Infermiere fuori servizio salva un bagnante colto da malore in mare
Scritto il 11/08/2026
da Redazione
Un uomo colto da malore mentre faceva il bagno sulla spiaggia libera davanti al lido Tiffany, a Catanzaro, è stato tratto in salvo da un infermiere fuori servizio e da due bagnanti. Il fatto è avvenuto lunedì 10 agosto. Portato a riva, l’uomo ha ricevuto le prime manovre di soccorso ed è stato monitorato nei parametri vitali fino all’arrivo dell’ambulanza del 118, che lo ha trasportato all’ospedale Pugliese di Catanzaro.
Infermiere fuori servizio salva un bagnante colto da malore in mare
Cosa è successo sulla spiaggia di Catanzaro
Secondo la ricostruzione della cronaca locale, alcuni bagnanti si sono accorti che un uomo in acqua era in difficoltà e hanno dato l’allarme. Un infermiere che si trovava sulla spiaggia da semplice bagnante è entrato in mare insieme ad altre due persone e ha raggiunto l’uomo, portandolo a riva.
Sulla battigia l’infermiere lo ha posizionato, ne ha valutato le condizioni e ha sorvegliato i parametri vitali nei minuti che precedono sempre l’arrivo dei soccorsi organizzati. Sul posto sono poi intervenuti il personale del 118 e la Guardia Costiera, che ha messo in sicurezza il tratto di spiaggia. L’uomo è stato trasferito all’ospedale di Catanzaro. Nessuna vittima.
QUanto pesano gli annegamenti in Italia
L’episodio si colloca in una casistica tutt’altro che marginale. Il comunicato dell’Istituto superiore di sanità del 23 luglio 2026, diffuso per la Giornata mondiale per la prevenzione degli annegamenti, conta oltre 600 decessi per annegamento in Italia nel biennio 2024-2025, quindi circa 300 l’anno.
Il profilo delle vittime aiuta a capire dove intervenire: l’80,7% sono uomini, circa il 30% ha 65 anni o più e un altro 23% rientra nella fascia 0-24 anni. Quanto ai luoghi, l’ISS registra 281 casi in mare, 277 in acque interne e 37 in piscina. Nel mondo l’Organizzazione mondiale della sanità stima oltre 300mila decessi ogni anno, circa 30 ogni ora.
Cosa significa per chi soccorre
Nell’annegamento l’arresto cardiaco è di origine ipossica, non aritmica. Per questo le linee guida ERC 2025 sulle circostanze speciali invertono l’ordine rispetto al BLS classico e raccomandano di iniziare la rianimazione con 5 ventilazioni, somministrando ossigeno al 100% quando disponibile, per poi proseguire con il rapporto standard 30:2. Nella ventilazione con pallone-maschera va mantenuta una pressione contenuta per limitare l’insufflazione gastrica.
Le stesse raccomandazioni ricordano che l’immobilizzazione spinale in acqua non deve ritardare l’estrazione della vittima quando serve rianimare, e che il soccorritore deve entrare in acqua solo con tecniche e mezzi adeguati alle proprie competenze. È il punto su cui l’episodio di Catanzaro rischia di essere letto male: il salvataggio in acqua da parte di personale non addestrato è la prima causa di doppia vittima.
L’infermiere fuori servizio: cosa dicono legge e codice deontologico
Il camice smesso non sospende l’obbligo di soccorrere. L’articolo 593 del Codice penale punisce l’omissione di soccorso per chiunque, non solo per i sanitari, quando ci si imbatte in una persona ferita o in pericolo e non si avvisa l’autorità. L’articolo 18 del Codice deontologico delle Professioni infermieristiche è più esplicito: in situazioni di emergenza-urgenza l’infermiere presta soccorso e si attiva per garantire l’assistenza necessaria.
Fuori dal servizio, però, l’infermiere lavora senza presidi, senza équipe e senza monitor. Il perimetro ragionevole è quello del primo soccorso: allertare il 118, valutare coscienza e respiro, avviare le manovre rianimatorie se indicate, reperire un defibrillatore se presente sulla spiaggia, proteggere la vittima e passare le consegne al personale in arrivo. È esattamente quello che risulta essere accaduto a Catanzaro.
Fonti
Istituto Superiore di Sanità. Annegamenti: nel mondo oltre 300mila decessi l’anno, 300 in Italia. Comunicato stampa, 23 luglio 2026.
Resuscitation Council UK / European Resuscitation Council. Special circumstances Guidelines 2025.
FNOPI. Codice deontologico delle Professioni infermieristiche, art. 18.