratto del comparto sanità 2025-2027. Nessuno dei due documenti definisce che cosa faccia, dove stia e come venga inquadrato l'infermiere di famiglia e comunità (IFeC). Una vicenda che va avanti da sei anni senza approdare a un identikit professionale. Il documento Agenas elenca 14 figure che possono comporre l'équipe della Casa della Comunità e descrive l'IFeC come un infermiere con formazione specifica in assistenza territoriale, educazione sanitaria e gestione della cronicità, con il master di primo livello indicato come via preferenziale. La collocazione, però, pesa più della descrizione: nel nucleo stabile dell'équipe Agenas mette il medico di assistenza primaria o il pediatra, l'infermiere, l'assistente sociale e il personale amministrativo. L'infermiere di famiglia e comunità compare nell'équipe allargata, quella che si attiva secondo i bisogni, insieme a specialisti, psicologi, farmacisti, ostetriche e professionisti della riabilitazione.Il contratto valorizza gli incarichi, non la figura
La preintesa del 29 luglio costruisce un sistema di incarichi articolato su tre livelli: incarico di posizione riservato all'area di elevata qualificazione, con un valore che può arrivare a 20mila euro lordi annui; incarichi di funzione organizzativa fino a 13.500 euro; incarichi di funzione professionale, con una fascia base tra 1.000 e 3.500 euro. Per l'IFeC non è previsto un inquadramento a sé. Nursing Up chiedeva altro. Il 15 giugno il segretario Antonio De Palma aveva sollecitato un riconoscimento contrattuale distinto, con accesso all'area di elevata qualificazione per chi possiede il master e uno sbocco dirigenziale per la laurea magistrale. “Continuare a considerare questi professionisti infermieri generici con incarichi rappresenta un errore strategico che rischia di indebolire la riforma territoriale”, la sua posizione. Chi oggi lavora sul territorio dopo un master resta un infermiere del comparto al quale l'azienda può attribuire un incarico, e la scelta cambia da regione a regione.Il divario tra fabbisogno e organici
Il Dm 77/2022 fissa lo standard di un infermiere di famiglia e comunità ogni 3.000 abitanti, da cui deriva un fabbisogno nazionale di 19.657 professionisti, di cui 11.433 destinati alle Case della Comunità. La stessa Fnopi arriva a una stima di circa 20mila unità, calcolata anche sul rapporto di un infermiere ogni 500 assistiti che necessitano di continuità assistenziale. I numeri reali sono lontani. I dati del ministero della Salute riferiti a fine 2022 contavano 1.464 IFeC, che salgono a circa 1.920 includendo il personale a ore nelle Case della Comunità. Sulle sole strutture territoriali il divario supera le 9.500 unità. La Lombardia, con oltre mille professionisti e bandi dedicati, resta il caso più avanzato.Le case ci sono, i servizi meno
Il 30 giugno 2026 l'Italia ha centrato il target europeo delle 1.038 Case della Comunità aperte, con stime ministeriali che superano le 1.200 strutture. “Questo Paese, quando è determinato, sa fare squadra e raggiungere gli obiettivi”, ha commentato il ministro della Salute Orazio Schillaci. L'ultimo monitoraggio Agenas, relativo al secondo semestre 2025 e diffuso il 25 marzo, misura però quanto sia distante l'apertura dal funzionamento: 781 Case della Comunità avevano almeno un servizio attivo, il 45% delle 1.715 programmate, e solo 66 offrivano tutti i servizi obbligatori con presenza medica e infermieristica sulle 24 ore. Meno del 4%. Altre 219 avevano i servizi ma non il personale.Che cosa aspettarsi ora
La preintesa deve passare dal vaglio degli organi di controllo e dalla firma definitiva prima di produrre effetti. Le linee di indirizzo Agenas, come i documenti tecnici dell'Agenzia, non vincolano le Regioni, che continuano a regolare con propri atti reclutamento, formazione richiesta e mansioni dell'IFeC. Per gli infermieri che hanno investito su un master la conseguenza pratica è che il titolo apre porte diverse a seconda del territorio. Restano aperte due questioni: quale formazione dia titolo alla funzione, tra master di primo livello e laurea magistrale, e quale posto spetti all'IFeC dentro l'équipe della Casa della Comunità, se stabile o a chiamata. Finché la risposta non arriva, il fabbisogno da 19mila professionisti resta un numero senza un mestiere definito dietro.Fonti
- Agenas. Le équipe multiprofessionali e multidisciplinari nelle Case della Comunità. Linee di indirizzo, Quaderno di Monitor [Internet]. Roma: Agenas; luglio 2026 [consultato il 26 agosto 2026]. Disponibile su: https://www.agenas.gov.it
- Ministero della Salute. Decreto ministeriale 23 maggio 2022, n. 77. Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell'assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale. Gazzetta Ufficiale n. 144 del 22 giugno 2022.
- Aran. Ipotesi di Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanità 2025-2027, sottoscritta il 29 luglio 2026 [consultato il 26 agosto 2026]. Disponibile su: https://www.aranagenzia.it
- Agenas. Monitoraggio dell'attuazione del Dm 77/2022, II semestre 2025 [Internet]. Roma: Agenas; 25 marzo 2026 [consultato il 26 agosto 2026]. Disponibile su: https://www.agenas.gov.it
- Ministero della Salute. Case della Comunità, raggiunto il target Pnrr di 1.038 strutture. 30 giugno 2026.