IA generativa, nel 2026 la usa già un infermiere su tre

Scritto il 15/07/2026
da Federica Magni

Nel 2026 il 37% degli infermieri italiani ha usato l'intelligenza artificiale generativa almeno una volta, quasi il doppio rispetto al 19% del 2025. Lo rivela l'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano: l'adozione corre, ma la formazione specifica resta indietro.

Il sorpasso in un anno

Il 37% degli infermieri italiani ha utilizzato l'intelligenza artificiale generativa (GenAI) nell'ultimo anno, con un incremento di 18 punti percentuali rispetto al 19% rilevato nel 2025 (1-3). È uno dei dati principali della ricerca 2026 dell'Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata il 26 maggio a Milano durante il convegno "Consolidare il futuro: la Sanità tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell'AI" (1).

Tra i medici la crescita è ancora più marcata: gli specialisti sono passati dal 26% al 61% (+35 punti) e i medici di medicina generale dal 46% al 61% (+15 punti) (1,2). Il divario tra infermieri e medici resta quindi ampio, ma la traiettoria di crescita della professione infermieristica è la più rapida in proporzione.

Piattaforme generiche, non pensate per la clinica

Il dato più critico riguarda il tipo di strumenti utilizzati: quasi sempre si tratta di piattaforme generaliste, non progettate per l'uso sanitario, adottate individualmente e al di fuori di qualsiasi perimetro governato dalle aziende sanitarie (1,2).

A livello aziendale, le soluzioni di intelligenza artificiale a supporto della diagnosi sono presenti solo nell'11% delle strutture: l'adozione, insomma, cresce dal basso, spinta dall'iniziativa dei singoli professionisti più che da progetti organizzativi strutturati (1).

Il nodo formazione e responsabilità

Il 36% degli infermieri considera critico il tema del quadro regolatorio e della responsabilità professionale legato all'uso della GenAI, contro il 63% dei medici specialisti e il 65% dei medici di medicina generale (1,3).

I professionisti hanno colto le opportunità offerte dall'AI Generativa, ma questa propensione deve ora essere indirizzata verso soluzioni dedicate all'ambito sanitario, ha dichiarato Deborah De Cesare, direttrice dell'Osservatorio Sanità Digitale (1).

Sul fronte delle competenze, i dati più dettagliati raccolti dall'Osservatorio riguardano i medici specialisti: solo il 2% mostra un livello buono o ottimo su tutte le aree di competenza legate all'AI (conoscenze di base, capacità pratiche, comportamenti etico-deontologici, gestione del cambiamento) e appena un terzo ha partecipato a un percorso di formazione dedicato (1,3).

L'Osservatorio non ha diffuso una scomposizione altrettanto dettagliata per gli infermieri, ma il messaggio di fondo - l'adozione corre più veloce delle competenze - vale per l'intero sistema (1).

Cosa dice il Codice deontologico

Sul piano professionale, il Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche, in vigore dal 22 marzo 2025, dedica all'uso delle nuove tecnologie l'articolo 31: l'infermiere è chiamato a impegnarsi affinché l'introduzione di strumenti digitali, compresa l'intelligenza artificiale, non comprometta l'equità di accesso alle cure e mantenga la persona assistita al centro del percorso (4).

Un principio che si lega direttamente al tema della responsabilità professionale segnalato dalla ricerca del Politecnico.

Cosa serve adesso

Per Emanuele Lettieri, responsabile scientifico dell'Osservatorio, l'adozione dell'IA sta avanzando più rapidamente delle competenze necessarie a garantirne un uso responsabile, efficace e sostenibile: è fondamentale intervenire congiuntamente su formazione, sviluppo delle soluzioni e quadro regolatorio” (1).

Per la professione infermieristica, i dati del 2026 restituiscono un quadro chiaro: la GenAI è già entrata nella pratica quotidiana di un infermiere su tre, ma senza una strategia di formazione e governance il rischio è che resti uno strumento personale e non verificato, invece di diventare un alleato riconosciuto della pratica assistenziale.