Housing sanitario in Veneto, alloggi calmierati per infermieri e medici

Scritto il 20/07/2026
da Redazione

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la nuova legge sull’housing sociale, che punta a recuperare immobili pubblici sfitti e a favorire l’accesso ad alloggi a canone sostenibile anche per medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Il provvedimento, approvato con 28 voti favorevoli e 11 astensioni, prevede circa 50 milioni di euro derivanti dalla riprogrammazione delle risorse Fesr 2021-2027. L’obiettivo è duplice: rispondere al disagio abitativo e rendere più attrattive le strutture sanitarie e socio-sanitarie nei territori dove gli elevati costi degli affitti possono scoraggiare i professionisti dall’accettare un incarico.

Alloggi per il personale sanitario

La legge consente di recuperare e riqualificare immobili pubblici sfitti o inutilizzati, destinandoli temporaneamente a progetti di housing sociale. Tra i destinatari prioritari figurano gli operatori del sistema sanitario e socio-sanitario che lavorano nelle aziende ed enti del Servizio sanitario regionale e nelle Ipab.

Gli interventi avranno una durata massima di cinque anni, al termine dei quali gli alloggi interessati torneranno alla loro originaria destinazione di edilizia residenziale pubblica. I criteri economici e i requisiti di accesso saranno definiti dalla Giunta regionale.

La misura punta in particolare a sostenere chi non possiede i requisiti per accedere alle case popolari ma, allo stesso tempo, fatica a sostenere i prezzi del mercato immobiliare privato.

Una leva per attrarre infermieri e professionisti

Per il sistema sanitario, la disponibilità di alloggi a canone calmierato può diventare uno strumento aggiuntivo per favorire il reclutamento e la permanenza del personale.

Il problema riguarda soprattutto i professionisti neoassunti e chi deve trasferirsi per lavoro in città o località turistiche caratterizzate da affitti elevati. In questi territori il costo dell’abitazione può incidere sulla decisione di accettare un incarico in ospedale, nelle strutture territoriali o nelle case di riposo.

L’housing sanitario non risolve le criticità strutturali legate alla carenza di personale, alle retribuzioni e alle condizioni di lavoro, ma può rappresentare una misura di welfare complementare per aumentare l’attrattività delle sedi più difficili da coprire.

Le critiche e i prossimi passaggi

Il provvedimento ha suscitato anche critiche politiche. Le opposizioni hanno evidenziato la necessità di interventi più strutturali sull’emergenza abitativa, richiamando la presenza di circa 13.000 famiglie in attesa di un alloggio e di 7.834 case popolari sfitte nel 2025, pari al 23,43% del patrimonio regionale secondo i dati citati nel dibattito.

La fase decisiva sarà ora quella dell’attuazione. Comuni, Ater, Ipab e Ulss potranno essere coinvolti nei progetti di housing sociale attraverso il patrimonio immobiliare disponibile.

Per infermieri, medici e operatori socio-sanitari l’impatto concreto dipenderà dal numero di alloggi effettivamente recuperati, dalla loro distribuzione sul territorio e dai criteri di assegnazione. La sfida sarà trasformare le risorse disponibili in uno strumento capace di sostenere realmente il personale e migliorare l’attrattività delle strutture sanitarie venete.