Infermieri insufficienti e sempre più anziani, il Servizio sanitario affronta una sfida strutturale

Scritto il 08/07/2026
da Redazione

L'invecchiamento della popolazione aumenta il fabbisogno di assistenza, ma il Servizio sanitario nazionale rischia di affrontare questa sfida con un numero di infermieri insufficiente e una forza lavoro sempre più anziana. È uno dei messaggi più significativi emersi dall'audizione dell'Istituto Nazionale di Statistica davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'attuazione dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). Il documento evidenzia come la questione non riguardi soltanto l'attuale disponibilità di professionisti, ma soprattutto la capacità del sistema di garantire un ricambio generazionale adeguato in un contesto caratterizzato dall'aumento delle patologie croniche, dalla crescita degli anziani fragili e dall'espansione dell'assistenza territoriale prevista dal DM 77. Secondo l'ISTAT, proprio la disponibilità di medici e infermieri rappresenta una delle principali criticità per la tenuta futura del Servizio sanitario nazionale.

Il problema è la distribuzione e il ricambio di infermieri

Nel 2024 gli infermieri attivi in Italia sono quasi 412 mila, pari a circa 7 professionisti ogni mille residenti e a un rapporto di 1,4 infermieri per ogni medico. Si tratta di un dato sostanzialmente stabile rispetto all'anno precedente, che tuttavia non fotografa le difficoltà strutturali evidenziate dall'ISTAT.

Il numero complessivo, infatti, non restituisce le profonde differenze presenti sul territorio nazionale. Analizzando gli infermieri impiegati nel settore dell'assistenza sanitaria, emergono squilibri significativi: la dotazione supera i 7 infermieri ogni mille abitanti nelle Province autonome di Bolzano e Trento, in Liguria, Emilia-Romagna e Lazio, mentre scende fino a 5 ogni mille residenti in Campania e Calabria e a 5,2 in Sicilia.

Queste differenze assumono un significato rilevante dal punto di vista organizzativo. Le regioni con la minore disponibilità di personale sono spesso le stesse che registrano maggiori bisogni assistenziali, elevata prevalenza di patologie croniche e maggiore mobilità sanitaria verso altre aree del Paese.

Il ricambio generazionale non tiene il passo

Secondo l'ISTAT, il problema non deriva esclusivamente dall'invecchiamento della professione.

L'Istituto richiama infatti un'altra criticità: il ricambio generazionale procede troppo lentamente. Pur essendo aumentata negli ultimi anni l'offerta formativa universitaria, numerosi posti disponibili nei corsi di laurea in Infermieristica continuano a rimanere scoperti, limitando l'ingresso di nuovi professionisti nel sistema sanitario.

Si tratta di un fenomeno che rischia di produrre effetti di lungo periodo. Se il numero di nuovi laureati non sarà sufficiente a compensare i pensionamenti, il Servizio sanitario potrebbe trovarsi ad affrontare una progressiva riduzione della propria capacità assistenziale proprio mentre aumenta la domanda di cure.

Le implicazioni per l'organizzazione del Servizio sanitario

Dal punto di vista organizzativo, il quadro delineato dall'ISTAT evidenzia una criticità che va oltre la semplice carenza numerica di personale.

Una forza lavoro progressivamente più anziana, associata a un ricambio insufficiente, rischia infatti di aumentare il carico assistenziale sui professionisti già in servizio, rendere più difficile garantire gli standard assistenziali e rallentare l'attuazione delle riforme previste dal PNRR e dal DM 77.

Le conseguenze potrebbero riflettersi anche sulla capacità del sistema di assicurare una presa in carico tempestiva delle persone con bisogni complessi, contribuendo ad accentuare le differenze già esistenti tra le diverse aree del Paese.

Per gli infermieri il messaggio contenuto nell'audizione dell'ISTAT è chiaro: la sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale dipenderà sempre più dalla capacità di valorizzare e rafforzare la professione.

Il documento mette in relazione la disponibilità di personale con l'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle malattie croniche e la trasformazione dell'assistenza territoriale. Si tratta di processi destinati a richiedere un numero crescente di professionisti competenti, in grado di operare in équipe multidisciplinari e di garantire continuità assistenziale nei diversi setting di cura.

Più che fotografare una carenza contingente, l'ISTAT descrive una vulnerabilità strutturale del sistema sanitario italiano. La combinazione tra pensionamenti imminenti, difficoltà nel reclutamento di nuovi infermieri e crescita dei bisogni assistenziali rischia di compromettere la capacità del SSN di rispondere alle esigenze della popolazione nei prossimi anni.

Per questo motivo il tema non riguarda esclusivamente la disponibilità di personale, ma investe la programmazione sanitaria, le politiche formative e l'organizzazione dei servizi. La sfida sarà garantire un ricambio generazionale adeguato prima che l'uscita di migliaia di professionisti renda ancora più difficile assicurare un'assistenza equa e uniforme sull'intero territorio nazionale.